Contenuto principale

Governo poco attento al Sud

Da “la Repubblica” di domenica 18 dicembre 2011

Di Giuseppe Ossorio

Il “Piano d’azione e coesione” è stato presentato dal Presidente del consiglio, Mario Monti, e dal ministro Fabrizio Barca ai presidenti delle regioni meridionali. Se volessimo contare i tanti piani annunciati e le tante banche per il sud proclamate dovremmo stare tranquilli. Il punto è che, finora, sono state solo fumosità. Siccome siamo degli inguaribili ottimisti vogliamo crederci.
Il “Piano” è stato comunicato da un governo sul quale c’è ancora grande attesa, non solo per il controllo della spesa pubblica ma anche per l’apertura del capitolo della crescita economica. Le regioni del Sud sono totalmente scomparse dall’agenda dei governi da almeno un trentennio.
Il presidente Monti, nella recente esposizione del suo programma al Parlamento, sul Mezzogiorno è stato molto sobrio, per usare un eufemismo. Ci aspettavamo una chiara vocazione meridionalista del nuovo Governo. Pensavamo che l’uscita della Lega nord dal governo e dalla maggioranza almeno poteva preludere a maggiori e più esplicite intenzioni favorevoli verso il Sud.
Avremmo accolto il “Piano” con più entusiasmo se fossero state previste per il Mezzogiorno risorse finanziarie aggiuntive. Gli interventi previsti sono legati ai soli finanziamenti europei, per cui la giornata inaugurale per il decollo del Piano per la crescita è stata dedicata al rilancio dei Fondi strutturali per il Sud. La disoccupazione deve essere il punto centrale della crescita e qualche macroeconomista si “spinge a parlare di altri 100 mila posti di lavoro a rischio nei prossimi tre anni, che si aggiungono ai 400 mila persi in Italia dal 2008”. Il Sud, in questa stima, da solo ha bruciato quasi 300 mila occupati. Come non dare ragione a Stefano Caldoro quando afferma che è necessario intervenire sulla difesa attiva del lavoro in Campania.
Da noi “la priorità  spetta alle politiche per l’occupazione”. È fin troppo evidente che bisogna accogliere con soddisfazione gli interventi previsti nel settore ferroviario.
Sono quelle infrastrutture necessarie sempre invocate. Non bisogna, però, abbandonare quelli per al riqualificazione ambientale delle aree metropolitane, che a Napoli significa ripristinare le condizioni primarie per lo sviluppo di interi quartieri dall’area orientale a quella occidentale. Si avvierebbe cosଠla risalita del capoluogo, che è la punta dolente del Mezzogiorno, con contenuti e prospettive politiche del tutto diverse dal passato. Ci pare, comunque, che lentamente prende corpo un metodo e un idea centrale: l’Italia cresce o deperisce insieme a tutte le sue parti. E in questo senso la questione meridionale ridiventa centrale.
Se il sud con i suoi 25 milioni di abitanti (più della Grecia e del Portogallo sommati) non tornerà  a crescere non crescerà  l’Italia, non aumenterà  il Pil, sarà  difficilissimo ridurre il debito. Inoltre, in periodi di crisi, è più facile far crescere zone arretrate rispetto a quelle che hanno già  raggiunto un alto livello di sviluppo, che possono solo cominciare a decrescere. È quello che costatiamo leggendo lo sviluppo economico dei paesi la cui economia è definitivamente sviluppata, dopo un letargo secolare.
Investire nel sud, dunque, non è soltanto una politica di solidarietà  ma anche e soprattutto una politica di opportunità  e di sviluppo nell’equità. Ci pare, inoltre, importante un altro aspetto che riguarda le prospettive politiche ambigue e pericolose che potrebbero crearsi nel nostro paese, in assenza di una seria politica per il sud. Avvisaglie ne abbiamo già  avute e il governo non può pensare alla coesione senza impegnare di più e con maggiore convinzione la sua azione per Sud.

L’ideologia del pregiudizio

Da “la Repubblica” di sabato 3 dicembre 2011

Di Giuseppe Ossorio

Ha fatto discutere e polemizzare l’intervento di l’altro ieri del Ministro all’Ambiente, Corrado Clini. Egli, a margine di un convegno, ha detto che la situazione dei rifiuti a “Napoli È questione di ordine pubblico”. Si riferiva alla possibilità  di invio nella città  partenopea dell’esercito per l’emergenza rifiuti.
Il Ministro ha spiegato di aver detto “una cosa molto semplice: la soluzione ai rifiuti di Napoli parte dalla raccolta differenziata e dalla valorizzazione dei rifiuti come risorse.
Se questo sistema, che non richiede grandi tecnologie e organizzazioni complesse perché ormai è collaudato in quasi tutta Italia, non è applicabile a Napoli perché ci sono condizionamenti esterni di cui la malavita organizzata dovrebbe essere la componente più importante, allora – ha spiegato Clini – non È questione di organizzazione della raccolta dei rifiuti, ma è una questione di ordine pubblico. E le questioni di ordine pubblico vanno risolte con le forze dell’ordine ed eventualmente con l’esercito. Per cui non ho detto – ha affermato il Ministro – che bisogna mandare l’esercito a Napoli, però ho parlato chiaro: se un’attività , che viene organizzata e funziona bene in quasi tutta Italia, a Napoli non si riesce a fare perché ci sono questi problemi, allora i problemi vanno affrontati per quelli che sono”. A leggere le polemiche che hanno suscitato quelle affermazioni è come si vivesse su Marte. Dura da anni il braccio di ferro fra chi propugna il termovalorizzatore e chi lo ritiene superfluo, se non dannoso alla salute dei cittadini. Prevediamo che durerà  ancora molto. Da un lato c’è l’Amministrazione comunale di Napoli che giura di organizzare rapidamente la raccolta differenziata con un livello alto di risultati, avvalendosi di pochi siti di compostaggio. Nel frattempo, però, la raccolta differenziata nei quartieri non supera mediamente il 20% e le nostre discariche sono quasi del tutto esaurite. La conclusione è che bisogna avviare, con tutta urgenza, i viaggi in mare dei rifiuti che finiranno negli impianti olandesi. Mentre, la Commissione europea chiede all’Italia “di trovare soluzioni efficaci di gestione dei rifiuti a breve e lungo termine per la regione Campania” e avvia una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia.
Sul versante opposto c’è chi reputa il programma del Comune di Napoli difficile da realizzarsi in tempi ragionevoli, che sono, poi, quelli di una “normale” pubblica amministrazione, ed esorta ad affrettarsi a costruire un termovalorizzatore perché serve urgentemente al capoluogo. Il dramma dei rifiuti, a Napoli, si trascina da anni ed è l’ennesima dimostrazione che le ideologie in genere devono essere distanti dalle soluzioni dei problemi che affliggono la pubblica amministrazione. Se, poi, le ideologie si tramutano in pregiudizi salvifici, al dramma si aggiunge la beffa dei problemi irrisolti e che prevedibilmente rimarranno insoluti. Intanto, nelle dichiarazioni che raccogliamo dalle cronache cittadine scorgiamo le preoccupazioni del capo della Procura di Napoli, Govandomenico Lepore, quando afferma che “il problema deve essere risolto da amministratori e politici altrimenti le indagini sulla gestione criminale si concluderanno quando ormai saremo sommersi di rifiuti”. Né meno impensierita è la dichiarazione del presidente della Regione, Stefano Caldoro, quando afferma che “ Siamo di fronte a una oggettiva crisi strutturale perché Napoli e provincia e in parte Salerno hanno già  comunicato alla Regione la loro non autosufficienza”. Andiamo, allora, al cuore del problema e rispondiamo a due domande. Il problema dei rifiuti esiste o non esiste? Si può risolvere in tempi brevi o bisogna attendere il giudizio universale?
A nostro avviso non è una trattativa che bisogna aprire, perchè non è un problema di destra o di sinistra. Se un Ministro di questo Governo, dal quale gli italiani si aspettano probabilmente anche troppo, in una delle sue prime uscite pubbliche dichiara che forse esiste anche un aspetto da non sottovalutare, quello dell’ordine pubblico, nei panni del Sindaco qualche preoccupazione l’avremmo.
E oggi, con la venuta in Prefettura a Napoli del Ministro, il Sindaco de Magistris dovrebbe cogliere l’occasione per confrontarsi con il Ministro su quelle dichiarazioni, e dovrebbe chiarire, innanzitutto, all’opinione pubblica i tempi e le modalità  che l’Amministrazione comunale assume come impegni per risolvere definitivamente la piaga dei rifiuti.