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La politica e il “pallone”

Editoriale del 17 luglio 2006

Di Giuseppe Ossorio* ed Ernesto Paolozzi**
*Vicepresidente della V Commissione Parlamentare (Bilancio, Tesoro e Programmazione)
**Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli

Si dice, con la solita ipocrisia che ci contraddistingue, che lapolitica non deve intervenire nel mondo del calcio. Che la giustizia sportiva deve essere autonoma.“Una colossale sciocchezza. La politica è sempre entrata nel calcio, da quando Lauro era presidente del Napoli fino a Berlusconi (ma anche la famiglia Agnelli) che si è giovata non poco del “suo” Milan per la “sua” carriera politica. “La politica ha, dunque, il dovere di interessarsi del calcio perché il calcio è già nella politica. “Il problema diventa: quale politica deve interessarsi del mondo del calcio? A nostro avviso, si deve intervenire con tale rigore e tale nettezza da non lasciare ombra di dubbio circa il rinnovamento radicale del governo del calcio dopo lo scandalo che ne ha scosso le fondamenta. “I motivi sono molti, e proviamo ad elencarli brevemente.

  1. Per un generale ed elementare senso della giustizia.
  2. Perché il calcio, paradossalmente, è più “importante”, “interessante” “rispetto a tutti gli altri mondi della cosiddetta società civile come della cosiddetta società politica. In fondo, se ben riflettiamo, quanti cittadini italiani riescono a comprendere fino in fondo le truffe dei cosiddetti bond; quanti riescono ad immaginare quale sia il complesso e pericoloso marchingegno dei concorsi universitari; quanti si rendono conto della gravità del conflitto d’interessi esistente fra cariche di governo e interessi economici? Poche minoranze. Malauguratamente, invece, tutti si accorgono delle frodi calcistiche. Ciò che avviene nel football è sottoposto ogni giorno ad un serrato “controllo democratico” da parte della stampa, delle televisioni, delle moviole, delle centinaia di migliaia di cittadini, vecchi e giovani, che seguono con attenzione, acribia e passione questo grande spettacolo che Pier Paolo Pasolini defin√¨ l’ultima rappresentazione sacra del nostro secolo.
  3. Perché, se è vero ciò che abbiamo detto, centinaia, migliaia di bambini, adolescenti e ragazzi si convinceranno, di fatto, che la nostra convivenza sociale non può che non fondarsi sugli imbrogli e sui soprusi. Non si diano poi generiche colpe alla scuola o alla disgregazione della famiglia se i giovani si sentono legittimati a compiere atti di violenza e di teppismo.
  4. Perché si rischia, nel prossimo anno, di assistere ai soliti scontri e violenze tra tifoserie moltiplicati per cento e strumentalmente legittimati dalla condizione oggettiva dei fatti.

Cominci subito, dunque la politica ad intervenire dove può, ossia sulla contrattazione dei diritti televisivi che è fra le cause maggiori dell’attuale corruzione ed appoggiando la proposta Blair di porre un limite europeo agli ingaggi dei giocatori.