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Gruppi di pressione e modelli democratici (II)

Di Alberto Lucarelli
Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"
 
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In Europa, la naturale tensione tra rappresentanza degli interessi, politicamente irresponsabile, e la rappresentanza politica è stato studiata e si studia principalmente in relazione al processo di trasformazione delle associazioni private.
Il fenomeno in oggetto va studiato, invece, in relazione al nuovo dimensionamento territoriale degli interessi ed alla evoluta capacità di questi ultimi di intrecciarsi con le istituzioni rappresentative.
Non siamo, dunque, in presenza di quel fenomeno ben conosciuto già nel XIX secolo, quando le Vereine, associazioni private di vario tipo, per dimensioni e complessità della struttura organizzativa e ampiezza degli scopi perseguiti, assumevano una immediata rilevanza politica.
Non siamo in presenza di un processo di trasformazione funzionale di associazioni che nascono con l’obiettivo di stimolare e coinvolgere settori della società, di approfondire temi sociali, di interesse generale, che si trasformano poi, progressivamente, in strutture tese alla formazione della volontà politica.
Il modello in oggetto non rappresenta la classica dicotomia tra parti politiche ,comunque intese, e politische repraesentation che, secondo Schmitt, generavano un rapporto di tensione assoluta ed una degenerazione delle istituzioni rappresentative.
Il fenomeno in corso non è dicotomico, conflittuale, antagonista; il fenomeno in corso, al contrario, in una dimensione trasparente, tende alla confusione, o meglio, alla fusione di entità geneticamente distanti. È lontana, ormai, la preoccupazione che l’insorgere delle Interessenorganisationen segnerebbe l’irrevocabile crisi della forma-Stato moderna, con la paralisi delle istituzioni.
Non preoccupa più la trasformazione politica della rappresentanza degli interessi, preoccupa, piuttosto, o comunque va seguito con attenzione, l’insorgere di un fenomeno che supera la classica dicotomia rappresentanza degli interessi/rappresentanza politica, generando “confusione” tra i due modelli rappresentativi.
Si tratta di un modello “terzo”, capace di comprimere entrambe le istanze rappresentative: ora la rappresentanza politica, ora la rappresentanza degli interessi.
Si è dunque in presenza di un modello nuovo, che si caratterizza per intrecci e sovrapposizioni di ruolo e funzioni, per l’intreccio tra rappresentanza degli interessi economici (mediante associazioni private) e la rappresentanza politica.
Non si è in presenza di quel fenomeno dicotomico che Fraenkel, negli anni ‘20 aveva superato attraverso la teoria della doppia rappresentanza: la prima politica in senso stretto, propria del parlamento e fondata sul voto individuale; la seconda orientata alla salvaguardia degli interessi di parte e realizzata collettivamente attraverso le organizzazioni di categoria.
Si è lontani dal dibattito weimeriano e postweimeriano che aveva declinato il rapporto tra rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi in relazione al ruolo monopolistico riconosciuto ai partiti (in particolare da Leibholz e Kelsen); si è lontani dal dibattito dal quale emergeva il netto convincimento della inadeguatezza dello schema della rappresentanza, con la percezione del necessario pluralismo sociale (Heller, Smend).
Anche laddove il tema della rappresentanza degli interessi non è vista in termini conflittuali con la rappresentanza politica, il fenomeno in corso non può essere spiegato con il pluralismo sociale. Il modello in oggetto è distante dal raccordo tra rappresentanza politica (sistema dei partiti) e rappresentanza degli interessi (pluralismo sociale), ben espresso nel pensiero di Smend ed Heller.
Il modello in oggetto, infatti, non realizza, né si propone di realizzare, un luogo di mediazione fra istituzioni rappresentative, partiti e altri soggetti del pluralismo; il modello in oggetto non si propone di cercare una sintesi tra la rappresentanza di volontà, espressa dalle istituzioni rappresentative, attraverso il ruolo di trait d’union dei partiti politici e la rappresentanza degli interessi, espressa dagli altri soggetti del pluralismo.
Ho dunque un convincimento: che il limite delle maggiori costruzioni teoriche elaborate in Europa continentale, in tema di rapporto tra rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi, risieda nel fatto che tale problematica sia stata prevalentemente studiata, da una parte, in relazione al fenomeno del pluralismo quale fenomeno di trasformazione democratica delle istituzioni parlamentari liberali, dall’altra, quale fenomeno di contrapposizione al sistema dei partiti.

[continua...]