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Le Regioni e la pianificazione urbanistica

Di Gabriella Cundari
Professoressa ordinaria di Geografia Economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Editoriale del 3 ottobre 2005
 
L’epoca attuale non ha risolto, nonostante gli sforzi profusi, il problema della sostenibilità, soprattutto nella sua correlazione allo sviluppo: crisi socioeconomica e crisi ecologica appaiono le due facce di una stessa medaglia - il mondo - il cui valore va pericolosamente diminuendo.
La new economy mostra aspetti contraddittori: sarà in grado di assicurare condizioni di trasformazione dell’ambiente più vicine alla sostenibilità? E, soprattutto, consentirà allo spazio urbanizzato del nuovo secolo trasformazioni urbane capaci di invertire molte delle rotte già intraprese, che hanno innalzato la soglia del degrado ambientale e abbassato quella della qualità della vita?
Ciò significa, in sostanza, che i linguaggi della sostenibilità e della pianificazione urbanistica non devono più essere, come purtroppo oggi si verifica, lontani tra loro anni luce. Basti solo fornire qualche esempio concreto, relativo alla situazione campana, per verificare la veridicità di questo assunto: per compensare la fascia insediativa senza soluzione di continuità che comprende tutta l’area metropolitana di Napoli e si congiunge all’area urbanizzata di Caserta, occorrerebbe un territorio ecologico pari almeno alla superficie del restante territorio regionale. Per contenere significativamente il rischio Vesuvio, bisognerebbe ridurre ad 1/3 la popolazione dell’area rossa. Per disinquinare l’intera rete fluviale campana, bisognerebbe rinnovare il sistema fognario di quasi 200 comuni e creare ex novo la rete di molti piccoli comuni e di molti insediamenti sorti lungo gli alvei fluviali, soprattutto nella parte alta dei corsi d’acqua. Per bonificare in maniera significativa le aree compromesse da insediamenti produttivi dismessi (si pensi a Bagnoli e al suo litorale) occorrono non solo capitali ingenti, ma un lasso di tempo ampio anni. Ma sarebbe altresì necessario ridurre il deficit di servizi e attrezzature pubbliche, di luoghi d’incontro e di strutture accessibili ai portatori d’handicap, nonché razionalizzare ulteriormente tutto il sistema trasportistico.
La concreta possibilità che sia impossibile raggiungere obiettivi di piena sostenibilità non significa e non deve significare, però, rinunciare su tutta la linea ad imboccare un percorso più corretto.
Un governo del territorio più vicino alle esigenze di vivibilità; un’edilizia rispondente alle esigenze di risparmio energetico, di gestione corretta dei rifiuti condominiali, di uso consono della risorsa acqua, di un più corretto rapporto tra aree edificate e aree a verde, di una manutenzione più attenta e rigorosa; un funzionamento degli IIAACCPP più vicino alle reali necessità della popolazione; una maggiore efficacia dei controlli; l’avvio di una risoluzione dei problemi legati ai ripetuti condoni edilizi sono tutte iniziative che vanno quanto meno avviate, se si vogliono dare risposte credibili ai cittadini campani.