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Comunicazione, l'altra metà della cultura

Di Tjuna Notarbartolo
Direttrice del Premio "Elsa Morante"

Editoriale del 26 settembre 2005
 
La giuria del Premio Letterario “Elsa Morante”, presieduta da Dacia Maraini, composta da Vincenzo Cerami (scrittore e sceneggiatore già premio Oscar), Francesco Cevasco (caporedattore della cultura del Corriere della Sera), Maurizio Costanzo (giornalista), Antonio Debenedetti (scrittore), Paolo Mauri (caporedattore della cultura de “La Repubblica”), Nico Orengo (direttore di “Tuttolibri de La stampa”), Emanuele Trevi (scrittore) e Tjuna Notarbartolo, che da quindici anni dirige il Premio, ha comunicato i vincitori dell’edizione di quest’anno. La premiazione verrà celebrata il prossimo 7 ottobre, alle 19,00 presso il Teatro Augusteo di Napoli. Quando è venuto fuori il nome del vincitore della sezione dedicata alla Comunicazione sarà Fiorello. Quando è venuto fuori il nome è stata subito polemica. Perché?.
 
Immediatamente, dalla prima pagina de L’Unità un giurato (ex-giurato a quel punto), il semiologo Paolo Fabbri tuonava “Fiorello? Piuttosto mi dimetto”. Eppure altri nove giurati, rappresentanti non secondari della cultura italiana, avevano votato così. E mentre Fabbri sottolineava di essere l’unico vero esperto in comunicazione (a dire il vero Fabbri è un professore universitario di tutto rispetto), nella polemica scatenata dal primo quotidiano cominciavano ad intervenire il sito Dagospia, il Secolo d’Italia, la Voce di Romagna, ed altri. Nonostante la notizia di Fiorello vincitore non era stata ancora divulgata ufficialmente.
Per non parlare di scambi di e-mail infervorate tra i vari giurati, per esempio Vincenzo Cerami sottolineava, e testualmente riportiamo: “Io che un po' m'intendo di "spettacolo" ti dico che Fiorello "comunica" autentica simpatia sul piccolo schermo e alla radio. E' l'unico personaggio televisivo che non conosce la volgarità. E' pieno di talenti, come imitatore, come cantante, come intrattenitore. Ma soprattutto ha la rara capacità di entrare in sintonia con i telespettatori, di "comunicare", appunto, la sua indole giocosa. Se c'è qualcuno in televisione a cui vanno riconosciuti questi meriti, questo è Fiorello. Penso che Fiorello vada premiato, perché io personalmente non sono contro la televisione, ma contro questa televisione, e in questa televisione Fiorello si configura come una possibilità altra rispetto alla volgarità e alla scempiaggine attuale. Mi dispiace che al centro dell'incidente ci sia proprio Fiorello, un artista televisivo fuori dal coro, che va avanti per conto suo, con la sua indole infantile e disincantata, istintivamente e sanamente popolare.”
Riflettiamo su questa polemica perché non è cosa marginale; non è solo, a nostro avviso, un fatto di costume. I relativi termini, infatti, coinvolgono la nostra vita quotidiana e il suo sviluppo civile e democratico.
In fin dei conti, il vero argomento del contendere non è Fiorello, ma la Comunicazione stessa. Che cosa significa “comunicazione”? Che cos’è? Le risposte sono semplici e complesse al tempo stesso, come per ogni scienza, perché è di una vera e propria scienza che si tratta: una scienza relativamente nuova, certamente, attraverso la quale si può comprendere ogni aspetto della civiltà contemporanea; di più, attraverso la quale si può costruire ogni aspetto della civiltà contemporanea. Implica la conoscenza approfondita di azioni e reazioni, con forti competenze linguistiche, semiotiche e psicologiche, e coinvolge fortemente la circolazione della cultura, la formazione della classe dirigente e il suo sano rinnovamento. E, ancor di più, incide sui mercati economici e finanziari ormai mondializzati.
L’esperto in comunicazione non si limita a saper comunicare un evento ma lavora alla costruzione dell’evento stesso (sociale, economico, politico, culturale, ecc.), permeandolo di aspetti “comunicabili”. Edifica qualcosa che sa di poter ben veicolare.
E se la cultura è la conoscenza profonda di un patrimonio di civiltà, la comunicazione, oggi, è l’altra metà della cultura.
E’ chiaro che tutto ciò prevede un studio accurato di questa materia, ma è anche vero che questa materia - magmatica, pervadente, delicata e potente -, non si esaurisce nelle aule universitarie.
Esistono scienziati delle comunicazioni e comunicatori: sono due facce della stessa medaglia. Credo sia giusto osservare, ascoltare e discutere ora con gli uni ora con gli altri. Un buon comunicatore è quello che - per istinto o per studio - comprende il pubblico, riuscendo a coinvolgerlo con tecniche  e linguaggi che arrivano alla meta prefissa. Un buon comunicatore è quello che - per istinto o per studio - comprende i mezzi di comunicazione e sa usarli, la radio come la televisione; sa gestire e rendere efficaci i vari formati, da quello dello spettacolo a quello dello spot pubblicitario (è appunto il caso di Fiorello). E il nostro one-man-show? Per ora si trova al centro di acutissime discussioni intellettuali ed intanto si dice contento di essere a Napoli il 7 ottobre per ritirare il suo Premio.
Di tutto ciò deve occuparsi una formazione politica, come un’associazione di donne e uomini che vogliono capire e aspirano a governare per l’interesse generale.