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De Magistris segua l’esempio di New York

Di Giuseppe Ossorio da “la Repubblica” di domenica 29 giugno 2014

l Sindaco di Napoli de Magistris ha colto l’occasione della missione in Campania organizzata della Niaf, la Fondazione nazionale degli Italo-Americani, per pensare alla cittadinanza onoraria al primo cittadino di New YorK, Bill de Blasio, per i “forti legami tra le due città”, si legge nella bozza del provvedimento. La Fondazione, guidata dal chairman Joseph  Del Raso e dal presidente John Viola, ha scelto la Campania come “territorio d’onore” per il 2014. Il meeting si concluderà a Sorrento domenica 29 giugno, si articolerà in un fitto calendario di incontri con imprenditori e funzionari pubblici delle due sponde dell’Atlantico, per discutere questioni  che influenzano le relazioni economiche dei due Paesi. Significativa è, dunque, la presenza del Sindaco di New York che, come si sa, ha voluto mantenere il cognome della madre, originaria di Sant’Agata dei Goti. Bene, in questa occasione suggeriremmo al Sindaco di Napoli, per assimilare il più possibile l’amministrazione comunale di Napoli alla buona e virtuosa amministrazione comunale di New York, di deliberare anche il gemellaggio con la megalopoli statunitense. Sarebbe un sano e benigno accostamento. Nel 1975 il comune di New York era sull’orlo del fallimento. Quell’Amministrazione era nell’impossibilità di rispettare i propri obblighi verso i creditori. Da un lato c’erano troppe  concessioni accanto  ad un numeroso organico comunale, dall’altro la contrazione della base imponibile. Insomma, la classica condizione del pre-dissesto. A Napoli aggiungiamo il disastro delle società controllate e una sopravvalutazione delle entrate. New York si salvò con un patto contratto con il Governo federale. Non vi fu il ripiano dei debiti, sic et simpliciter. L’amministrazione della città statunitense dovette accettare uno stretto e rigoroso  “tutoraggio finanziario” che comportò la sottomissione della gestione comunale alle condizioni dettate dalla Commissione integrata Stato-Città. Dopo 11 anni di risanamento, nel 1986, la città riguadagnò la piena sovranità nell’amministrazione delle finanze comunali.  L’ex Sindaco di New York, l’imprenditore Michael Bloomberg, nel corso del suo mandato riuscì a riequilibrare un bilancio che, all’inizio della sua elezione, era al limite della bancarotta. Un’operazione che, con i dovuti sacrifici, oggi rende la metropoli statunitense una città moderna e funzionale anche sul piano della gestione finanziaria. Oggi, il Sindaco Bill de Blasio prosegue nel solco di una corretta governance, quella che a Napoli non si riesce ad applicare. A Palazzo S. Giacomo si continua a scaricare la responsabilità sul passato, senza mettere in campo nessuna innovazione finanziaria o amministrativa in grado di risanare le finanze comunali. Anzi, l’unica manovra di riequilibrio, basata su entrate aleatorie, è stata rispedita al mittente dalla Corte dei conti. Ecco, basterebbe la “best practies”, il buon esempio di New York a suggerire a Luigi de Magistris di abbinare, affianco alla cittadinanza onoraria, un gemellaggio tra le città. Soprattutto, un gemellaggio di buona, sana e virtuosa amministrazione del Bilancio comunale. Il Sindaco di New York, de Blasio, da buon sannita, gente seria, per il rapporto di gemellaggio saprebbe indicare anche la strada per valorizzare al massimo il “brand” Napoli, un sistema di attrattori che, secondo diverse società di rating internazionali, equivarrebbe al valore di 80 multinazionali. Invece è lasciato lì, a svalutarsi. Apriamo le porte all’esperienza estera, come accade a Ercolano, dove il restauro degli Scavi archeologici avviene con il contributo dell’americana Hp, che a fronte del suo piano di investimenti, con un attento monitoraggio segue lo stato e la qualità delle operazioni, per verificare se il finanziamento è effettivamente indirizzato a buon fine.