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Intervento dell’On. Giuseppe Ossorio alla Camera dei Deputati sul Dpef

Di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente della V Commissione Parlamentare (Bilancio, Tesoro e Programmazione)

Grazie Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, intanto devo constatare favorevolmente il tentativo del Ministro Padoa Schioppa di una impostazione di politica economica e finanziaria di lungo periodo, con il DPEF che copre l’intero arco della 15a Legislatura. Il DPEF, in tal modo, costituisce un manifesto programmatico che il Governo, ritengo, intende realizzare. Esso pone in prima linea gli obiettivi che il Governo assume come guida della sua azione: la crescita, il risanamento e rivediamo con evidente compiacimento l’equità.
E mentre apprezziamo la scelta compiuta nel dedicare un’apposita sezione di tale Documento ai problemi ed ai possibili interventi riguardanti il Sud del Paese, pur non ritenendo che la misura dell’impegno del Governo nei confronti del Mezzogiorno sia data dal numero delle pagine consacrate in esso al tema meridionale, dobbiamo constatare che il mezzogiorno è diventato un punto residuale dell’intera politica economica del Paese. Effettivamente esso era diventato una sorta di giaculatoria rituale, di cui tutti, più o meno confessatamene, percepivano la ritualità. Eppure, come si può evincere dai dati contenuti nello stesso Dpef, dopo diversi anni, dal 1995 al 2004, in cui la crescita del Mezzogiorno si era attestata a livelli superiori rispetto alla media del resto del Paese, questo trend positivo si è interrotto facendo registrare una serie di risultati negativi che hanno riproposto con forza il problema dello sviluppo meridionale. Dobbiamo avere ben chiaro, signor Ministro e onorevoli colleghi, che il livello del prodotto nel Meridione risulta ben lontano dal suo valore potenziale. Ciò, se da un lato costituisce elemento di preoccupazione, dall’altro è indice delle grandi possibilità di sviluppo insite in quest’area del Paese.
Soffermarsi sulle questioni che attengono la crescita del Mezzogiorno non deve essere considerato l’ennesimo tentativo di rivendicazione, né tanto meno di recriminazione. Noi non ci attarderemo nella declamazione sterile e poco convincente sulle ragioni del Mezzogiorno. L’obiettivo è piuttosto quello di porre in risalto le grandi potenzialità di questa parte del nostro territorio ed il ruolo che essa potrebbe ricoprire nell’implementazione del programma di governo.
Nonostante da più parti si sia giudicata oltremodo ambiziosa la scelta di perseguire contemporaneamente obiettivi di crescita economica ed equità sociale non dovrebbe sottovalutarsi l’opportunità che un’efficace politica economica, volta a favorire e sostenere la crescita delle regioni meridionali, offre in termini di contestuale ridimensionamento di una delle maggiori sperequazioni presenti nel nostro Paese, ossia quella territoriale.
La scelta adottata dal Governo di puntare su una “strategia dell’offerta” che incrementi gli investimenti pubblici di qualità nel Mezzogiorno è pienamente condivisibile. L’aumento delle infrastrutture materiali ed immateriali e dei servizi offerti dallo Stato può costituire un valido strumento di incentivazione e sostegno per l’iniziativa privata locale. Troppo spesso gli imprenditori meridionali si trovano isolati nello svolgimento della loro attività, sia a causa della carenza di infrastrutture adeguate sul territorio, sia a causa dei rischi che una diffusa criminalità comporta per il loro lavoro.
Il Mezzogiorno rappresenta, e vorrei che ne fossimo consapevoli in quest’aula, un punto di forza non soltanto per ciò che attiene il rilancio della domanda interna, ma anche e soprattutto per ciò che riguarda la domanda estera e la crescita derivante dall’intensificazione degli scambi commerciali con gli altri Paesi.
Negli ultimi anni l’esposizione alla concorrenza internazionale e la stagnante produttività della nostra economia hanno condotto ad un peggioramento del saldo commerciale, ad una riduzione delle quote di mercato e ad una diminuzione degli investimenti diretti all’estero. Le imprese italiane, la cui produzione si concentra in settori ad alta intensità di lavoro e scarsa innovazione tecnologica, non sono state in grado di confrontarsi in modo competitivo sul mercato degli scambi internazionali con quelle delle economie emergenti, in grado di beneficiare di costi di produzione di gran lunga inferiori.
In questo contesto il processo di nuova industrializzazione del Meridione potrebbe costituire un trampolino di lancio per la nostra economia sotto due aspetti fondamentali. Da un lato, infatti, favorendo lo sviluppo di investimenti in settori tecnologicamente avanzati, si potrebbero compiere i primi passi verso un recupero di competitività della nostra industria e dei suoi prodotti sui mercati internazionali. Dall’altro, la scelta del Mezzogiorno, quale beneficiario privilegiato di tali interventi, costituirebbe una strategia di politica commerciale volta a individuare nelle regioni meridionali la piattaforma di riferimento per tutti gli scambi con le economie emergenti che si affacciano sul Mediterraneo. In questo senso ci pare estremamente significativo e vorremo che il Governo lo accompagnasse in modo costante, il parere favorevole della Commissione europea a un Fondo Italiano di 100 milioni di euro a favore del capitale di rischio impegnato in investimenti di piccole e medie imprese innovative nel Sud, e questo in specie nella fase iniziale dell’attività. Lo ricordiamo tutti che la Commissione europea fu molto esitante nel 2005, ora ha sciolto le riserve e ha giudicato la misura attuabile nel 2007. Dobbiamo essere molto attenti perché questo non riduce le remore della Commissione europea da altri espedienti per il Mezzogiorno. E tuttavia dobbiamo dirci che questo provvedimento europeo è un punto assai positivo anche perché le piccole e medie imprese sono, come si sa, il cuore e le viscere dell’economia meridionale e che rappresentano la parte attualmente più dinamica di tutta l’economia italiana. Senza sottacere che esse lo sono in misura maggiore che al Nord in tal senso il Governo nazionale dovrebbe attuare tutte quelle sinergie necessarie perché la politica economica del nostro Paese incroci l’azione della Commissione europea in favore delle nostre regioni meridionali.
In quest’ottica si apprezza la scelta del Governo di allegare al Documento di Programmazione Economica e Finanziaria il piano contenente lo stato di attuazione della Legge Obiettivo, predisposto dal Ministero delle Infrastrutture. Ci si augura che il Governo sarà in grado di dare piena attuazione ai programmi di sviluppo contenuti in tale documento ed in particolare a quelli individuati dalla terza linea di attività, pienamente corrispondenti alle nostre proposte per la valorizzazione territoriale delle aree del Sud del Paese.
Ciò nonostante si ritiene che la complessità della situazione meridionale potrebbe richiedere una molteplicità di interventi differenziati per assicurare la piena ripresa economica delle zone in esame.
In proposito, si guarda con particolare favore anche ad iniziative volte alla creazione di aree a vantaggio fiscale e di automatismi per favorire l’occupazione e lo sviluppo nel Mezzogiorno.
Una fiscalità di vantaggio incentrata sulla previsione di crediti di imposta per le imprese che intendano investire in queste aree del Paese potrebbe costituire un ulteriore intervento a favore della crescita economica del Sud.
Già nella precedente legislatura, dal 1996 al 2001, il centro-sinistra si è reso promotore di una simile iniziativa, ottenendo, tra l’altro, il via libera della Commissione europea. Sarà opportuno, e concludo colleghi Deputati. Far tesoro ora delle precedenti esperienze ed adottare una manovra di politica fiscale differenziata che dia certezza e sostegno a tutte le imprese che scelgono di sviluppare la loro attività nel Meridione.