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Il Risorgimento di Napoli. Un movimento per salvare il Centro Storico

di Giuseppe Ossorio
Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici

dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 3 febbraio 2006

Gli articoli di Carlo Franco, apparsi le scorse settimane sul Corriere del Mezzogiorno, mettono nuovamente nell'agenda pubblica cittadina l'antico problema del centro storico di Napoli, Entrambi gli articoli si collegano all'attività del “Comitato dì difesa del centro storico” presieduto dal giudice Raffaele Rairnondi, e che trova l'autorevole presenza di Gerardo Marotta, e illustrano la mia proposta di legge regionale per la “Riqualificazione urbana del centro storico di Napoli patrimonio mondiale dell'Unesco”. E una proposta di legge aperta a tutti i contributi che potranno migliorarla: quelli provenienti dal mondo intellettuale come da quello politico” e trova un unico vincolo: l'intangibilità del più grande centro storico d'Europa. Il consueto letargo pre e postelet-torale del Consiglio regionale non mi fa ben sperare per una approvazione in tempi brevi della proposta di legge.
C'è necessità che si formi nell'opinione pubblica e nel Consiglio regionale la coscienza che Napoli tomi ad essere il punto d'attacco delle politiche regionali per essere una metropoli europea. Bisogna capire che se non si interviene rapidamente Napoli produce diseconomie all'intero sistema campano.
Si scorgono finalmente, alcuni elementi dei dibattito pubblico che fanno supporre attutita la tendenza a sottacere il problema di Napoli. Bisogna dirlo a chiare lettere che la città ha necessità di una attenzione risolutrice maggiore. I parlamentari di maggioranza e di minoranza della Campania, i consiglieri regionali del centrosinistra e del centrodestra devono comprendere che bisogna riportare con urgenza Napoli al centro delle decisioni pubbliche, e che si deve ripartire dalia salvaguardia e dalla riqualificazione del suo tessuto urbano. La classe politica non sembra rispondere con lo stesso interesse mostrato dal mondo intellettuale. Non voglio sollevare polemiche” ma da cittadino mi domando perché i deputati, i senatori e gli europarlamentari della Campania non avvertono la. necessità di intervenire nel Parlamento nazionale o europeo su un tema così importante e decisivo. Negli acni passati le Regioni più forti hanno fatto la parte del leo-ne nella distribuzione del denaro pubblico, lasciando la "Campania e le regioni del Sud continentale al palo. Abbiamo visto in questi giorni come, a proposito della cosiddetta privatizzazione dell'acqua, un forte e duraturo movimento di opinione, che ha coinvolto professionisti, intellettuali, movimenti e settori di varie forze politiche, abbia avuto la meglio ottenendo che il provvedimento di privatizzazio-ne venisse bloccato. E necessario che si formi un movimento di opinione anche sul tema del centro storico di Napoli.

Dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 3 febbraio 2006



Proposta di Legge Regionale presentata dal Consigliere Regionale Repubblicano, dott. Giuseppe Ossorio
“Programma integrato di riqualificazione urbana per il Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco“

RELAZIONE SULL’IMPEGNO DELLA REGIONE CAMPANIA, CON PROPRIE RISORSE FINANZIARIE E CON IL RICORSO AL PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE, PER UN PROGRAMMA INTEGRATO DI RIQUALIFICAZIONE URBANA DEL CENTRO STORICO DI NAPOLI, DICHIARATO PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO.

La riqualificazione del Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO, necessita di una centralità che finora non si è ritenuta di assegnare all’azione della Giunta Regionale.
Eppure il problema Napoli non può sfuggire ad un’azione illuminata della Regione Campania, e soprattutto della Giunta. La consistenza del centro storico, il reticolo delle sue strade dove riaffiora tutta la sua storia, è sotto gli occhi di tutti e solo un impegno forte e congiunto dello Stato, della Regione e dei privati potrebbe invertire tale tendenza. In questa particolare fase tocca alla Regione Campania sopperire all’evidente disimpegno del Governo nazionale. Quello che si propone è mettere al centro degli obiettivi del programma della Regione Campania il grande problema di Napoli approvando una Legge regionale per il risanamento del suo centro storico. Vi è uno stretto rapporto fra lo sviluppo di Napoli e quello della Campania paragonabile solo a quello esistente fra il Mezzogiorno e l’Italia.
Si è guardato sempre con una certa apprensione al recupero del centro storico di Napoli per la difficoltà di definizione dell’impegno economico e di quello tecnico, connesso ai difficili rapporti sociali che siffatto contesto comporta. Da tempo, ormai, terminata la fase dell’espansione urbana, le problematiche edilizie ed urbanistiche si devono lentamente spostare verso il recupero edilizio e la riqualificazione urbanistica in generale, incentrando via via sempre di più l’attenzione verso il centro storico Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Bisogna riscoprire con urgenza l’importanza del più grande centro storico d’Europa e comprendere che il migliore avvenire e il decollo sociale, culturale, economico ed ambientale della Campania è strettamente connesso al futuro del suo capoluogo. E’ vero, però, che si è andata sempre di più sviluppando la cultura del suo recupero e del suo riutilizzo, in quanto si è compreso che sebbene degradato è parte integrante del patrimonio socio-economico-culturale della comunità regionale e meridionale.
La sua importanza discende dal fatto che alla sua origine ha ospitato residenze e complessi religiosi, segnando in questo modo profondamente la formazione culturale della città.
Recenti leggi regionali emanate in questa legislatura, come quella attinente alcune modifiche alla legge regionale n. 3 del 1996, e la messa a disposizione di risorse finanziarie, come quelle destinate al restauro delle facciate dei palazzi, hanno costituito una piccola inversione di tendenza, in quanto hanno posto come carattere prioritario l’essere incluso il centro storico nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Ma si tratta sempre di snellimento di procedure e di limitate risorse che poi, paradossalmente, la Legge regionale n. 16/2004 ha revocato.
L’inclusione del Centro Storico di Napoli nel Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO è stata troppo spesso equivocata come mero riconoscimento da vantare ai fini della promozione turistica: essa invece comporta un preciso vincolo in primo luogo per lo Stato e per il Governo nazionale, il cui impegno oggi, purtroppo, è ben lontano dai tempo in cui Nitti si impegnava per l’ex capitale e neppure mostra un ravvedimento in favore di una politica organica per il grande capoluogo.
La cultura urbanistico-architettonica ha espresso, in alcune storiche dichiarazioni di principio i valori di base su cui devono fondarsi la difesa dei valori ambientali e la metodologia del restauro urbanistico ed architettonico nei centri storici. Vale per tutte il Congresso di Strasburgo del 1976 e la Carta Internazionale per la salvaguardia delle Città Storiche di Washington del 1987.
Nel caso poi di un centro storico come quello di Napoli le azioni da porre in essere per assolvere detto vincolo sono molto più impegnative trattandosi di un intero contesto urbanistico caratterizzato dalla vetustà degli edifici, dalla consistenza sociale che lo caratterizza e dalla complessità dei lavori a farsi. Finora, tale obbligo è però rimasto senza risposta limitandosi lo Stato ad interventi particolari su singoli monumenti senza coinvolgere l’intero contesto nel suo unicum inscindibile.
Non si è mai richiesto l’assolvimento di detto obbligo e pertanto non si sono né adottate le misure legali, amministrative e finanziarie appropriate per la protezione, conservazione ed il restauro di tale patrimonio, così come espressamente voluto dalla Convenzione Unesco, né si sono eseguiti interventi che permettessero la rigenerazione dell’area tutelata.
Dall’incentivazione della conservazione dei centri storici in aree protette dall’Unesco ne deriva non soltanto la riqualificazione delle aree ma anche la riqualificazione della mano d’opera da impegnarsi ed in ogni caso un fortissimo incremento dell’occupazione.
Da tutto quanto su detto emerge la necessità che una siffatta delicata materia assurga a punto centrale di un’azione di governo ed in particolare che oltre alla creazione di un coordinamento che sia da sprone ai soggetti interessati al fine di porre in essere gli interventi ai quali sono obbligati, vi sia un puntuale e concreto impegno regionale ad assicurare l’identificazione, la conservazione e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio protetto del centro storico di Napoli.
Proprio la recente emanazione della c.d. “legge regionale urbanistica“ e cioè la n. 16 del 22 dicembre 2004 deve costituire lo scenario nel quale inquadrare il recupero del centro storico di Napoli: se finora si lamentava che ogni programma non poteva essere posto in essere in quanto mancava un quadro generale di definizione nel quale operare, ora invece la Regione
si è dotata dello strumento idoneo a governare le trasformazioni e le riqualificazioni urbanistiche.
Se da un lato la Regione promuoverà e sosterrà azioni di stimolo presso il Governo Nazionale al fine di fargli adempiere all’obbligo di conservazione
che si è assunto con l’Unesco, tramite lo strumento dell’accordo di programma disciplinato compiutamente proprio dalla legge regionale n.16 del 22 dicembre 2004, che ha recepito moltissimo della proposta di legge regionale depositata dal sottoscritto relatore della presente legge, in materia di Accordo di programma, divenendo in tal modo il principale interlocutore in materia, dall’altro deve definire programmi di riqualificazione urbana destinandovi risorse da reperire nell’ambito della programmazione annuale di bilancio e coordinando gli interventi finanziari delle altre Amministrazioni pubbliche, degli enti economici pubblici e di privati.
I programmi di riqualificazione, inquadrati come detto nel nuovo scenario definito dalla recente legge urbanistica regionale, devono essere definiti e finanziati anche con risorse regionali: è questo il passo decisivo che contribuirà a recuperare il centro storico di Napoli.

Napoli, 20 settembre 2005



Proposta di Legge Regionale presentata dal “Consigliere Regionale Repubblicano, dott. Giuseppe Ossorio
“Programma integrato di riqualificazione urbano per il Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco“

ARTICOLO 1
La Giunta regionale, ai sensi della legge regionale 19 febbraio 1996 n. 3, così come modificata dalla legge regionale 18 ottobre 2002 n. 26, definisce un Programma Integrato di Riqualificazione Urbano rivolto ad ambiti del Centro storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco ed interessato da agglomerati urbani che rivestono carattere storico e artistico, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi.

ARTICOLO 2
Il Programma Integrato, di cui all’articolo precedente, è definito mediante Accordi di Programma da stipularsi ai sensi dell’art. 12 della legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16. Essi sono estesi anche ad edifici di proprietà privata inseriti nel Centro storico di Napoli, zona omogenea A.
Gli Accordi di Programma, di cui al comma precedente, sono stipulati con il Comune di Napoli, la Provincia di Napoli, le Amministrazioni dello Stato ed altri Enti pubblici.
Al procedimento finalizzato all’Accordo di Programma partecipano tutti i soggetti pubblici e privati, interessati all’attuazione degli interventi oggetto dell’Accordo.

ARTICOLO 3
La Regione interviene con propri stanziamenti di bilancio al finanziamento del Programma di attuazione delle opere e degli interventi inseriti nel Programma Integrato di Riqualificazione Urbana, di cui all’art. 1 della presente legge, anche in riguardo ai sottoservizi e all’adeguamento formale delle esigenze tecnologiche con gli originali linguaggi architettonici.
Il piano economico, di cui al comma 12 dell’art. 12 della legge regionale 22 dicembre 2004 n.16, deve prevedere anche la quota a carico dei proprietari degli edifici da riqualificare, oltre eventualmente quella di altri Enti pubblici e privati interessati.
La progettazione e la realizzazione di interventi finalizzati alla riqualificazione urbana sono attuate mediante la Società di trasformazione urbana e territoriale prevista dall’art. 36 della legge regionale 22 dicembre 2004 n.16.

ARTICOLO 4
Il Programma Integrato prevede ai sensi dell’art. 5, comma 8 della legge regionale 18 ottobre 2002 n. 26, laboratori di ricerca, di servizi e di innovazione tecnologica per il restauro di Beni Culturali.

ARTICOLO 5
Agli oneri di cui alla presente legge si provvede, per il corrente esercizio provvisorio con le risorse di cui alla Unità Previsionali di Base 1.3.10 con uno stanziamento di 50 milioni di euro.
Per gli anni successivi si provvede con legge di bilancio.

Napoli, 20 settembre 2005