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Chiesa e Referendum: e adesso subito una legge

Di Giuseppe Ossorio
Consigliere regionale dei Repubblicani democratici

Editoriale del 14 giugno 2005
 
“In Italia, chi non è cattolico, fascista o comunista, ha poche probabilità di essere italiano”. Alla luce dei risultati del Referendum bisognerebbe dire che questo graffiante motto di Ennio Flaiano è ancora attuale, anzi, attualissimo. Ma non è così.
Se la maggioranza dei non votanti, degli astensionisti, fosse veramente formata da cattolici ortodossi e tanto osservanti dall’obbedire ciecamente alle gerarchie ecclesiastiche, perché mai la Chiesa, che pure qualche sondaggio lo avrà commissionato, non ha deciso di invitare a votare “No”? Una vittoria dei “No” così schiacciante sarebbe stata la sconfitta definitiva dello Stato italiano, la rivincita sulla presa di Porta Pia, e l’Italia si sarebbe trovata in una situazione analoga alla Turchia di quaranta anni fa prima che Ataturk disegnasse, con grande coraggio, lo Stato laico nella musulmana Turchia.
E, invece, si è scelta la via dell’invito all’astensione, sommando così i voti dei cattolici puri e duri a quelli degli italiani qualunquisti, il voto dei sacerdoti e delle suore a quelli dell’italiano medio dai pollici sulla pancia.
Il paese vero, il paese reale, purtroppo, non è né laico né cattolico, è semplicemente agnostico e avvolto nella retorica barocca della ricerca dei valori che non costano nulla, che si trovano a buon mercato, di quella religiosità alle vongole, come avrebbe detto Mario Pannunzio.
D’altro canto, cosa hanno fatto in questi anni i comunisti italiani? Non è stato Berlinguer a proporre lo storico compromesso con la DC di Moro e Andreotti? Non sono stati gli estremisti di sinistra ad inneggiare all’islamismo di Komeini contro gli Stati Uniti? Non è stato Bertinotti a recarsi ad Assisi dai padri francescani e ad accodarsi ai cortei per la pace in nome di politiche antioccidentali e, tutto sommato, antiliberali?
Un paese quotidianamente educato a non rispettare il valore autentico della libertà, lo spirito tipico della laicità, vorremmo dire educato a non comprendere perfino l’ironia, che un filosofo come Rorty pone alla base della democrazia liberale, perché mai avrebbe dovuto esprimersi in altro modo?
In mancanza di qualche elemento mitologico o personalistico, unici in grado di “muovere le masse”, l’uomo-massa italiano si è mosso come doveva e come poteva. Ed anzi, alla luce del risultato, c’è da gridare al miracolo se una così ampia e agguerrita minoranza ha sfidato tutto e tutti per recarsi alle urne. Nonostante tutto.