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Le primarie quale incidenza sulla qualità delle politiche?

Di Alberto Lucarelli
Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico - Università degli studi di Napoli "Federico II"

Editoriale del 30 ottobre 2005
 
L’intenzione di estendere le primarie anche alle prossime elezione dei Sindaci dimostra che l’entusiasmo partecipativo del 16 ottobre ha conquistato entrambi gli schieramenti. È innegabile, infatti, che vi sia stata una grande dimostrazione di partecipazione da parte dei cittadini italiani. Il voto di oltre quattro milioni, al di là di successive e più analitiche considerazioni, va registrato e valutato in senso positivo. Credo però che adesso sia opportuno, oltreché necessario, qualificare la spinta partecipativa, uscendo dalla temibile e sempre seducente spirale dell’onda plebiscitaria e dell’ “uomo della provvidenza”. Occorre partire dal 16 ottobre per valorizzare e dare effettività al desiderio di partecipazione. La partecipazione-investitura va trasformata in partecipazione al progetto politico, dalla partecipazione ex post bisogna passare alla partecipazione ex ante.
Scusate l’espressione, apparentemente contraddittoria, ma risulta necessario attivare un processo di democratizzazione della partecipazione, in grado di sanarne l’attuale deficit qualitativo. Il desiderio e la volontà partecipativa vanno incanalate nella redazione di un progetto politico dell’ Unione per la prossima legislatura. Tale processo ha bisogno di una organizzazione che sappia selezionare le istanze provenienti dallo Stato-comunità, mettendo da parte risse e rivalità tra fazioni interne all’ Unione. In questo senso appaiono rassicuranti le dichiarazioni di Prodi il quale ha subito manifestato l’intenzione di far votare il programma in assemblee regionali, esprimendo il chiaro intento di rendere partecipi gli elettori al progetto politico.
I dodici “tavoli” programmatici (istituzioni, giustizia, esteri, finanza, mezzogiorno, scuola e università, economia, ambiente-energia-trasporti, lavoro e welfare, immigrazione, informazione e cultura), rappresentativi delle varie forze componenti l’ Unione (nove partiti), istituiti alla fine di luglio, e messi per opportunismo e tattica politica in “letargo”, dovranno a questo punto essere rilanciati e posti in grado di funzionare realmente; dovranno configurare un modello aperto e responsabile al fine di rappresentare istanze di carattere generale. I “tavoli” dovranno aprirsi ai contributi provenienti dalla c.d fabbrica di Prodi, immaginata proprio per raccogliere istanze e suggerimenti provenienti dalla società. Questo modello, se messo realmente in grado di funzionare, potrebbe rappresentare un giusto equilibrio tra il ruolo rappresentativo dei partiti e la partecipazione diffusa di associazioni, ONG, movimenti, trasformando le primarie-investitura in primarie sul programma.
Tuttavia, il processo va perfezionato; nel caso in cui si proceda a primarie anche in ambito locale, l’auspicio è che l’investitura del futuro leader avvenga già in presenza di un programma, realizzato attraverso l’istituzione di un tavolo aperto, in modo che, da subito, il candidato si senta responsabile di un progetto politico dinanzi ai cittadini. Ciascun aspirante sindaco dovrà costituire un proprio tavolo, i cui contenuti, una volta selezionato il leader della coalizione, contribuiranno alla determinazione del programma politico unitario.
In conclusione, le regole che disciplineranno le prossime primarie dovranno essere più chiare e trasparenti (natura pubblicistica), e non il frutto di un contingente ed occasionale accordo politico, avendo sempre presente che è obbligo dello Stato di organizzare la democrazia, ovvero di adottare misure positive che mettano in opera i principi e che salvaguardino la democrazia stessa dagli abusi commessi in nome del pluralismo e della libertà.