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L'imbroglio federativo

Di Ernesto Paolozzi
Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli

La legge che passa sotto il nome di devolution è un imbroglio e nasce con un imbroglio.
Innanzitutto perché, una volta che sarà approvata anche al Senato, dovrà essere convalidata da un referendum che, a sentire gli umori del paese reale, difficilmente passerà. Serve allora unicamente come bandiera a vantaggio di una forza di governo, la Lega Nord, per potersi presentare alle prossime elezioni con una finta vittoria da poter sventolare.
E’ dunque un imbroglio anche per gli elettori della Lega stessa i quali, certo, non brillano per intelligenza ma pur potrebbero accorgersi della verità in un estremo sussulto.
E’ un imbroglio perché è sostanzialmente inattuabile in molti suoi punti qualificanti, a cominciare dall’incompatibilità con il nuovo sistema elettorale che la stessa maggioranza ha approvato pochi giorni or sono. Da un lato infatti una legge che aumenta a dismisura i poteri del premier e indebolisce il Parlamento e dall’altro una legge elettorale proporzionale che produce l’effetto sostanzialmente opposto.
E’ un imbroglio perché qualcuno cerca di farla passare per una legge federalista (povero nostro Cattaneo, starà rivoltandosi nella tomba!) ed è, in sostanza, una spezzettatura di Enti e istituzioni che difficilmente potranno più trovare un punto di collegamento. Ciò che è il contrario del federalismo, che nasce, come quello europeo che stiamo faticosamente attuando, per federare, ossia per unificare, mettere insieme, o come altro si voglia dire, diverse entità culturali e politiche. Cosicché, mentre ci sforziamo di unirci a francesi, tedeschi e inglesi, e perfino a turchi, e adottiamo una moneta unica per competere sul grande scenario internazionale, dividiamo l’Italia in piccole entità che molto spesso non vengono sentite come tali neanche dagli stessi cittadini che le compongono. Provate a dire, per fare un solo caso, ad un veneziano che è un veneto, e vedrete la dura reazione del cittadino che si sentirà profondamente offeso.
L’elenco degli imbrogli che passano sotto il nome di devoluzione potrebbe proseguire per pagine e pagine.
Qui ci basti dire che è anche un imbroglio morale, che fa appello, cioè, ai peggiori sentimenti del peggiore elettorato perché viene presentata ad una parte della popolazione considerata più ricca come la soluzione punitiva nei confronti della restante cittadinanza, soluzione attraverso la quale quella stessa parte sarà in grado di risolvere i suoi problemi. Bossi, o chi per lui, andrà a dire, in campagna elettorale, che la Lombardia potrà contare su una Sanità, una scuola e una polizia amministrativa floride e ricche, mentre le altre regioni, con “Roma ladrona” in testa, e gli altri disperati della Campania, della Calabria, della Sicilia eccetera, dovranno cavarsela con quel po’ che resta del denaro pubblico. E, ciò che è più grave, è che l’imbroglio continuerà quando partiti come Alleanza Nazionale, che tanto hanno sventolato le bandiere tricolore e tanto hanno fatto squillare trombe nazionaliste, cercheranno di spiegare ai poveri sudditi del Mezzogiorno che la legge, nientedimeno che, contiene una norma, cosiddetta dell’interesse nazionale, per cui se un provvedimento regionale pregiudicasse quell’interesse, il governo potrebbe annullarlo. Il che altro non è, per un paese come l’Italia, che la legittimazione giuridica della confusione.
Berlusconi fida sul fatto che i leghisti ricorderanno questa loro presenta vittoria al momento delle elezioni, mentre il resto dell’elettorato italiano sarà stato distratto da altri avvenimenti.
Compito nostro è quello semplice, e difficile assieme, di evitare che questo gigantesco imbroglio venga dimenticato al momento opportuno.