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Attività parlamentare del Vice Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, Giuseppe Ossorio

La legge finanziaria, e più in generale l'intera manovra finanziaria, risente, signor Presidente, di un marcato carattere di necessità. Non dico nulla di nuovo: il nostro paese attraversa un periodo di stagnazione produttiva, in parte inevitabilmente collegato ad una recessione economica più generale. Il sistema produttivo e sociale dell'Europa nel suo complesso appare in evidente difficoltà. La crescita, che ne ha segnato ben cinquant'anni di storia economica e sociale, si è arrestata di fronte al processo di globalizzazione dei mercati.
Il sistema di welfare nazionale, il nostro, quello italiano, per tanti aspetti superiore a quello di altri paesi, mostra un'evidente crisi, sia per la concorrenza degli altri sistemi economici, sia per la sua intrinseca debolezza dovuta alla mancanza di risorse e ai troppi sprechi. La sfida del futuro sarà proprio quella di conciliare lo sviluppo, l'equità sociale e le libertà economiche, in una difficile ma non impossibile convergenza in un nuovo Stato di diritto, in grado di confrontarsi con l'impetuoso sviluppo economico dei nuovi concorrenti, la Cina e l'India. Qui voglio sottolineare positivamente il recente viaggio in Cina del ministro D'Alema per inserire ancora di più la nostra economia in quel grande mercato di quel grande paese e l'accordo della Gazprom con l'Algeria per la fornitura di gas. Ciò ad evidente dimostrazione che in politica estera non bastano solo i buoni rapporti personali fra i rappresentanti degli Stati nazionali.
Di fronte a questo scenario, continuare a rimandare la responsabilità del risanamento della finanza pubblica da un Governo ad un altro, da una maggioranza ad un'altra, appare sinceramente riduttivo. Vi è un enorme debito pubblico, che soffoca l'economia nazionale e che noi dobbiamo al più presto affrontare in modo risoluto e convincente. Bisogna quindi dirlo con chiarezza agli italiani. È venuto il momento di assumersi le proprie responsabilità, ciascuno per suo conto, ma questo bisogna dirlo con chiarezza al paese. Il sistema produttivo del nostro paese necessita di riforme strutturali - lo diciamo da sempre - che incidano sul nostro tessuto economico. Tuttavia, cambiare richiede pazienza e responsabilità e comporta inevitabilmente sacrifici. Le riforme e il risanamento hanno un prezzo spesso elevato e bisogna avere il coraggio di affrontarli entrambe.
Per quanto riguarda le liberalizzazioni, colleghi del Parlamento, bisogna dire che oggettivamente esse sono in ritardo. Manteniamo aree produttive e di privilegio troppo estese. L'evasione fiscale continua ad essere una peculiarità troppo diffusa e pesante nel paese. Bene ha fatto Visco a tentare di affrontarle. Il nostro sistema politico è confuso, poco razionale, macchinoso, frammentato e caratterizzato da una litigiosità permanente, e ciò incide fortemente sul sistema economico del paese. Però, onorevoli colleghi, bisogna dire che l'Italia non è in una crisi irreversibile. È di fronte a noi il momento della responsabilità, la necessità di mettere in campo un forte piano di liberalizzazione, che non significa necessariamente privatizzazioni. Bisogna coniugare i meriti e i bisogni di antica convinzione. Bisogna mettere insieme l'equità e lo sviluppo.
Alcuni aspetti di questo disegno di legge finanziaria hanno visto il gruppo Italia dei Valori impegnato sensibilmente: innanzitutto la riduzione del costo della politica. Questo è un punto sul quale gli italiani sono attenti! Noi sappiamo che questa è un'esigenza avvertita e reclamata dai cittadini. Il paese chiede un forte rigore nella quotidiana vita del pubblico amministratore e nella qualità della spesa della politica. Gli italiani vogliono un abbassamento del costo della politica e Italia dei Valori si è resa interprete in tal senso in questa finanziaria. Molte proposte emendative sono state presentate dal mio gruppo qui alla Camera e sono state accolte dalla maggioranza, ed oggi fanno parte del testo, che stamani approveremo. In esso è stato operato un consistente taglio dei costi della politica, una sorta di piano di risparmi del costo in tal senso.
Noi lo riassumiamo in tre punti. Primo punto: un tetto massimo per la retribuzione dei manager pubblici o di aziende a maggioranza pubblica. Sappiamo che gli stipendi e le liquidazioni di questi manager pubblici a volte sono altissimi, e di questo gli italiani si dolgono e rispetto a ciò sono attenti. Secondo punto: un limite del numero dei consiglieri di amministrazione negli enti ed un tetto ai loro compensi. Vi sono consigli con una pletora di amministratori locali: occorre ridurne il numero. Terzo punto: il divieto del cumulo di indennità tra più cariche elettive o di Governo o in amministrazioni pubbliche. Questi sono solo tre punti proposti dal nostro gruppo in tal senso. Si poteva fare di più, amici e colleghi della maggioranza e dell'opposizione. Gli italiani vogliono che la classe dirigente dimostri maggiore rigore nei comportamenti pubblici e nella spesa delle risorse, per lo svolgimento di un mandato che deve essere avvertito come dovere.
In questo disegno di legge finanziaria noi riteniamo che siano bene coniugati i problemi delle aree economicamente forti del paese - il nord, per intenderci - e quelli delle aree del Mezzogiorno. Il ministro Bersani ha ricordato l'altro ieri, e bene ha fatto, l'impegno per il sud. Si deve quindi dare certezza agli investimenti privati nel sud, rendendoli più convenienti e sicuri nel tempo. Da questo punto di vista, appare coerente la decisione di destinare il 30 per cento delle risorse per le aree sottoutilizzate al finanziamento di infrastrutture e servizi di trasporto, di rilievo strategico nelle regioni meridionali; tra queste merita attenzione e menzione l'autostrada Salerno-Reggio Calabria.
È giusto sostenere la decisione di reintrodurre la disciplina del credito di imposta e quella della riduzione differenziata del cuneo fiscale. Riteniamo poi particolarmente utile ed innovativa l'istituzione delle zone franche urbane. Devo dire con molta sincerità che probabilmente, quando nel maxiemendamento è stata accolta l'indicazione del centro storico di Napoli come zona franca urbana, ciò è stato fatto in modo un po' burocratico. Ben altra forza espressiva merita la questione del capoluogo della Campania, che è un dato nazionale, e ben altra attenzione il Governo dovrà dedicare alla città di Napoli, anche oltre questa legge finanziaria, cos√¨ come è stato richiesto più volte e con forza dai vertici delle istituzioni locali di Napoli e della Campania.
Per il meridione serve un radicale e definitivo cambio di rotta, anche culturale. Signori del Governo, non si può continuare a considerare il Mezzogiorno d'Italia come un problema residuale; esso va considerato, al contrario, come una risorsa su cui investire.
Vi è nella finanziaria, infine, una ripresa di attenzione - per la verità, ancora tutta da esplorare - al sistema formativo scolastico ed universitario. Il Governo dimostra al riguardo una certa considerazione. Italia dei Valori ritiene che deve essere ulteriormente interesse comune dare maggiore forza e vigore alla scuola pubblica, cioè alla scuola di tutti.

PRESIDENTE. La invito a concludere, deputato Ossorio.

GIUSEPPE OSSORIO. Sulla ricerca scientifica, e concludo, signor Presidente, andava fatto di più. Proprio in questo settore l'Italia paga un gap storico e strutturale, rispetto a tutte le altre realtà internazionali.
Concludo, onorevoli colleghi, dicendo che per tutti questi motivi, nella convinzione che si possa considerare questa finanziaria come un punto di partenza condiviso e condivisibile, annuncio il voto favorevole del gruppo dell'Italia dei Valori (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e L'Ulivo - Congratulazioni).

Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera