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Legge per il centro storico di Napoli, pronti 50 milioni

La proposta presentata da Giuseppe Ossorio: applicare il modello spagnolo creando scuole di recupero e laboratori per i giovani

Dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 13 gennaio 2006

Cento miliardi di vecchie lire e il centro storico torna in prima pagina. I soldi li metterà in circuito la Regione Campania se verrà approvata la proposta di legge illustrata ieri dal consigliere repubblicano Giuseppe Ossorio. Sono cinque articoli con una relazione scarna ed essenziale, per “riportare Napoli al centro del dibattito campano”. Bassi trasformati in aziende artigiane, scuole di formazione e trasformazione urbanistica. L'assessore Cundari e il sindaco Iervolino hanno applaudito: il dono è gradito e la normativa Ossorio non va in rotta di collisione né con la legge regionale urbanistica né con il progetto Sirena. “Anzi - spiega Iervolino - si integra con gli strumenti già esistenti e consentirà di fare un grande passo in avanti”. Su questo piano gli urbanisti sono disposti a collaborare a tempo pieno. Dice Aldo Loris Rossi: “Ho convinto Alvaro Siza a modificare in parte il suo progetto, ma si può fare di più. Nei miei archivi ho quattromila disegni che riguardano interventi sul centro storico, sono disposto a regalarli se davvero c'è la volontà di intervenire”. Mentre Mario Migliore auspica “un codice per il centro storico”.
Cento miliardi di vecchie lire e il centro storico viene ribattuto, non più come un mostro, in prima pagina. I soldi li metterà in circuito la Regione Campania se verrà approvata la proposta di legge illustrata ieri dal consigliere repubblicano Giuseppe Ossorio che, prima di scriverla, si è ispirato a Francesco Compagna e a Antonio Iannello, due “sacerdoti” delle regole e di una politica urbanistica improntata al rigore e alla trasparenza. È un buon segno e il preside di Architettura, Benedetto Gravagnuolo, ha sottolineato il salto di qualità: “La speranza progettuale non è morta, finalmente dopo anni di imbarazzo si sceglie di tornare al progetto e il fatto che ci siano risorse finanziarie a sostenere le idee consente una selezione fortemente orientata sul piano della qualità. Faccio un esempio: ora si può mettere mano al progetto di recupero dei Quartieri Spagnoli che prevede la trasformazione dei bassi in negozi e si possono selezionare aree pilota nel centro antico. Non più interventi a macchia di leopardo, ha ragione il collega Loris Rossi quando dice che la nostra è una città estremamente difficile nella quale però, se si ha coraggio, si può intervenire con successo”.
Quella di Ossorio, cinque articoli e una relazione scarna quanto essenziale, è una proposta aperta: “La legge è solo una indicazione, lavorando insieme si possono apportare i miglioramenti che decideremo insieme, l'importante è riportare Napoli al centro del dibattito campano. Non è una sfida che lanciamo alle altre province tutte egualmente meritevoli di attenzione, ma questa è la prima legge per Napoli e va difesa con forza”. L'assessore all'urbanistica Cundari e il sindaco Iervolino hanno applaudito: il dono è gradito e la normativa Ossorio non va in rotta di collisione né con la legge regionale urbanistica né con il progetto Sirena. “Anzi, sottolinea Rosetta, si integra con gli strumenti già esistenti e consentirà di fare un grande passo in avanti”.
Il dibattito è stato di grande spessore. Grazie al contributo di Mario Migliore - “Occorre un codice per il centro storico per scongiurare che si continui con interventi di manutenzione spontanea che allontanano la possibilità di un risanamento conservativo” - e, soprattutto, di Giulio Pane e Aldo Loris Rossi. “La proposta di legge è encomiabile, ha detto Pane, ma zoppa, perché stia in piedi bisogna coinvolgere il più possibile le circoscrizioni e la municipalità. In Spagna lo hanno fatto creando trecento laboratori di restauro e di impatto ambientale avviando al lavoro giovani anche appartenenti alle fasce di disagio sociale”. Aldo Loris Rossi ha fornito due indicazioni di grande interesse. “Bisogna diffondere la cultura della conservazione mettendo in rete il tessuto edilizio di proprietà del Comune, della Curia, del Risanamento e del Banco di Napoli. Il buono va salvato e restaurato, insomma, la spazzatura, invece, va rottamata in modo da “liberare” le aree monumentali del centro storico, soprattutto la murazione quattrocentesca, che attualmente soffocano nel degrado”. Su questo piano gli urbanisti sono disposti a collaborare a tempo pieno e Loris Rossi ha detto: “Ho convinto Alvaro Siza a modificare in parte il suo progetto, ma si può fare di più. Nei miei archivi ho quattromila disegni che riguardano interventi sul centro storico, sono disposto a regalarli se davvero c'è la volontà di intervenire”.
Una mattinata ben spesa, insomma. Gerardo Marotta, il padrone di casa, era visibilmente soddisfatto, ma Lello Raimondi, presidente del Comitato per il Centro storico, ha invitato alla prudenza: “Speriamo che questa legge non serva solo a mettere un pò di soldi in circuito, ma avvii un serio approccio di restauro, di risanamento e di conservazione del nostro patrimonio”. E ha mostrato una lettera di Massimo Cacciari che ha organizzato un convegno internazionale per metà febbraio invitando tutti i comuni inseriti nel patrimonio dell'Unesco, Anche Napoli, naturalmente, e il sindaco ha preso la palla al balzo per una picco 1 la rivincita: “I profeti di sventura sono stati ancora una volta smentiti, Napoli è uno dei fiori all'occhiello dell'Unesco e tra poco anche la Mostra d'Oltremare entrerà nell'elite dei beni da proteggere e da valorizzare”.

Carlo Franco
Da Corriere del Mezzogiorno - 13 gennaio 2006