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Le dimensioni della povertà

Di Luigi D'Ambra
Ordinario di Statistica - Università degli studi di Napoli "Federico II"

Editoriale del 7 novembre 2005
 
Il dibattito interdisciplinare in tema di povertà è stato negli ultimi decenni assai vivace, la letteratura ha raggiunto dimensioni considerevoli, molteplici sono stati gli studi che hanno dato origine ad una diversità di approcci, ad ognuno dei quali è corrisposta un’attenta definizione e concettualizzazione. Si è discusso, quindi, dello spazio di analisi, dei criteri e degli standard da adottare, dell’influenza dei diversi approcci nel tempo e nello spazio. Il risultato è che, nel tempo, sono state formulate molteplici definizioni di povertà: non la povertà, ma, piuttosto, diverse povertà. Infatti, analizzando più profondamente la questione, vi è innanzitutto una necessaria distinzione da fare tra l’approccio unidimensionale e quello multidimensionale.
Il primo, che è anche quello più tradizionale, è basato essenzialmente sulla definizione e misurazione della povertà a partire da un’unica variabile, sia essa il reddito o sia essa la spesa, ossia l’ammontare dei beni che una persona é in grado di consumare. Pertanto, in riferimento a questo tipo d’approccio, è opportuno operare una distinzione tra povertà in senso assoluto e povertà in senso relativo.
Per povertà assoluta s’intende quella condizione economica di limitata abilità ad acquistare beni o servizi, definita indipendentemente dallo standard di vita medio della popolazione di riferimento. Tale forma di povertà viene determinata sulla base di un paniere di beni o servizi ritenuti essenziali, rivalutato negli anni per tener conto della variazione dei prezzi correnti.
L’altra misura della povertà, quella relativa, si basa sull’assunzione che la condizione sociale di un individuo non può essere definita se non a partire dall’ambiente nel quale vive . Dunque si concretizza in una l imitata abilità ad acquistare beni o servizi, definita relativamente al reddito o al consumo medio o mediano della popolazione di riferimento.
L’approccio più recente è quello multidimensionale. Esso estende il numero di dimensioni definendo e misurando la povertà attraverso una molteplicità di variabili. Il reddito, dunque, è solo una delle dimensioni della povertà. L’indiano Amartya Kumar Sen, padre dell’approccio delle “capability”, ha fornito nell’analisi recente della povertà, il suo maggiore apporto. Sen definisce la povertà come la privazione delle capabilities fondamentali dell'uomo. L’approccio delle capability ha una natura multidimensionale poiché accresce il numero di dimensioni definendo e calcolando l’estensione della povertà su una elevata quantità di variabili.
Pertanto, poiché la povertà nell’accezione più moderna racchiude molteplici dimensioni, deve essere osservata mediante una serie di indicatori che riflettano non solo i livelli di reddito e di consumo, ma anche quelli sociali, culturali, nutrizionali, sanitari e demografici. Infatti, data la molteplicità di indicatori, la presente indagine propone uno studio statistico con tecniche di tipo multidimensionale in grado di considerare le diverse variabili che descrivono il fenomeno della povertà in relazione alla gran parte dei paesi, dove è stato possibile reperire dati statistici attendibili. Allo scopo di individuare i determinanti strutturali della povertà, è stato utile procedere con delle tecniche maggiormente utilizzate nel trattamento multivariato dei dati. In particolare, prendendo le mosse dai dati raccolti nelle dieci tavole statistiche e forniti dalle Agenzie dell’ONU e dagli uffici dell’Unicef, è stata costruita una graduatoria dei paesi tenendo conto delle relazioni tra le variabili.
Gli indicatori sono stati scelti in modo da descrivere le principali caratteristiche demografiche, sociali, sanitarie, nutrizionali culturali ed economiche delle singole unità statistiche in riferimento al fenomeno della povertà. Alla fine è risultato un database composto da 163 paesi e 47 indicatori. Dall’analisi sono risultate significative le prime due componenti che riassumono in modo abbastanza soddisfacente la struttura delle relazioni delle variabili osservate. Sulla base di questi risultati è stata stilata una graduatoria dei paesi (utilizzando le coordinate della prima componente principale) partendo dal paese più povero fino ad arrivare a quello meno povero (linea di povertà multidimensionale). Come si osserva dal grafico sottostante, nell’intervallo di valori da -10 a 0, ossia dove si collocano i paesi estremamente poveri, vi è una netta prevalenza di paesi africani ed asiatici, invece spostandoci al di sopra della linea di povertà multidimensionale si osserva un’evidente preponderanza dei paesi meno poveri ed in particolare dei paesi europei ed occidentali.


 
Successivamente, attraverso una cluster analysis dei dati è stato possibile individuare gruppi di paesi caratterizzati da più indicatori, così da cogliere il fenomeno della povertà nelle sue dimensioni essenziali. Dall’insieme delle relazioni tra i paesi e le variabili considerate è stato possibile identificare 5 gruppi di paesi. Gli stati facenti parte della stessa classe hanno la caratteristica di essere omogenei, rispetto all’insieme delle variabili che descrivono la classe, ed eterogenei rispetto ai paesi che si trovano in altre classi. Procedendo ad una disamina dei gruppi sono state riscontrate diverse tipologie di povertà, in pratica ciascun gruppo si differenzia dagli altri per una determinata forma di povertà, ad eccezione di quella culturale che accomuna tutti i raggruppamenti. Pertanto appare evidente, una deprivazione culturale, anche se decrescente, che accomuna tutti i gruppi considerati.
In ultimo è stato interessante individuare quella dimensione che, rispetto alle altre, assume un peso preponderante sul fenomeno della povertà, attraverso un modello di equazioni strutturali. Dunque con l’ausilio dell’ultima analisi siamo stati in grado di evidenziare non solo le principali caratteristiche del fenomeno ma soprattutto i suoi maggiori determinanti, così da poter suggerire, eventualmente, le prime linee d’azione.