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“LA SANITA’ BELLA MA IMPOSSIBILE”

di Giuseppe Ossorio, “la Repubblica” Napoli, sabato 1 ottobre 2016

Il pianeta sanità a Napoli è un cantiere aperto, con ospedali che si chiudono e ospedali che si salvano. La decisione di preservare l’ospedale Ascalesi è stata voluta dal presidente della Regione, Enzo De Luca, per arginare quel poco di assistenza ospedaliera che sopravvive nel centro storico. Ci auguriamo che si scongiuri il depauperamento dell’ospedale dei Pellegrini con il trasferimento del Centro Trapianto della cornea e della Banca degli occhi, insieme al pronto soccorso oculistico, unici in Campania. È un ospedale che vanta un centro d’eccellenza riconosciuto in Italia, l’ortopedia della spalla, senza sottacere l’ortopedia della mano, la chirurgia plastica ricostruttiva e un pronto soccorso efficiente. La Terapia intensiva neonatale dell’Annunziata è stata trasferita alla Seconda Università. L’Ospedale del Mare è lì che attende un definitivo decollo. Sconta una vistosa separazione dei tempi fra la costruzione del complesso ospedaliero, l’acquisizione delle attrezzature e la dotazione della pianta organica. 


Nel frattempo consoliamoci: "Abbiamo i nuovi Lea”. Lo ha affermato entusiasta la scorsa settimana la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. I Lea sono le prestazioni “garantite” dal Sistema sanitario nazionale a titolo gratuito o con i ticket a carico dei cittadini. Dovremmo esultare. Non ci pare di poterlo fare a cuor leggero perché - come si dice - senza soldi non si cantano messe. I più avanzati Livelli essenziali di assistenza difficilmente saranno raggiunti in Campania perché confliggono con il debito della sanità della regione Campania, accumulato nei decenni scorsi, ma saranno ostacolati anche dalla scure sulla sanità di ben 1 miliardo e mezzo previsto nella prossima Legge di Bilancio dello Stato. 

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“LA CITTA COSMOPOLITA DOVE SI VIVE MALE”

di Giuseppe Ossorio

la REPUBBLICA, cronaca di NAPOLI, mercoledì 20 luglio 2016

Napoli può essere una città globale? Una risposta, seppure parziale, si può dare prendendo spunto, senza enfatizzare, la sfilata di moda dei due stilisti milanesi che si è appena conclusa tra gli entusiasti e i contrari. Non ha dubbi Anna Dello Russo, la giornalista consulente creativa di Vogue Giappone, quando dice che “portare l’alta moda in una città come Napoli è la modernità”. Come tutte le città metropolitane, Napoli, fra luci e ombre, ha una centralità in questo senso. Nonostante i tanti problemi che da sempre l’affliggono, è un luogo ed uno snodo di flussi e di interdipendenze economiche e culturali proprie di una città mondiale.

La città globale racchiude una catena di caratteristiche. Napoli, a ben guardare, ha tutte le condizioni per esserlo. Ovviamente, non si possono accantonare né dimenticare i problemi che l’affliggono da decenni. Ma la notorietà del nome a livello internazionale in sé è un brand di alto valore legato alla capacità di partecipare ad eventi internazionali: oggi la sfilata di moda, domani le universiadi del 2019, ieri il G8 del 1994. E’ centro di una area metropolitana popolosa, basta pensare ai 92 Comuni della città metropolitana e ai 3,117 milioni di abitanti. Ha una rete di istituti di cultura e di ricerca di buon livello, musei e conservatori di musica; un sistema di trasporti che la collega bene con le altre città; un aeroporto, che certamente non è quello di Milano o di Roma, ma che soddisfa almeno le rotte nazionali e qualcuna internazionale e un porto di dimensioni mediterranee. Non mancano sedi di imprese importanti, né società di navigazione di primo livello per il commercio internazionale. E’ una città che negli ultimi anni gode di un rinnovato richiamo internazionale.

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