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Manovra: Ossorio, decreto legge giusta scelta

Di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente della V Commissione Parlamentare 
(Bilancio, Tesoro e Programmazione)

(ANSA) - NAPOLI, 31 LUGLIO 2006 - "L'introduzione di misure di liberalizzazioni dei mercati sono obiettivi importanti, al primo punto del piano per l'innovazione, la crescita e l'occupazione sottoscritto dal nostro Paese in ambito comunitario e per questo giudico positivamente la scelta del ministro Bersani del ricorso al decreto legge, segnale forte all'UE dell'impegno dell'Italia nel dare piena attuazione agli accordi presi". Lo ha affermato, in una nota l'onorevole Giuseppe Ossorio, deputato di Italia dei Valori e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera.
"Auspichiamo che il ministro Bersani persegua concretamente la strada intrapresa - ha aggiunto l'on. Ossorio - e che questo di oggi rappresenti solo il primo passo verso un processo di liberalizzazione molto pi√π ampio, che comprenda settori come quello dei servizi pubblici locali e dell'energia, con l'obiettivo di un duraturo rilancio del sistema economico del nostro Paese che giunge con notevole ritardo in questa fase rispetto a molti altri paesi europei".
"Dobbiamo spingere con forza - ha precisato il vicepresidente della Commissione Bilancio - affinché la regolamentazione e la riorganizzazione di settori chiavi della nostra economia si compiano senza ricorrere a dismissioni poco ponderate e non si traducano, così come accaduto in passato, nella creazione di monopoli privati in sostituzioni di quelli pubblici".
"Pur condividendo la strategia di riduzione della spesa, c'√® un'ombra nel decreto - legge Bersani che desta preoccupazione nel mondo universitario - ha detto il deputato di IDV - e mi riferisco ai paventati tagli per le spese di funzionamento a carico delle Università ed enti di ricerca, già oggetto di interventi di contenimento della spesa durante il Governo Berlusconi".
"Confido nella sensibilità del Governo - ha concluso Ossorio - cui chiedo un chiarimento su questo aspetto: tali tagli potrebbero avere conseguenze devastanti sulla qualità della didattica e della ricerca".