Contenuto principale

Una politica moderna per il centrosinistra. La scienza, la vita, la libertà

Di Giuseppe Ossorio
Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici
 
La caduta delle certezze ideologiche non significa che non esistano più differenze, che la storia sia finita, come affermò nel decennio scorso uno storico giapponese trapiantato in America, sostenendo che ormai il mondo si sarebbe al massimo diviso fra liberali di destra e liberali di sinistra.
Profezia smentita dalla storia stessa immediatamente con il rinascere delle guerre di religione e l’ibrido mescolarsi di nuove forme di totalitarismo, sulle quali ritorneremo.
La differenza non si segna, oggi, attraverso valori semplici, elementari, ma attraverso il ragionamento complesso attorno alla realtà. Oggi, ad esempio, un terreno di scontro è quello delle scienze, attorno alla gestione delle quali si notano e si amplificano le distinzioni politiche.
Nella seconda metà del Novecento è totalmente cambiata la concezione delle scienze, come spiegano Ernesto Paolozzi, Giuseppe Gembillo e Giuseppe Giordano in un bel volume, Liberalismo scienza complessità (Armando Siciliano editore – Messina). Prima si riteneva che esistesse una realtà oggettiva e che gli scienziati dovessero solo “scoprirla”, toglierle il velo e coglierne l’essenza definitiva. Insomma, per fare un esempio semplice, un medico doveva solo “scoprire” la malattia e cercare di curarla nell’unico modo possibile. Oggi gli scienziati sanno che non esiste una realtà oggettiva. Il medico sa che non esiste un solo modo di curare e affrontare una malattia. In poche parole, è possibile sempre trovare cure migliori così come, naturalmente, è possibile sempre sbagliare.
Le recenti scoperte della genetica confermano questa nuova idea di scienze. Ognuno di noi porta con sé, dalla nascita, le sue caratteristiche psicofisiche. Ciò da un lato ci getta nell’angoscia del dubbio, perché non si crede più in una scienza oggettiva che cura una realtà oggettiva. Ma dall’altro ci apre un orizzonte infinito di ricerche che possono arrivare a risultati tali da raddoppiare l’aspirazione di vita di ogni donna e di ogni uomo.
Ciò significa, sul piano teorico, che la scienza stessa è come liberalizzata, accettando la sfida della complessità e della novità, con una ricaduta di grande impatto sui motivi delle distinzioni politiche.
Se ben riflettiamo, infatti, muta anche sul piano pratico la concezione della politica. Perché uno Stato o una regione o qualunque altra istituzione dovrebbe investire in questa o in quella ricerca se non c’è una ricetta unica da poter adottare? Se ciò vale per la ricerca medica, figuriamoci per gli altri campi e settori della realtà socioeconomica: non esiste, quindi, un’economia pura, ma sempre un’economia politica; non esiste una sociologia neutrale, ma sempre una sociologia applicata alla storia.
Questa è una delle principali distinzioni che si pone oggi tra il pensiero libero e democratico e il pensiero totalitario e dogmatico. È attorno a questa differenza si creano le distinzioni politiche, i nuovi diritti e i nuovi partiti. La cultura della democrazia repubblicana e liberale non può che indurre a seguire la strada del pensiero libero. Come nel passato, come oggi, come nel futuro.
Questo è uno dei tanti motivi che ci spinge a ritenere non inutile la perseveranza nell’impegnarsi nella costruzione di un partito, di un movimento che si distingue su questi temi.
Se si è ben compreso questo discorso non sembrerà retorico dire che da queste scelte veramente dipende il futuro delle nuove generazioni.