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Bilancio regionale e sviluppo

Editoriale del 30 luglio 2005

Pubblichiamo l’intervento nel Consiglio Regionale della Campania del Presidente della “Commissione Bilancio e Finanze”, Giuseppe Ossorio, sull’approvazione del bilancio preventivo del 2005. Il bilancio è stato approvato nella seduta consiliare del 27 luglio. Il dibattito nei giorni scorsi è stato ripreso da Il Mattino, La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno. La posizione espressa dal consigliere regionale dei Repubblicani Democratici Giuseppe Ossorio è stata riportata nella cronaca di questi giornali.
 
Signor Presidente, Sig.ri Consiglieri
I dati del Rapporto SVIMEZ 2005 mettono in evidenza una situazione economica di forte squilibrio tra Nord e Sud del Paese. Ma in Europa e in Italia, a livello di ‘governo’ dei processi e delle società, si dispone oggi di capacità, di risorse e di strumenti per influenzare la storia e l’economia, e per impedire che le inevitabili differenze tra gli individui si sommino con le differenze tra loro aree territoriali di significativa dimensione. Il sostegno pubblico ad uno sviluppo che tenda in prospettiva all’equità e all’equilibrio tra le macro-regioni di un Paese, deve consentire proprio a chi ha risorse e condizioni di benessere significativamente minori di crescere ad una velocità almeno maggiore di quella che i primi riescono ad assicurarsi, se non si vuole che ci si trovi a correre una “gara” eternamente falsata o truccata, destinata a non finire mai.
Per tali ragioni, la politica economica regionale deve tendere nella direzione di un disegno nuovo, innovativo, ma anche fattibile, perché è alla portata delle intelligenze, degli strumenti e delle risorse di un Paese mediamente ricco (seppur gravato da un eccessivo ‘debito pubblico’) come è oggi l’Italia. Naturalmente sempre che tali “risorse”, e quelle europee che potranno concorrervi, siano prioritariamente e razionalmente impiegate, per la “coesione” e per la “unificazione economica” nazionale, che oggi più di ieri appare obiettivo effettivamente “prioritario”.
Tale impostazione della politica economia regionale appare quanto mai opportuna sia per dare continuità alle azioni di sviluppo dell’economia regionale poste in essere dalle legislature precedenti, sia per attivare processi virtuosi di sviluppo.
Il principale obiettivo del bilancio regionale di previsione dell’anno finanziario 2005 è coerente con tale impostazione metodologica della politica economica regionale in quanto punta a proseguire i percorsi di sviluppo, e nello stesso tempo, al contenimento delle spesa pubblica regionale.
In tal senso il documento contabile prevede interventi sostanziali lungo i seguenti assi che appaiono strategici per il perseguimento degli obiettivi suesposti:
sostegno allo sviluppo locale 
Si tratta di investimenti volti a favorire lo sviluppo del sistema produttivo campano ovvero contributi a favore della programmazione negoziata, dei distretti industriali, di settori economici strategici per la regione come il turismo e l’industria;
attrazione degli investimenti
Tali interventi sono finalizzati alla valorizzazione del territorio campano affinché la regione possa diventare un polo di attrazione di nuovi investimenti produttivi sia nazionali che internazionali. Rientrano in tal senso le politiche di integrazione con i mercati internazionali, la trasformazione in opportunità d’investimento di ciò che ad oggi rappresenta un fattore ostativo allo sviluppo;
efficienza nell’utilizzo dei fondi europei
Le risorse comunitarie rivestono un ruolo sempre crescente nei processi di sviluppo dei sistemi locali. Con tale manovra l’ente regione si impegnerà a cofinanziare in misura sempre maggiore le iniziative comunitarie;
sviluppo infrastrutturale
Uno dei gap maggiormente evidenti tra Nord e Sud del paese è rappresentato dalla insufficienza cronica del sistema infrastrutturale della regione. L’impegno della legislatura è quello di ridurre tale gap finanziando la realizzazione di infrastrutture in grado di supportare lo sviluppo economico e sociale dell’area;
sostegno al turismo
E' ormai più di un decennio che la Campania ha compreso a pieno l’importanza di valorizzare il proprio patrimonio di risorse artistiche e naturali. Gli interventi su questo asse puntano proprio al sostegno dell’offerta di ricettività ed alla qualità della stessa;
innovazione e ricerca
Quest’ultimo punto, non in ordine di importanza, appare quanto mai attuale e strategico per il paese. La creazione di conoscenza attraverso la ricerca scientifica sarà sostenuta fortemente con investimenti volti a finanziare l’alta formazione, il cofinanziamento di progetti di ricerca d’interesse nazionale.
 
Per quanto riguarda le politiche sociali, l’attività dell’ente regione si concentrerà sul sostegno al reddito e sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale, nodo cruciale della politica di risanamento. Relativamente a quest’aspetto il tema molto delicato va gestito considerando la rilevanza sociale della sanità, ma anche le spese ad essa sottese.
Altro obiettivo importante è rappresentato dal riordino della macchina burocratica regionale e dal risanamento finanziario. Tali interventi iniziati nelle legislature precedenti, hanno consentito all’ente regione una lusinghiera valutazione di rating da parte delle maggiori agenzie internazionali quali Standard e Poor’s e Moody’s. In tal senso, dalla lettura del Bilancio in esame, si rileva che rimane ferma l’intenzione di questo governo di fare in modo che l’obiettivo raggiunto sia una logica conseguenza di un processo di normalizzazione dell’attività regionale e punto di partenza per il conseguimento di un credito ancora maggiore.
 
Dai dati che si rilevano dalla relazione dell’Assessore Antonio Valiante, dalla lettura del bilancio e dalla legge finanziaria, nonché, e dall’emendamento generale approvato dalla Commissione, documento quest’ ultimo sottoposto alla nostra attenzione in uno alla legge finanziaria per l’approvazione, emerge che la manovra finanziaria per l’anno in corso è stimata in €. 19.640.011, da essa bisogna detrarre per evidenziare la effettiva manovra in sostegno delle attività degli organismi della Giunta, la cifra di euro 3.324.00 che è l’importo assegnato al Consiglio regionale per il funzionamento dei suoi organismi.
Ciò è stato necessario perché, analizzando le appostazioni di spesa nel bilancio preventivo del 2005 proposto dalla Giunta, risulta che esso pur muovendosi nella continuità degli anni precedenti, per l’eccessiva rigidità della spesa, per i tanti vincoli statali e contrattuali, pur concentrandosi in particolare su una politica attiva dello sviluppo della economia regionale, quelle appostazioni di spesa nel Bilancio proposto dalla Giunta avevano necessità di essere rafforzate e rimodulate.
Lo sviluppo locale, l’attrazione di ulteriori investimenti, l’utilizzo dei fondi europei, la politica attiva per il turismo, l’innovazione e la ricerca, l’università, i servizi, sono punti che hanno avuto necessità di un adeguamento all’impostazione degli obiettivi indicati dal Governo. Quegli obiettivi che, non ultimo, sono stati evidenziati nell’intervento introduttivo del presidente Antonio Bassolino, pronunciato ieri nel corso del dibattito che si è svolto.
Nel bilancio preventivo, ovviamente, come è stato più volte evidenziato, non sono stati trascurati gli interventi nei settori delle politiche sociali quali il sostegno del reddito ed il comparto della sanità. Essi sono stati tenuti nel debito conto nonostante la rigidità propria del settore della sanità.
Non sono stati, quindi, trascurati nel bilancio preventivo gli interventi sulle condizioni strutturali del vivere quotidiano che rappresentano fra le cause determinanti del disagio sociale e delle tensioni sfocianti nella criminalità organizzata.
Al riguardo è da evidenziare che la politica di alienazione del patrimonio regionale è diretta proprio in questa direzione: a sostenere cioè lo sviluppo dell’occupazione. Perchè anche con interventi in questo senso si può porre un argine al dilagare dei fenomeni malavitosi cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.
Ciò premesso, appare opportuno fornire un quadro sintetico per quanto riguarda le categorie di entrata e di spesa.
Per le entrate il punto chiave è rappresentato dalla finanza derivata cioè dai trasferimenti dello Stato.
Oggi più che in passato occorre riflettere maggiormente in merito ai vincoli di compatibilità imposti dal Patto di stabilità e dal trattato di Maastricht. Cioè bisogna riflettere e ragionare su un orizzonte più ampio per quanto riguarda detti vincoli, dal momento che il sistema di Entrate collegate al c.d. “Federalismo fiscale” ha fatto si che lo sviluppo di una politica economica regionale rimanga subordinato alla capacità di “svincolo” dalle decisioni centralistiche.
La graduale accresciuta autonomia della spesa per effetto del federalismo, se da un lato comporterà il superamento del procedere per riforme parziali, per interventi scanditi dai problemi di bilancio, soggiacendo agli imperativi contabili, dall’altro accrescerà la “responsabilità” della Regione, la quale devrà porsi il problema della economicità della gestione di queste risorse e quindi del rispetto del Patto di stabilità. Esso mira, appunto, a coinvolgere le regioni nel delicato passaggio da una finanza derivata, in cui la quasi totalità delle risorse delle regioni deriva da trasferimenti dello Stato, per di più a destinazione vincolata, ad una finanza autonoma in cui le risorse provengono da tributi propri e da compartecipazioni a quelle erariali.
Con l’effetto che il loro utilizzo, in misura sempre più crescente, sarà lasciato alla autonoma decisione regionale. Ne deriva quindi l’esigenza da parte della Regione di tenere sotto controllo l’andamento della spesa, ma soprattutto la qualità della stessa in maniera da evitare che, in mancanza di una gestione oculata, i disavanzi finiscono per riflettersi anche inevitabilmente sulla contabilità nazionale. Ma questo porterà a far decollare una vera e propria politica regionale soprattutto nel momento in cui avremo la possibilità di incidere in profondità sulla spesa libera.
Il rispetto di quell’accordo è tanto più importante se si ricorda che l’art. 53 della L. 388/2000 prescrive che i presidenti delle Giunte regionali devono garantire il rispetto del Patto di stabilità, per cui devono riferire trimestralmente in sede di Conferenza Stato-Regione sull’andamento della spesa, entrata, saldi di bilancio. Questo per dire quanto sia importante il rispetto di detto accordo.
Quanto disamina della spesa risulta che essa si concentra su interventi afferenti politiche di sviluppo economico e sociale. Ma come è noto l’intervento più corposo riguarda la promozione e tutela della salute e l’assistenza e servizi sociali per complessivi 7.647.471.302 euro.
Al riguardo l’articolazione del bilancio in Funzione Obiettivo ci mostra che la maggior parte delle risorse regionali (superiore al 50 % del totale generale della spesa) è destinata alla sanità. È evidente che occorre tenere sotto controllo tale spesa non solo per il rispetto del vincolo del Patto, ma soprattutto per la grave situazione di cassa del comparto.
Avremmo avuto un ulteriore aggravio nella legge finanziaria collegata al bilancio se l’Assessore alla Sanità responsabilmente non avesse ritirato una sua proposta emendativa i cui contenuti, bisogna dirlo, si presentano urgenti ed essenziali. Essi comunque sarebbero stati insopportabili per la tenuta del bilancio.
Tuttavia va prendendo corpo una razionalizzazione del settore che pare realizzarsi non secondo la logica dei tagli, ma sulla base di una ristrutturazione funzionale dei meccanismi di tutela. Grazie al lavoro della V° Commissione nella scorsa legislatura.
In questa direzione si muove il nuovo Piano sanitario regionale, che raccordandosi con la legge di contabilità, ha assunto i connotati di uno strumento fondamentale servente la programmazione finanziaria della Regione.
Nel contempo va affrontato con urgenza un altro aspetto connesso al precedente che ritengo essere di estrema importanza per la Regione. Mi riferisco al problema del ripiano della spesa sanitaria, punto essenziale della politica finanziaria, contabile e normativa del settore della sanità regionale.
In particolare, bisogna poi considerare che la legge Donat Catttin va esaurendo la sua funzione di strumento legislativo di finanziamento. Quella legge nazionale va rifinanziata perché ha consentito la ristrutturazione di appena il 40% delle strutture sanitarie della Regione Campania, e solo il poderoso sforzo dello Stato, sollecitato dalle regioni, potrà consentirlo. Ma ciò non basta per risolvere il problema della spesa sanitaria, occorre infatti che in seno alla Conferenza Stato-Regione si ponga la questione di rideterminare i criteri di ripartizione nazionale dei fondi ai fini del ripiano del disavanzo nel senso di premiare maggiormente i criteri delle classi di giovane età.
La questione di fondo riguarda quindi la struttura della spesa sanitaria, estremamente anelastica. Possiamo fare tutti i ripiani di questo mondo, non risolveremmo il problema della spesa per la sanità se non si ridetermineranno i criteri di ripartizione del fondo nazionale. Perché anche un grosso intervento in tal senso, con le sole finanze regionali, non determinerebbe il mutamento della dinamica della spesa. Da un’analisi empirica della spesa in parola si ricava che l’indice di elasticità è molto basso. E considerata l’incidenza della stessa, superiore al 50 % della spesa complessiva iscritta in bilancio, se ne ha che essa costituisce la palla al piede per lo sviluppo della Regione.
È per questo che occorre intervenire da subito presso la Conferenza Stato-Regione per ottenere la rideterminazione dei criteri di ripartizione dei fondi. Solo attraverso il ripiano è possibile attenuare le distorsioni che la spesa sanitaria riverbera sul bilancio regionale, e quindi assicurare oltre ad una maggiore efficienza dei servizi e il rispetto dei livelli minimi di assistenza e quindi una maggiore flessibilità di manovra di bilancio.
In ogni caso il comparto della sanità rimane un’area critica che necessita di ulteriori interventi di ristrutturazione per far fronte alle passività finanziarie riconducibili alle passate amministrazioni.
È questo l’unico settore che ha influenzato in basso i rating. I quali pure hanno dato atto alla Regione Campania dell’opera di risanamento dei conti assegnando una lusinghiera valutazione, attribuendole una buona sicurezza finanziaria ed un’alta capacità di far fronte alle obbligazioni finanziarie.
Tali fondi hanno portato l’Italia ad assumere un rilievo nelle realtà politico-economiche del Mediterraneo. Convince in proposito l’iniziativa svolta dal Governo regionale perché il nostro paese si colleghi tali realtà. E bene ha fatto il presidente Bassolino a suscitare l’interesse sul tema nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni meridionali.
Di contro abbiamo una tipologia di spesa come i fondi europei che hanno “invece” un indice di elasticità molto alto, che se bene impiegata può costituire il volano dello sviluppo della Regione, come in effetti si è verificato in questi ultimi anni.
Voglio ricordare che questa manovra di bilancio ha assunto il significato di un assestamento al bilancio. Tenuto conto che siamo oltre la metà dell’esercizio finanziario, quale manovra si può fare a questa data? Votare cioè un bilancio che per l’effetto non è più preventivo bensì consuntivo.
Noi oggi, siamo oltre alla metà dell’anno di riferimento, non stiamo apportando aggiustamenti dovuti a meri errori materiali o per acquisire nuove entrate. Non stiamo rideterminando la competenza il cui ammontare non era noto con precisione alla data dell’approvazione della delibera di Giunta, ma per intervenire in merito all’adeguamento delle leggi di spesa rispetto a situazioni emergenziali, per il finanziamento di leggi prive di copertura, nonché per far fronte ad enormi spese indilazionabili, come la messa in sicurezza dello stabile di proprietà della Regione Campania da attuarsi con relativo mutuo che grava annualmente, come è ovvio, con la semplice rata di annualità.
Quanto ai contenuti della manovra, essa ha investito i settori dello sviluppo economico: l’ambiente, il sostegno alle piccole e medie imprese, l’informatica, il sostegno ai comuni, la mobilità, la ricerca scientifica, la promozione culturale ed artistica, il rifinanziamento di leggi regionali vigenti, come abbiamo già detto, l’integrazione della disciplina in tema di impianti ed attrezzature sportive, il finanziamento di piani di integrazione tra gli atenei della Campania, l’istituzione della vigilanza ambientale, iniziative sulla competitività, l’incentivazione ai comuni a dotarsi del P.U.C., ecc. Oltre altri interventi concernenti eventi straordinari e la mobilità per alcune categorie di cittadini. Sul fronte delle entrate sono state definite con disposizioni sostanziali: l’attività di accertamento dei tributi afferenti la distribuzione del carburante, nonché la semplificazione dei rapporti tra Regione e contribuenti.