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Nassiriya, due anni dopo

Di Luisa Babini

Editoriale dell'11 dicembre 2005

Mi chiedo ogni giorno che idea abbiamo delle Istituzioni, me lo chiedo con maggior forza oggi che stiamo assistendo ad una revisione quasi totale della nostra Carta Costituzionale .
Mi chiedo che valore diamo alle Istituzioni e la domanda diventa spontanea di fronte alle affermazioni del Sindaco di Marano ( Napoli) il quale sostiene che i Carabinieri trucidati a Nassiriya, in un attentato terroristico, sono “martiri a pagamento”. In quanto tali , sostiene il Sindaco, non gli va intitolata una strada. A loro è stato preferito Arafat egli sì martire, sostiene sempre il Sindaco.
Ora vorrei ricordare a questo esponente del PDCI che i nostri ragazzi sono morti vittime di un attentato terroristico e che l’Italia intera visse un giorno di grande dolore e lutto. Un attentato terroristico vile, ignobile e vergognoso, che come tutti gli attentati terroristici vanno condannati con fermezza.
I nostri militari, nel caso specifico i Carabinieri erano in Iraq per portare la luce, l’acqua e per restituire una vita normale ad un popolo che per troppo tempo aveva subito una dittature feroce .
Come disse il Presidente Ciampi dopo il dolore occorre reagire e non dare tregua al terrorismo internazionale che ricordo aveva colpito prima dei nostri militari anche la Croce Rossa o l’ONU.
A questi caduti in servizio alla Patria il Presidente Ciampi ha conferito un alto riconoscimento assegnato postumo solo alcuni giorni fa per significare alle famiglie dei militari , tragicamente caduti, il riconoscimento Suo e dell’intero popolo italiano.
Trovo oltremodo oltraggioso, vergognoso e da rispedire al mittente le affermazioni del Sindaco di Marano, riconoscendomi invece nelle parole del nostro Presidente della Repubblica Ciampi. Parole e gesti che interpretano il sentimento dell’intero popolo italiano, ma immagino non quello del Sindaco di Marano.