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La libertà per la vita e la libertà della ricerca. Con i Referendum cambiamo le Leggi

Di Giorgio Berchicci
Istituto Italiano di Bioetica
 
La portata del progresso scientifico degli ultimi decenni è sotto gli occhi di tutti: e sembra promettere, se non l’immortalità del genere umano, certamente una lunga vita e condizioni fisiche un tempo insperabili. Eppure, come ogni cosa terrena, tale progresso, e soprattutto la sperimentazione che esso richiede, porta con sé interrogativi profondi, che toccano le radici stesse delle convinzioni alle quali da secoli l’uomo si è ancorato nel difficile cammino della sua storia.
È bene, secondo lo stile laico, discuterne al di fuori dei dottrinarismi e degli ideologismi che, nella crisi politica che ormai da un decennio e più stiamo vivendo, intorbidano il dibattito pesando fortemente sulle scelte che si compiono.
“Il problema di fondo risiede nel chiarire che cos’è la individualità umana ed in che misura essa è presente nelle cellule ottenute mediante trasferimento nucleare. Si tratta di un problema etico ed ontologico, del quale la filosofia e l’etica possono dare ragione solo in dialogo con la scienza.” Lizbeth Sagols Sales, filosofa dell’Università di Città del Mexico, sintetizza in questi termini una delle questioni più controverse sollevate dalla sperimentazione sulle cellule staminali nella relazione svolta al III Congresso mondiale di bioetica organizzato dalla Società Ispano-Americana di Bioetica (SIBI), che ha dedicato una intera giornata di studio a questo argomento.
 
Cosa sono le cellule staminali?
Come è ormai a tutti noto, l’interesse nei confronti delle cellule staminali è dato dalla loro possibilità di trasformarsi in cellule di tessuti specifici (cellule ematiche, nervose, muscolari etc.). Esse vengono distinte in cellule totipotenti, se sono capaci di dare vita a qualsiasi tessuto, o pluripotenti, se invece questa loro particolarità si concretizza solo in alcuni specifici tessuti. Ancora, si parla di cellule adulte o embrionarie se derivano da tessuti già formati o da tessuti embrionari.
Il reperimento delle cellule può avvenire in embrioni che si stanno sviluppando, specifici tessuti fetali, sangue presente nel cordone ombelicale, tessuti specifici di individui adulti ed infine cellule somatiche che vengono private del proprio nucleo per essere riportate allo stato di cellula staminale.
Da queste diverse modalità di reperimento cellulare originano anche le numerosissime “querelles” di natura etica che si incentrano sul significato da attribuire al termine “persona”, concetto imprescindibile del cattolicesimo, e sul termine “individuo”, che invece viene adoperato dal milieu laico, e soprattutto si registra una indistinta avversione da parte di quasi tutti nei confronti del termine clonazione, anche quando viene accompagnato dal mitigante aggettivo “Terapeutica”.
 
Perché la ricerca fa paura?
In realtà, molte paure sono generate dalla non perfetta conoscenza delle tecniche di reperimento delle cellule staminali e dal significato che si desidera dare a queste cellule : ecco perché il richiamo iniziale all’individualità si pone in termini ontologici ma anche scientifici, ed è pur vero che il reperimento di cellule dall’embrione comporta la sua inevitabile distruzione, inaccettabile per i cattolici, ma è anche vero che si può parlare di persona o di individualità solo quando questo soggetto non è soltanto un insieme di cellule - per quanto tenute insieme in modo misterioso ed affascinante -, ma anche e soprattutto un patrimonio di cultura e di sentimenti e di emozioni che, adesso si, insieme alle cellule, costituiscono la personalità di ogni Uomo esistente. Se così non fosse, per ogni cellula coltivata in una capsula di Petri che viene buttata si dovrebbe parlare di omicidio…
Nel frattempo, il Prof. Bernat Soria, dell’Università di Alicante, si appresta ad una sperimentazione sull’uomo che permetta di impiantare cellule staminali adulte prelevate dal sangue dei pazienti stessi per debellare il diabete e alcune malattie epatiche. La sperimentazione su animali ha già dato eccellenti risultati…
Ciò significa che la ricerca è inarrestabile, per quanti veti morali, giuridici o politici possano mettersi. È un processo avviatosi, che non si arresterà, e che in Stati retti da regimi totalitari potrebbe portare a conseguenze veramente nefaste. Qualche avvisaglia si ebbe nella Germania del mito della razza!
Da un punto di vista democratico liberale la ricerca può controllarsi in un solo modo, rendendola trasparente e offrendola il più possibile al dibattito pubblico, alla pubblica opinione.