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Due Repubbliche. Forse tre. Mario Monti e Antonio Fazio: due tesi contrapposte

 

 

 

Di Danilo Cirillo

Editoriale dell'8 settembre 2005
 
La Costituzione Italiana parla chiaro, e parla al singolare. Una sola è la Repubblica Italiana.
Ma allora che cos’è questa strana storia delle Repubbliche al plurale? Che vuol dire, come si spiega?
La Prima Repubblica nacque in Italia alla fine del 1947 e si consumò, come è noto, nel 1992.
Visse i primi 15 anni in maniera austera e gli ultimi 10 senza dignità. Dal suo seno sorse la Seconda Repubblica, tuttora in vita e giovanissima con un temperamento volubile e lunatico. Così lunatico che ha voluto assumere due facce opposte, fondate sulle rivendicazioni di parte: il bipolarismo all’italiana.
La Prima Repubblica cadde per collasso di sistema, per implosione del suo più importante partito: la Dc. Oggi quelli che autodefiniscono i delfini della Democrazia Cristiana, in primo luogo Casini e Follini, tentano in virtù del mestiere politico ereditato, di riportare a galla quanto di salvabile c’è stato nella tradizione centrista, sul versante di destra.
Essi intravedono una strada che condurrebbe a un’ipotetica Terza Repubblica e che qualcuno ha forse presagito, tra entusiasmi ed orrori, nella recente analisi di Mario Monti. Una Repubblica, quindi, fondata su un’iniezione centrista.
Questo sistema politico, è determinato dalla legge maggioritaria con i collegi uninominali; ma sia chiaro, l’Italia non è l’America, dove il bipolarismo vige da tempi lontani ed è la norma della vita politica di quella grande democrazia. L’Italia è l’Italia, e deve essere fiera di esserlo. Però, quello che viviamo dalle nostre parti è un bipolarismo alle vongole, di risulta, questo dobbiamo saperlo.
Sarebbe auspicabile, allora, davvero la nascita di una Terza Repubblica, fondata su un bipolarismo più maturo, con regole omogenee per le grandi Istituzioni. Una Repubblica capace di offrire una classe dirigente stabile e responsabile, che sia degna di questo nome. Un gruppo dirigente in grado di dialogare apertamente col resto del mondo occidentale, di cui fa pienamente parte, ma anche capace di scrutarsi dentro con occhio critico, esprimendo una voce che non abbia paura di dire quanto in questo sistema occidentale ci sia di giusto o di perverso. Una voce capace di dialogare con quel mondo islamico, i cui fondamentalisti sono tanto arrabbiati, e con cui oggi si fa i conti. Ancora, con l’universo orientale, con quel grande potenziale economico e finanziario rappresentato dalla Cina e l’India, che è una grande occasione ma pure il nostro incubo e la causa delle nostre incertezze e della nostre insicurezze che creano le linee neo-autarchiche della difesa della italianità, tanto cara al dottor Antonio Fazio.
Fa rabbia, abbiamo la capacità di dialogare col mondo intero però ci manca la coerenza della politica e la qualità delle Istituzioni nazionali.Tutte, nessuna esclusa. È ora di crescere.