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Scandali abituali

 

 

 

Di Umberto Zito

Editoriale del 12 agosto 2005
 
Secondo il vecchio Palazzi lo scandalo consiste nello sdegno e nel disgusto suscitato da azioni o parole.
Altri dizionari definiscono lo scandalo come il turbamento e la disapprovazione determinati da atti o comportamenti contrari alla sensibilità morale o al costume corrente.
Da qualche tempo sembra che il disgusto o il turbamento non siano stati d’animo facilmente rintracciabili nella gente.
Il sesso, la famiglia, la patria, l’amicizia, la lealtà, la coerenza etc. pare non abbiano più argini: tutto è possibile, tutto è consentito, tutto è giustificato.
Vorrei, però, soffermarmi in particolare sulla evoluzione (o involuzione?) della politica e soprattutto dei comportamenti dei politici.
Sono scandalizzato che non susciti scandalo (scusate la tautologia):

  • che un leader politico che, con raffinata eleganza, ha affermato in una piazza che con la bandiera italiana si sarebbe pulito la sua parte meno nobile sia stato poi nominato Ministro della Repubblica.
  • che i politici bocciati dagli elettori divengano poi tranquillamente assessori regionali o addirittura ministri.
  • che le mogli dei politici potenti diventino, quasi per diritto dinastico, Presidenti di Assemblee Regionali.
  • che il Parlamento faccia leggi ad personam.
  • che il Governatore della Banca d’Italia telefoni ad un suo amico per rassicurarlo sugli esiti di una importantissima vicenda finanziaria.
  • che la camorra, la mafia etc continuino a farla da padroni su tutto: dalla gestione dei rifiuti, ai pontili e agli appalti pubblici in generale.
  • che la legge diventi sempre più dura con gli emarginati ed i più deboli e sempre più molle e comprensiva con i potenti.
  • che il noto politico, che “fa le corna” in una foto ufficiale di statisti, eccepisca il segreto di Stato per un abuso edilizio perpetrato in una sua villa sarda.

Possibile che tutto questo non susciti turbamento sconcerto e viva preoccupazione.
E che dire poi dello stile becero, grossolano e qualche volta “magliaro” a cui buona parte del personale politico ci ha ormai abituati.
Mandiamoli a casa questi “signori”. Democraticamente!
L’Italia, che è un paese moderno e così ricco di storia e di cultura, credo meriti ben altro!!