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Rispetto la Chiesa, ma perché non deve pagare l'Ici come noi?

Di Giuseppe Ossorio
Consigliere regionale dei Repubblicani democratici

Dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera - 5 ottobre 2005

Si sta riaprendo, a mio avviso, un solco troppo ampio fra mondo politico e Chiesa cattolica. Quel Tevere che Giovanni Spadolini voleva sempre più stretto sembra invece allargarsi di nuovo. Nella nostra regione vi sono stati - in altri tempi - momenti di tensione fra il complesso mondo della Chiesa e il mondo politico ma, francamente, si sono sempre ricomposti in un civile dialogo, in cui ognuno si è assunto le proprie responsabilità. Il mondo cattolico si è impegnato sul terreno della socialità senza per questo pensare di poter supplire il mondo politico. Se, invece, la discussione diventa una disputa sui principii nella quale una delle due parti cerca di prendere il sopravvento, la battaglia si fa aspra e difficilmente governabile. Per questo motivo, sia pure con rispetto, sento di dover esprimere dissenso per le ultime posizioni assunte dal cardinale Ruini, posizioni che, troppo spesso sembrano tese ad invadere il mondo della politica e delle istituzioni democratiche.
Parliamoci chiaro. A fondamento di queste nuove posizioni delle alte gerarchie vi è la sensazione netta che la società civile senta il bisogno di un ritorno allo spirito religioso per mancanza di valori non soltanto della politica ma anche della cultura laica. Questa analisi trova conforto in quanto sta accadendo negli ultimi anni in America. L'Italia e l'Europa possono e devono evitare uno scontro di questa portata, e lo possono perché sia il mondo della cultura che la Chiesa cattolica hanno tradizioni più solide e radicate. Si può, insomma, evitare uno scontro tra concezioni della vita troppo elementari e semplici, incapaci di appagare sia il bisogno religioso sia le istanze del pensiero laico. Ed è qui che la politica deve giocare un suo ruolo non secondario.
La vociferata intenzione del Governo di non far pagare più l'Ici anche alle scuole, alle cliniche e persino a ristoranti di proprietà della Chiesa, ci rende, più che perplessi, attoniti. Cosa dovrebbero dire i tanti pensionati napoletani che hanno acquistato con grande sacrificio una piccola casa dando la liquidazione come anticipo e sobbarcandosi un lungo mutuo? Sembra che, nascondendosi dietro i grandi principii, classe politica da un lato e gerarchia ecclesiastica dall'altro mirino invece a ben altri, meno nobili, accordi. E, invece, la questione di principio esiste, ed è fondamentale. La Chiesa, tutto sommato, fa la sua parte. Tocca allora alla cultura laica, e alla politica, proporre nuove prospettive che diano risposte al vuoto di senso che attraversa la società in tutte le sue forme. Guai a pensare, come è stato detto, che da un lato ci sono i valori, quelli del cattolicesimo, e dall'altro soltanto il pragmatismo e l'amministrazione. Questa idea di società porterebbe alla dissoluzione della società laica e all'inesorabile declino di una Chiesa che diverrebbe custode di valori, così pietrificati, che la maggioranza dei cittadini sente estranei e lontani. Laicità e cristianità guadagnano o perdono insieme la battaglia per il governo della modernità.