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La “nostra” idea di centrosinistra

Di Tullio D'Aponte
Professore Ordinario di Geopolitica Economica
all'Università degli Studi di Napoli Federico II

Editoriale del 12 settembre 2005

Il professore Tullio D’Aponte è stato fino allo scorso anno Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Napoli, “Federico II”. Egli è ordinario di Geopolitica economica ed è stato allievo di Francesco Compagna, l’illustre meridionalista e Ministro repubblicano, che molti amici dei Repubblicani Democratici di Napoli affiancarono nel suo impegno politico.
Nella tradizione politica del repubblicanesimo gli ideali democratici appaiono intensamente intrisi di liberalismo, tanto da concretizzare un atteggiamento decisamente solidaristico nei confronti delle categorie sociali più deboli. Il tema sociale ha polarizzato l’attenzione dei Repubblicani in termini di estrema sensibilità, determinando storicamente opzioni programmatiche tese al conseguimento di un comportamento sociale etico, esplicitamente rivolto al conseguimento di condizioni di sviluppo intese come opportunità paritarie, da rendere accessibili ad ogni classe sociale.
Questa esplicita vocazione a garantire condizioni adatte alla migliore proiezione delle capacità personali e delle strutture produttive più virtuose ha rappresentato una costante dell’azione di governo dei Repubblicani, che hanno alimentato con Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini una stagione di straordinario impegno progressista, ed hanno significativamente inciso sulla effettiva trasformazione della società italiana in senso decisamente e concretamente democratico.
Le radici di un simile credo politico derivano tanto da Cattaneo quanto da Croce, così come il meridionalismo repubblicano fonda sull’insegnamento di Salvemini e di Fortunato; ma è Giovanni Amendola l’ispiratore per eccellenza, l’interprete più originale e determinante della migliore stagione intellettuale del Partito della Democrazia.
Ai Repubblicani l’Italia moderna deve molto. A Ugo La Malfa, in particolare, ministro del Bilancio nel 62 nel primo gabinetto di centrosinistra e alla sua esemplare Nota Aggiuntiva, con la quale, per la prima volta nell’azione di governo vengono tracciate le linee direttrici di uno sviluppo sostenibile fortemente innovativo. Ma l’Italia del “piccolo miracolo economico”, così come l’Italia del “progetto europeista”, la stessa stagione riformista, senza l’apporto dei Visentini, dei Reale, dei Compagna, degli Spadolini (primo Presidente del Consiglio laico della Repubblica Italiana) sarebbe stata meno efficace e probabilmente meno attenta alle esigenze di tutte le parti sociali (lavoro, capitale, impresa).
Ciò che fa la differenza tra partiti di “classe” e partito “liberaldemocratico” è l’estrema amplitudine dell’opzione politica, declinata da chi intende le capacità imprenditoriali e la meritocrazia come estrema espressione del primato delle libertà collettive contro ogni particolarismo e disuguaglianza sociale. Creare condizioni paritarie, garantire commerci liberi da vincoli protezionistici, tutelare il risparmio, sconfiggere disoccupazione e sottoccupazione garantendo, contemporaneamente ed equamente, lavoro e capitale, impresa e forze sociali significa costruire un paese più moderno, realmente competitivo, integrato in una sana competizione economica multilaterale.
Il liberalismo democratico, ieri, come forse ancor più oggi, è concezione politica irrinunciabilmente sociale, esplicitamente solidale.
Non saprei trovare ragione migliore per ribadire quel credo politico che coerentemente ha reso il repubblicanesimo indissolubilmente legato all’esperienza sociale del centro sinistra, ieri come oggi. All’interno di questa ampia e diversificata alleanza politica i Repubblicani hanno ancora molto da dire e tanto da fare; fuori dall’Unione gli unici motivi di intesa non possono che risiedere in tatticismi di breve orizzonte o, persino e più meschinamente, tradursi nella ricerca aleatoria di vaghi vantaggi personalistici.
Ma la politica, il repubblicanesimo, spero sia ben chiaro a tutti, sono tutt’altra cosa!