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La scuola pubblica ed i suoi “progetti”

Di Virginia Favarolo
Docente nella Scuola pubblica

Gli insegnanti della scuola pubblica italiana sono sempre stati stretti fra trattamenti economici modesti e l’esigenza di difesa di uno status comunque da tutti i cittadini ritenuto indispensabile non solo per la mera trasmissione del sapere ma, soprattutto, per lo sviluppo del senso critico delle nuove generazioni, della costruzione di cittadini sempre più consapevoli dei propri diritti e doveri.
Tutto ciò, oggi, pare fortemente indebolito se non abbandonato. Il disinteresse degli Italiani nei confronti della Scuola non viene solo dai forti limiti culturali e civili di larghe parti del Paese ma trova ulteriore e decisivo motivo di rafforzamento dalla progressiva sostituzione di riferimenti culturali tradizionali con quelli importati da oltreoceano attraverso il sistema dei mass media che sono, di fatto, la vera se non l’unica agenzia educativa rimasta. Con tutto ciò che questo comporta nel bene e, soprattutto, nel male.
Discutere della Scuola pubblica quindi, non significa solamente discutere delle risorse che alla stessa s’intendono assegnare o sottrarre (e, contestualmente di quelle che, in dispregio della Costituzione, si sono assegnate alla scuola privata) ma interrogarci sul significato di un’istruzione collettiva ai fini della crescita più complessiva della Nazione, sui contenuti di tale istruzione e sui valori che s’intendono affermare.
Torna qui il necessario riferimento ai valori della Costituzione italiana (in questi giorni oggetto di pericolose manipolazioni parlamentari) al fine individuare la direzione di una coerente azione politica.
D’altra parte, gli insegnanti italiani di fronte alla perdita di consenso e rispetto sociale (simile a quella ormai da lunga data propria degli stati anglosassoni in cui gli insegnati delle scuole pubbliche sembrano poco più che badanti per torme di delinquenti minorili) e di fronte al perdurante disagio economico, si sono racchiusi sempre di più in una visione ristretta dei propri problemi (limitata ai fatti propri o, al più, dei propri alunni) ed inseguono affannosamente quel po’ di risorse e visibilità che viene loro dai progetti (nuova forma d’incentivazione salariale attraverso cui praticare una guerra fra poveri).
Appare necessario, quindi, sviluppare, fra l’altro, anche una forte e consapevole critica al sistema dei progetti che, nella migliore delle ipotesi, non vanno al di là della buona volontà dei docenti spesso non in possesso delle attitudini tecniche e dei saperi necessari e spesso adiuvati da “esperti” d’incerta e incontrollata qualificazione professionale e reale motivazione verso gli alunni.
Tali progetti, oltre a costituire una clientelare dispersione di risorse economiche, anche notevoli, della collettività, rischiano di ingenerare una distorta visione del sapere e della cultura in direzione di un modo di approccio della realtà di tipo superficialmente giornalistico o televisivo.