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Gli indicatori della povertà: La formulazione

di Luigi D'Ambra
Ordinario di Statistica - Università degli studi di Napoli "Federico II"

Editoriale del 14 novembre 2005
 
La povertà, essendo un concetto non osservabile, non è direttamente misurabile, perciò la sua valutazione può avvenire solo attraverso caratteristiche che ne misurino l’effetto. Pertanto l o studio della povertà è stato effettuato attraverso la valutazione delle seguenti 6 dimensioni: nutrizionali, demografiche, sociali, sanitarie, economiche e di progresso, scolastiche. Tali aspetti, interpretati come dimensioni latenti della povertà, sono stati quantificati attraverso variabili, definite manifeste cioè osservabili.
Dalla stima delle relazioni tra la variabile povertà ed i 6 indicatori individuati, si nota la maggiore influenza che la componente relativa alle condizioni scolastiche esercita sul fenomeno della povertà. Un minore influsso sulla variabile povertà, sebbene di considerevole importanza hanno le condizioni sociali, sanitarie ed economiche.
Dallo studio delle relazioni tra le variabili latenti e le variabili manifeste si evince che:
le variabili manifeste che incidono maggiormente sulle condizioni scolastiche sono: l’alfabetismo totale ed in particolare l’alfabetismo femminile;
le variabili manifeste che esercitano una maggiore influenza sulle condizioni sociali sono: accessibilità ai sevizi igienici ed acqua potabile, uso di metodi contraccettivi;
le variabili manifeste che esercitano maggiore influenza sulle condizioni economiche e di progresso sono: PNL, uso dei telefoni , ed uso di internet. Anche la speranza di vita ha un impatto importante.
Un suggerimento, quindi, da offrire agli studiosi del fenomeno potrebbe essere quello di concentrare la propria attenzione maggiormente sulle condizioni scolastiche, socio-economiche e sanitarie dei paesi oggetto dello studio, ed in particolare sulle suddette variabili manifeste con coefficiente strutturale più elevato, che sottendono alle stesse variabili scolastiche, sociali, sanitarie ed economiche.
In particolare, sarebbe opportuno indirizzare i primi interventi sulle condizioni scolastiche che rappresentano un aspetto fondamentale ai fini della valutazione del fenomeno povertà, nei confronti del quale il livello di percezione dell’importanza di un appropriata istruzione è ancora basso per garantire un soddisfacente utilizzo del mezzo di informazione. Innanzitutto si evince dai risultati la necessità di creare adeguati canali d’intervento per combattere il dilagante fenomeno della deprivazione culturale femminile. A sostegno degli esiti emersi dall’indagine effettuata vi è, infatti, un recente Rapporto dell’Onu che dimostra come le donne analfabete nel mondo siano 500 milioni, a fronte dei 280 milioni di uomini. Da non sottovalutare sono anche le condizioni sociali, legate all’utilizzo di acqua potabile e all’uso di metodi contraccettivi, e strettamente connesse ai molteplici problemi sanitari che potrebbero derivare dalla loro mancanza. Indubbiamente, non trascurabili sono le condizioni economiche, ed in particolare quelle legate al progresso quale l’utilizzo del telefono o di internet. Quest’ultimo, infatti, oltre ad essere un parametro di valutazione della ricchezza di un paese, è sicuramente anche un valido mezzo di informazione e quindi un efficace apporto aggiuntivo al sistema scolastico.
In generale l’analisi statistica ha evidenziato, inoltre, che sarebbe opportuno calcolare un indice di povertà multidimensionale per le seguenti tre tipologie di paesi:

  • paesi sottosviluppati;
  • in via di sviluppo;
  • paesi industrializzati.

Infatti, sebbene, una seconda formulazione dell’IPU (indice di povertà umana introdotto nella sua prima formulazione nel1997 nell’ottavo rapporto dell’UNDP) non fa più riferimento ai soli paesi più poveri, ma considera variabili o soglie diverse a seconda che si tratti di economie in via di sviluppo (IPU-1) o di economie industrializzate (IPU-2), riteniamo opportuno prendere in considerazione anche una terza categoria di paesi, ossia quelli ancora sottosviluppati e pertanto non classificati tra quelli in via di sviluppo.
Inoltre questo nuovo modo di concepire la povertà si scontra con alcune problematiche connesse alla sua misurazione:
la mancanza di un’adeguata base di dati statistici, la presenza della base di dati mancanti, che riduce la quantità di informazione disponibile con la conseguenza di produrre spesso risultati incongruenti;
la non omogeneità dei dati. Infatti è di fondamentale importanza ai fini di una corretta analisi statistica realizzare una base dati omogenea basata su criteri di rilevazione, generali e condivisi ;
assenza di variabili riguardanti alcune dimensioni rilevanti (lavoro, criminalita, politica, ambiente, assistenza, cultura).
Coerentemente con le finalità predette nasce dunque, l’esigenza di individuare tecniche di analisi che permettono di inquadrare la povertà misurata non soltanto sotto l’aspetto economico e monetario ma in un contesto più ampio, per migliorare la conoscenza del problema da affrontare mediante specifici interventi economici e sociali, ma soprattutto culturali. Anche l’ONU, muovendosi in questa direzione, ha lanciato un chiaro messaggio a riguardo, nel Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo presentato a Roma in questi giorni. Infatti, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per raggiungere gli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” la comunità internazionale deve non solo lavorare affinché nei Paesi in via di sviluppo finisca la discriminazione nei confronti delle donne ma soprattutto intervenire con maggiori risorse per sostenere la diffusione dell'istruzione e la "salute riproduttiva". Occorre dunque, facilitare l’accesso scolastico degli strati più deboli con particolare attenzione alle donne con il conseguente miglioramento degli indicatori di salute. Le donne con una più elevata istruzione possono aspirare ad un lavoro migliore e percepire un reddito più elevato. L’elevata istruzione comporta una maggiore sensibilità a recepire i messaggi di educazione sanitaria ed una maggiore partecipazione alla vita politica rendendo i governi più sensibili e responsabili verso i bisogni di salute e in generale dei gruppi di soggetti vulnerabili. Le risorse, insomma, anche se scarse vanno impiegate in sistemi di prevenzione sanitaria e nel rafforzamento dei diritti umani, sociali ed economici.