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Attività parlamentare del Vice Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, Giuseppe Ossorio

Interpellanza sui Vincoli di bilancio a carico delle Università - n. 2-00203
Dal resoconto stenografico della seduta di Lunedì 30 Ottobre 2006 della Camera dei Deputati



PRESIDENTE. Il deputato Ossorio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00203.

GIUSEPPE OSSORIO. Signor Presidente, Signor Sottosegretario, i quesiti che pongo nella mia interpellanza urgente sono, in sintesi, quattro. Chiedo al Governo, innanzitutto, se tra le istituzioni scolastiche escluse dall'applicazione dell’articolo 22 del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, siano da ricomprendere le università.
Vorrei sapere, in secondo luogo, perché le università non risultino essere escluse dall'applicazione del citato articolo 22, come le aziende sanitarie ed ospedaliere, tenuto conto che, insieme ad altri enti del Servizio sanitario nazionale, risultano inserite tra gli enti ed organismi pubblici non territoriali per i quali non si applica la generale riduzione del 2 per cento annuo nel triennio 2005-2007.
In terzo luogo, si chiede se il richiamo all'articolo 1, comma 57, della legge n. 311 del 2004, contenuto nel secondo comma dell'articolo 22 del decreto-legge n. 223 del 2006, implichi l'esclusione delle università dall'applicazione delle disposizioni di cui allo stesso secondo comma.
In quarto luogo, vorremmo chiedere al Governo se, comunque, la riduzione delle spese di cui al citato articolo 22 debba applicarsi anche a quelle effettuate dagli atenei con risorse proprie.
Signor sottosegretario, lei sa bene che i rapporti finanziari fra le università e la finanza statale sono regolati sulla base di un unico fondo, denominato ‘Fondo di finanziamento ordinario delle università’. L'ammontare di tale fondo viene, di volta in volta, stabilito secondo criteri di compatibilità con le più generali politiche finanziarie del bilancio statale.
Si realizza, in sostanza, un modello nel quale è riservata allo Stato stesso la decisione sull'entità dei finanziamenti da concedere al settore universitario nel suo complesso, mentre rimane di esclusiva competenza delle università l'utilizzo delle risorse così assegnate, con l'ovvio vincolo della loro destinazione al perseguimento delle funzioni istituzionali. Ne discende, a mio parere, che l'applicazione alle università di vincoli che attengono alla puntuale gestione delle somme assegnate non è coerente con il sistema dianzi delineato.
Inoltre, gli obiettivi di finanza pubblica, stabiliti dalla legge, consistono, in genere, nel contenere entro i limiti prefissati la crescita del fabbisogno generato dal sistema universitario a carico del bilancio dello Stato e, quindi, la crescita del relativo contributo di funzionamento (così, infatti, ha previsto il comma 1 dell'articolo 69 del disegno di legge finanziaria per il 2007).
Ne consegue – oltre alla consistente riduzione delle risorse nei confronti delle università disposta con il disegno di legge finanziaria per il 2007 (e ci aspettiamo che nel corso dell'esame del provvedimento il Governo intervenga a favore di tale settore) - che le spese effettuate dagli atenei e dalle loro articolazioni autonome con risorse proprie non possono ricadere nei vincoli e nelle limitazioni previste dal contenimento della spesa pubblica. Le risorse proprie derivano da patti con i terzi e con gli studenti e servono per realizzare attività e iniziative che debbono corrispondere in risultati agli impegni assunti.
Signor sottosegretario, lei conosce bene i limiti di spesa imposti al sistema universitario prima del cosiddetto decreto-legge Bersani e conosce altrettanto bene -ne sono certo - gli ulteriori limiti di spesa introdotti da tale provvedimento, che ha confermato le misure di contenimento delle spese per consumi intermedi già disposte per tutte le pubbliche amministrazioni.
Non vorrei dilungarmi ulteriormente sulle problematiche delle università in ordine a questi temi. Le università sono indicate tra gli enti esclusi dall'applicazione della normativa, nonostante risultino - come ho già detto - come le aziende sanitarie locali, escluse dall'applicazione dell'articolo 1, successivamente richiamato dallo stesso articolo 22, e siano perfettamente assimilabili alle istituzioni scolastiche quanto a funzioni pubbliche svolte, inquadramento giuridico e fonti di finanziamento.
Mi avvio rapidamente alla conclusione. In linea con le considerazioni che ho espresso in sintesi poc'anzi, è da auspicare che venga prevista in primo luogo, in via pregiudiziale, l'esclusione delle università dall'applicazione della norma in esame, in quanto le stesse concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica con il contenimento del fabbisogno finanziario generato dal sistema universitario. In secondo luogo, si auspica l'esclusione delle spese incidenti su risorse proprie degli atenei. Infine, è auspicabile che venga, in ogni caso, escluso il versamento al bilancio dello Stato degli accantonamenti, prevedendo la loro destinazione al miglioramento dei saldi di bilancio d'ateneo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'Università e la Ricerca, Luciano Modica, ha facoltà di rispondere.

LUCIANO MODICA,Sottosegretario di Stato per l'Università e la Ricerca. Signor Presidente, onorevoli parlamentari, per quanto concerne le questioni proposte con l'interpellanza in discussione, va ricordato che l'articolo 22 del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito in legge n. 248 del 2006, al comma 1 dispone che gli stanziamenti per l'anno 2006 relativi a spese per consumi intermedi dei bilanci di enti ed organismi pubblici non territoriali, che adottano anche contabilità finanziaria, individuati ai sensi dell'articolo 1, commi 5 e 6, della legge n. 311 del 2004, sono ridotti nella misura del 10 per cento, comunque nei limiti delle disponibilità non impegnate alla data di entrata in vigore del decreto.
Dette somme recuperate vanno versate all'entrata del bilancio dello Stato nel mese di ottobre 2006. Dall'applicazione di tali disposizioni sono esclusi alcuni enti, tra cui anche le istituzioni scolastiche, ma non le università, gli enti pubblici di ricerca, le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale.
Il comma 2 dello stesso articolo dispone che per le medesime voci di spesa, per il triennio 2007-2009, le previsioni non potranno superare 1'80 per cento di quelle iniziali relative al 2006, fermo restando quanto previsto dal comma 57 della legge n. 311 del 2004 (mentre per gli anni 2006 e 2007 si applica la percentuale di incremento del 2 per cento alle corrispondenti spese determinate per l'anno precedente). Dette somme recuperate vanno versate all'entrata del bilancio dello Stato entro il 30 giugno 2007.
Ciò premesso, ritengo opportuno sottolineare che le università godono di autonomia di bilancio e il loro finanziamento trova copertura su appositi stanziamenti budgettari dello Stato. In secondo luogo, svolgono una funzione centrale strategica nei processi della formazione superiore e della ricerca, elementi essenziali per lo sviluppo del paese.
Le università medesime, unitamente agli enti del Servizio sanitario nazionale, sono già state escluse dall'applicazione, ai sensi dell'articolo 1, comma 57, della legge n. 311 del 2004, dalla riduzione del 2 per cento annuo nel triennio 2005- 2007, in quanto si applica loro la disciplina di comparto (articolo 3, comma 1, della legge n. 350 del 2003). Infine, le spese effettuate dagli atenei con risorse proprie non generano fabbisogno a carico del bilancio dello Stato.
Da tali considerazioni consegue, pertanto, a parere del Ministero, che le spese effettuate dagli atenei e dalle loro articolazioni autonome non dovrebbero ricadere nei vincoli e nelle limitazioni previste dal contenimento della spesa pubblica. Pertanto il Ministero sta procedendo alla presentazione di un emendamento alla legge finanziaria per il 2007 che inserisca le università, nonché gli enti pubblici di ricerca e le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale, tra gli enti nei cui riguardi non trova applicazione la disposizione relativa alla riduzione delle spese di cui al citato articolo 22 del decreto-legge n. 223 del 2006.

PRESIDENTE. Il deputato Ossorio ha facoltà di replicare.

GIUSEPPE OSSORIO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per dire al signor sottosegretario che sono soddisfatto della risposta, sia pure parzialmente, almeno per l'impegno che il Ministero intende profondere su questo problema particolare ed auspico che lo stesso Ministero, ed il signor ministro particolare, nell'ambito della compagine governativa sappiano porre con forza un problema importante, che se non fosse affrontato con energia sarebbe esiziale – come si suoi dire - per l'intero sistema paese.
Con tale dichiarazione, devo prendere atto di questo impegno e di questa tendenza. Constateremo se in futuro, soprattutto in sede di discussione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2007, vi sarà tale svolta di tendenza da parte del Governo nel suo complesso, e del signor ministro in particolare, sull'argomento specifico delle università e del settore della ricerca.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

Audizione del Ministro dell'economia e delle finaze
Attività conoscitiva preliminare all'esame dei documenti di bilancio ‚Ä®per il 2007-2009 - Seduta di Lunedì 9 ottobre 2006

dal resoconto stenografico della seduta di Lunedì 9 Ottobre 2006 della V Commissione Bilancio della Camera Dei Deputati

GIUSEPPE OSSORIO. Signor Ministro, vorrei chiederle, a proposito della riforma delle aliquote IRPEF, se a lei non sembra che con il passaggio dalla fascia di reddito inferiore a quella superiore, e quindi con il venir meno delle deduzioni e delle detrazioni accordate alle classi di reddito sottostante, non si perda il valore della progressività e si accentui invece quello della proporzionalità.
Vorrei ricordarle signor ministro, ma sicuramente ne è al corrente, lo studio del professor Salvemini che pone alla nostra attenzione un modello di disegno delle aliquote – già applicato in Germania, se non sbaglio – che potrebbe evitare quella distorsione che il disegno attuale accentua ancora di più. È una domanda che le rivolgo, sapendo che da tempo in Italia c'è un progressivo ridisegno delle aliquote in senso proporzionale.
Intanto, prendo atto con viva soddisfazione che il Governo pone una certa attenzione alle questioni del Mezzogiorno; aggiungo tuttavia un però: vorrei comprendere se si è giunti ad un'idea del vero impatto degli strumenti in favore del Mezzogiorno; con riferimento al FAS, c'è un finanziamento discreto, non cospicuo, ma è da valutare ex post l'effettiva incidenza nell'economia del Mezzogiorno.
A tal proposito vorrei sottolineare che andrebbero riviste tutte quelle procedure burocratiche e formali della cosiddetta nuova programmazione, che già qualche tempo fa è stata oggetto di un dibattito a distanza tra studiosi; tutte le farraginose e macchinose burocrazie alla base di quella programmazione devono essere eliminate per il bene della semplificazione dell'azione pubblica.
Per quanto riguarda il cuneo fiscale, occorre porre in risalto, ma lei signor ministro lo sa bene, che nel Mezzogiorno ci sono contratti a tempo indeterminato, ma probabilmente gran parte dell'aumento del PIL che ha riguardato il mezzo¬≠giorno negli anni scorsi aveva invece alla base un sommerso molto accentuato. Il cuneo fiscale differenziato va bene; ritengo che il Governo abbia agito correttamente mettendo al centro dell'attenzione questi strumenti per il Mezzogiorno, ma non sappiamo se realmente ci sarà un'incidenza positiva nell'economia.
Sul TFR è stato detto di tutto e di più. Lei stesso, signor Ministro, ha precisato che le è ben nota la dinamica relativa alle piccole imprese e alle imprese marginali, in particolare nel Mezzogiorno. Anche qui prenderei atto dello sforzo compiuto, però mi sembra che l'impatto negativo di queste microscopiche aziende con il sistema bancario vada tenuto in grande considerazione.
Infine vorrei porre all'attenzione un fatto ragionieristico: potrei anche sbagliare, ma nelle minori spese in conto capitale, al capitolo 1, laddove viene richiamata la razionalizzazione della pubblica amministrazione, all'articolo 20 leggiamo ‘ ra¬≠zionalizzazione ed efficienza mento della spesa pubblica ’, un riferimento quindi ai crediti di imposta. Ma essi a mio avviso - ripeto, è un fatto ragionieristico, potrei sbagliarmi - sono minori entrate, non minori spese.

TOMMASO PADOA-SCHIOPPA, Ministro dell'economia e delle finanze. Grazie. Sono state fatte moltissime osservazioni e, per quanto mi riguarda, vorrei esordire con una proposta di metodo. C'è un resoconto preciso di tutto ciò che è stato detto: lo rivedrò non appena sarà disponibile e fornirò al presidente - perché sia distribuita a tutti i membri delle due Commissioni - una risposta specifica su tutti i punti che non avrò coperto con questa mia replica. Alcuni, oltretutto, sono punti molto specifici, e richiedono consultazioni puntuali che prolungherebbero eccessivamente la mia risposta.

Audizione del Governatore della Banca d'Italia
Attività conoscitiva preliminare all'esame dei documenti di bilancio – per il 2007-2009 – Seduta di Giovedì 12 ottobre 2006

Dal resoconto stenografico della seduta di Giovedì 12 Ottobre 2006 della V Commissione Bilancio della Camera Dei Deputati

GIUSEPPE OSSORIO. Vorrei ringraziare il Governatore e rivolgergli alcune domande, che riguardano gli effetti che, secondo lui, possono avere per l'economia del Mezzogiorno gli strumenti previsti dal Governo.
Il TFR indubbiamente incide su quel piccolissimo margine di autofinanziamento da cui le imprese, che nel Mezzogiorno sono piccole e piccolissime, possono trarre vantaggio. Nel Mezzogiorno c'è il problema del rapporto delle imprese con il sistema bancario. Con l'esproprio fatto nel Mezzogiorno dei grandi centri direzionali, ma soprattutto con l'esproprio di quei pochi gruppi bancari che avevano un interesse specifico per lo sviluppo del sud, ora abbiamo una sofferenza, di fatto, di quelle imprese che non hanno un forte apparato tecnolo-
gico, che non hanno una forte propensione all'investimento in nuove tecnologie. Purtroppo, questo è il dato: non devo rappresentare a lei la realtà del Mezzogiorno.
Il sistema bancario è rivolto, a mio avviso, tutto verso gli interessi delle zone forti dell'economia del Paese. Le imprese del sud faticano non poco per accedere al credito, soprattutto in tempi stretti, come vuole l'imprenditoria, e con un livello di indebitamento almeno uguale a quello del mercato.
Per quanto riguarda gli altri strumenti previsti nell'attività che il Governo immagina di poter portare avanti in favore dell'economia, vorrei porre un interrogativo sui provvedimenti che riducono il cuneo fiscale e sui crediti di imposta. Siccome nel Mezzogiorno abbiamo imprese che hanno pochi contratti di lavoro a tempo indeterminato e che, invece, hanno molti contratti di lavoro a tempo determinato - quando, addirittura, non ricorrono al sommerso e a un mercato del lavoro, diciamo così, molto oscuro, non chiaro - vorrei chiedere al Governatore: ritiene che gli effetti dei provvedimenti sul credito di imposta e sul cuneo fiscale possano essere virtuosi nei confronti dell'economia del Mezzogiorno?

MARIO DRAGHI, Governatore della Banca d'Italia [...] L'osservazione dell'onorevole Ossorio è molto corretta. Gli sgravi sul cuneo fiscale, in apparenza sono più significativi per il sud che per il nord. Poiché, però, essi vengono dati in funzione del lavoro a tempo indeterminato, quindi discriminano il lavoro a tempo non indeterminato, e poiché, come lei giustamente ricordava, le imprese del sud usano prevalentemente contratti diversi da quelli a tempo indeterminato non posso che concordare con la sua osservazione. Pensi che il rapporto della base imponibile dell'IRAP tra la Lombardia e la Calabria è di 7 a 1.
L'operazione sul TFR può causare, quindi, problemi maggiori per le piccole imprese del sud che hanno un sistema creditizio più debole? Qui mi riallaccio alla domanda dell'onorevole Crisci. Non è il caso di pensare a qualche tipo di credito, particolarmente indirizzato al Mezzogiorno e alle piccole imprese? Ho bisogno dì essere convinto su questo. Io sono figlio di una generazione in cui il credito agevolato pelle varie regioni d'Italia non ha dato grandissime prove.
Nello stesso tempo vorrei dirvi che il sistema creditizio meridionale è cresciuto moltissimo. Il drenaggio di risparmi di cui si parlava fino agli anni '60, dal sud al nord, oggi non c'è più. Non voglio mettere in discussione che possa essere difficile avere credito in alcune parti del Mezzogiorno però, secondo me, questo ha più a che vedere con i comportamenti individuali, con la qualità del personale delle banche, con il rapporto tra creditore e cliente, con la conoscenza del cliente, con la certezza delle prospettive d'affari che l'azienda ha, con la certezza dell'ambiente in cui l'azienda svolge la sua attività.
Indubbiamente ci sono tanti rischi ‘ambientali’ che incidono nel rapporto creditizio tra banchiere e cliente nel Mezzogiorno. Non è, però, pensando a operazioni di credito agevolato che noi risolviamo questi rischi: dobbiamo intervenire direttamente; non è creando dei canali di credito agevolato che affrontiamo e risolviamo il problema, perché in questo modo si creano le situazioni che abbiamo già vissuto negli anni passati con il credito agevolato.