Contenuto principale

Città metropolitana, manca la progettualità (2)

Ovviamente, ci sono stati Sindaci che non hanno brillato né per l’ordinaria tantomeno per la straordinaria amministrazione. Gustavo Ingrosso, di ispirazione liberale, fu il primo Sindaco della Napoli liberata. Docente di diritto amministrativo, si impegnò nella ricostruzione di una città in macerie uscita dalla guerra con quasi 12mila napoletani costretti a vivere nei rifugi antiaerei. Riaprì molti ospedali, riattivò la Circumvesuviana e la Cumana, le tre funicolari e, in molti quartieri, avviò la distribuzione di acqua, di corrente elettrica e di gas. Si deve a Gustavo Ingrosso l’avvio di una Commissione per il nuovo Piano regolatore. A Napoli, negli anni ’60, con l’avvento del centro sinistra, il cambio di guida politica pose in primo piano la questione urbana. Francesco Compagna nell’antologia Napoli dopo un secolo rifletteva all’Area Metropolitana di Napoli, come anello di congiunzione delle due direttrici necessarie di sviluppo: la Dimensione Urbana e l’Industrializzazione. Nel 1966 fu eletto Sindaco Giovanni Principe. Fu nominata una commissione per la proposta di un Piano Urbanistico Intercomunale del Comprensorio di Napoli, coordinata - è importante ricordarlo - da Luigi Piccinato. Il Piano del Comprensorio proponeva la decompressione e la riqualificazione della fascia costiera; l’espansione residenziale e industriale del capoluogo verso nord-est; il Centro Direzionale e le nuove aree residenziali 167 di Secondigliano e Ponticelli. Le analisi e le proposte di Luigi Piccinato ebbero il merito di riaccendere l’interesse degli ambienti culturali, economici, urbanistici e sociali della città.
Si delineava così un disegno dell’Area Metropolitana di Napoli e con essa un progetto di sviluppo per il Mezzogiorno. In quegli anni si avviarono e si realizzarono numerose opere viarie a lunga percorrenza; si definirono le aree industriali tra Napoli e il suo entroterra; si  potenziò il sistema produttivo avvalendosi del sostegno della Cassa del Mezzogiorno. Il ruolo di Napoli trovò forma e dimensione metropolitana con il varo del nuovo Piano Regolatore illustrato per la Giunta Principe in Consiglio Comunale da Alberto Servidio, il 21 aprile del 1969. Il Piano prevedeva una maggiore mobilità con la Tangenziale, la Metropolitana e la privatizzazione dello scalo di Capodichino. Il Nuovo Palazzo di Giustizia e il Centro Direzionale.
La perimetrazione del Centro storico, la riqualificazione di vari quartieri e gli interventi di edilizia pubblica e convenzionata. Nelle elezioni del 1975 si registrò il successo del Pci nei governi locali, suffragato dalla spontanea condivisione da parte dei ceti borghesi. E a Napoli dopo il tentativo di Giuseppe Galasso, purtroppo non andato a buon fine di costruire un’ampia collaborazione fra le forze politiche, si costituì  la Giunta di Maurizio Valenzi. Il terremoto del 1980 interruppe, in parte, il processo avviato. Non si perse, però, la consapevolezza della necessità di guardare allo sviluppo di Napoli sempre in termini sovra comunali di Città Metropolitana. Tangentopoli, negli anni ‘90, riportò la città allo stato emergenziale. Con la nuova legge elettorale, Antonio Bassolino fu il primo sindaco eletto direttamente dai cittadini e si prefisse il compito non facile di cambiare verso (si direbbe oggi) alla città secondo nuovi e diversi caratteri progettuali. Il Piano Regolatore fu ispirato all’idea di avvicinare centro e periferia.
Indicava gli interventi di recupero degli edifici e le trasformazioni di maggior rilievo delle periferie. Vi era la consapevolezza che l’epoca delle grandi industrie era chiusa. Questi sono gli antefatti - chiaramente per somme linee - che vanno ricordati perché ci si renda conto che la costituzione della Città Metropolitana di Napoli (che avviene con un ritardo di almeno 40 anni) non è un’invenzione del legislatore. Si muove, cioè,  da un processo che ha radici lontane deve rappresentare e deve rappresentare il centro propulsore dello sviluppo di un Area metropolitana molto più vasta del perimetro della Città metropolitana. Si organizzino le funzioni previste dalla legge e si pensi ad una progettualità di infrastrutture moderne al passo con le nuove tecnologie, per non  riprodurre una nuova e inutile Provincia. Ancora non c’è un coinvolgimento dell’opinione pubblica,  una discussione con le forze sociali, professionali ed economiche e politiche. Insomma, l’opinione pubblica è assente.
Ci si avvia quasi verso una sorta di presa d’atto burocratica della nuova Istituzione sulla quale crescono, invece,  piccoli interessi personali. Uno strapuntino invece del cambiamento annunciato.