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Lettera ad Antonio Di Pietro

Riportiamo la lettera inviata dall'on. Giuseppe Ossorio all'on. Antonio Di Pietro, Presidente di Italia dei Valori
 
Caro Antonio,
in questi ultimi giorni ho compiuto una profonda riflessione che mi ha indotto ad una scelta sostanzialmente giusta. Il Patto federativo fra Repubblicani Democratici e Italia dei Valori considerava importante l’attività svolta da te in questi anni sul fronte della difesa di quei diritti fondamentali di cittadinanza, che i repubblicani chiamavano “virtù civiche”. E noi intendemmo, nel Patto federativo, radicarla, per la sua indispensabilità, in un orizzonte di democrazia liberale.
La condizione attuale mi ha, però, spinto a riflettere, già da tempo, sulla nuova stagione che si sta aprendo nel panorama della politica italiana. La nascita del Partito Democratico è certamente un evento straordinario nella vita politica italiana. Come tu stesso hai affermato, nel momento in cui hai proposto la tua candidatura alla guida del nascente partito, esso viene incontro al dramma fondamentale del nostro sistema politico che è quello della estrema frammentazione e della conseguente sostanziale ingovernabilità contro le quali hai coraggiosamente firmato in sostegno del Referendum elettorale. Inoltre (e per molti aspetti ciò è ancor più importante), il PD si propone di fondere i grandi riformismi della politica europea ed è particolarmente importante che la cultura liberal-democratica, alla quale tutti si richiamano, possa svolgere un ruolo non secondario in questo processo che è solo all’inizio. Per questo motivo, con gli altri esponenti dei Repubblicani Democratici, ho deciso di aderire fin d’ora al processo costitutivo del Partito Democratico.
In questo quadro le tue iniziative e la tua costante attenzione ai problemi della cittadinanza attiva non potranno mancare all’evoluzione del sistema politico italiano che il PD imprimerà. Per questa ragione sono convinto che, in momenti diversi, e con diverse modalità, offrirai il tuo prezioso contributo e spero, dunque, che ci potremo incontrare ancora per lavorare nuovamente insieme nella costruzione di una nuova fase della politica italiana.

on. Giuseppe Ossorio

on. Antonio Di Pietro
Presidente di Italia dei Valori

Roma

Partecipare va bene ma ditemi a che cosa

di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati
 
da “la Repubblica” di martedì 18 settembre 2007
 
Da troppo tempo il dibattito attorno al Partito democratico si svolge, essenzialmente, sui modi della partecipazione o su categorie francamente estranee alla politica. Che non è un modo per frenare l'antipolitica e il qualunquismo ma, semmai, per alimentarli. Perciò ritengo interessante l'intervento di Ernesto Paolozzi su "Repubblica" di ieri, che rispecchia, sia pure in est rema sintesi, il con tenuto di un suo saggio sul Pd edito recentemente. La grande novità che il Pd può rappresentare consiste infatti nel saper costruire un soggetto politico nuovo che, avendo le radici ben piantale nella storia, sappia superare i limiti oggettivi del riformismo cattolico democratico, socialista e liberaldemocralico i quali, presi separatamente, stentano a fronteggiare le nuove sfide della modernità e non riescono a comprendere, in tutta la sua complessità, lo sviluppo della società contemporanea.
Meno che mai ritengo che la soluzione del problema consista nel riproporre una ricetta liberista con connotati"' progressisti o di sinistra. Il recupero vero che va fatto è quello del liberalismo e del repubblicanesimo democratico in tutte le loro accezioni, ma con l'umiltà, dettata dall'intelligenza, di comprendere che tale tradizione necessita di essere profondamente rinnovata e contaminata con le altre tradizioni politiche del riformismo. Prendiamo, ad esempio, il tema del rapporto Stato-Chiesa. La questione oggi non è più quella di definire dettagliatamente i rapporti giuridici e politici (qui vale ancora il punto di vista di Cavour o anche di Alcide De Gasperi). Ma è quello di dare risposta, dal punto di vista della politica e dell'etica politica, ai temi sollevati dagli ultimi pontificati rispetto alla grande questione del relativismo. In una società complessa e tollerante c'è posto per principi che si possono ritenere validi in eterno? È un problema, questo, che tocca il laico come il credente. Ragionamenti analoghi si possono svolgere attorno ai temi dell'economia globalizzata, dell'ambiente, del rapporto fra Nord e Sud nel mondo e nei singoli paesi, dell'informazione. II nascente Partito democratico potrebbe avere gli strumenti per affrontare tali questioni se veramente si costituirà come soggetto politico nel quale due grandi partiti che rappresentano due grandi tradizioni si unificheranno aprendo le porte ai contributi di tanti altri soggetti politici che, a loro volta, non trovano cittadinanza in altri schieramenti.
Purtroppo finora il dibattito si è svolto essenzialmente, come si è detto, sui modi della partecipazione dei cittadini, capovolgendo il mondo. Perché prima va stabilito cosa si vuol fare e poi, attorno a un progetto forte e condiviso, si ricercano i modi per la più larga partecipazione. Insomma, discutere un po' di più delle differenze fra nuova sinistra e destra populista, delle questioni pressanti della nostra contemporaneità, e un po' meno di come si dovrà votare alle primarie.