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Trasformazione della forma di Stato: il Triangolo di ferro (I)

 

 

 

Di Alberto Lucarelli
Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"
 
Non può essere questa la sede per inoltrarmi nel coacervo delle costruzioni teoriche che da oltre un secolo esplorano i rapporti tra rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi; né posso inoltrarmi nel profondo ed ampissimo dibattito, che dalla fine dell’800, e nel corso del ‘900, ha tentato di comprendere, decodificare, sistematizzare, l’evoluzione delle relazioni che intercorrono tra istituzioni rappresentative, partiti politici e mondo delle associazioni.
Proverò, piuttosto, a soffermarmi sull’insorgere di un modello che definirei misto, conosciuto e studiato negli Stati Uniti, e al contrario oggetto di scarso approfondimento in Europa.
Un modello che tende, contestualmente, ad esprimere la funzione di rappresentanza degli interessi e la funzione di rappresentanza politica, in un ambito territoriale circoscritto; un modello che si caratterizza per la sua eterogeneità, strutturale e funzionale, e che opera al di fuori del circuito classico della responsabilità politica.
Mi spiego meglio: vorrei cercare di individuare e circoscrivere un fenomeno, potenzialmente atto a configurare un modello “in formazione”, che sembra trovare terreno fertile in forme organizzative del potere che spingono il livello di governo politico-gestionale verso posizioni più vicine ai cittadini.
Ovvero, un modello misto, sintesi di rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi, che si alimenta attraverso strutture organizzative del potere che imputano a livelli di governo sub-statali la determinazione ed attuazione dell’indirizzo politico locale.
Mi soffermerei, quindi, sulla identificazione di nuove entità aggregative, più vicine al “potere politico”, talvolta espressione dello stesso potere politico, e quindi più capaci di incidere sull’indirizzo politico locale.
Vorrei tentare di dimostrare che la trasformazione della forma di Stato e, in particolare, il policentrismo degli indirizzi politici, può facilitare l’insorgere di nuovi fenomeni aggregativi, offrendo loro maggiore capacità di relazionarsi ai centri di potere.
Pertanto, la frammentazione degli indirizzi politici su materie che costituiscono il cuore delle attività socio-economiche del Paese, impone un ripensamento del classico rapporto rappresentanza politica-rappresentanza degli interessi.
Nell’ambito di questo processo evolutivo, che non impone tanto un ripensamento del rapporto tra istituzioni rappresentative e partiti (non si pone il problema di partititi localistici), quanto tra istituzioni rappresentative e gruppi di pressione (locali), è mia intenzione, quindi, in questa sede, soffermarmi su un modello, definito negli anni ’80, da costituzionalisti e politologi nord-americani, triangolo di ferro.
Un modello aggregativo che opera in un territorio circoscritto, e che si concretizza nella fusione di istanze politiche, economiche, sociali, attraverso un gruppo costituito in prevalenza da tecnici (professionisti, imprenditori, esperti della comunicazione, accademici), da burocrati responsabili di un dato settore e da membri di istituzioni rappresentative.
Attori dotati di un potere effettivo, che si privano di responsabilità diretta riconducibile ai propri ruoli ed alle proprie funzioni, nel momento in cui il potere di ciascuno è trasfuso nel triangolo di ferro
Un modello, che proprio attraverso il processo aggregativo, esprime un soggetto politicamente irresponsabile; un modello eterogeneo, capace di operare all’interno ed all’esterno delle istituzioni, la cui forza è tanto maggiore, quanto minore è il pluralismo economico, e quanto maggiore, invece, è il grado di depressione socio-economica.
In uno scenario economico depresso, il dominus del triangolo diviene proprio la componente istituzionale, che si propone quale alternativa all’iniziativa dei privati; quale luogo di propulsione dello sviluppo produttivo del territorio.
La competenza e la specializzazione espresse in tale modello tendono ad escludere avversari ed estranei dal processo decisionale e, soprattutto, a tenerli lontani dalla formazione dell’agenda dei problemi su cui decidere.

[continua...]