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Il riscatto democratico

Editoriale del 31 marzo 2006

Di Giuseppe Ossorio* e di Ernesto Paolozzi**
*Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici
**Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli
 
Gli ultimi quindici anni di vita politica italiana, da tangentopoli alla terrificante campagna elettorale di questi giorni, hanno, per tanti aspetti, devastato il paese.
La Costituzione italiana, patto fondativo della nostra civiltà politica, è stata in gran parte devastata e rischia di perdersi definitivamente lo spirito costituente che, pure, ha rappresentato uno dei pochi momenti alti della cultura politica italiana.
L’ordinamento giudiziario, la Magistratura, sembra, di fatto, avvilita e pericolosamente delegittimata.
La cultura distorta e piegata a fini propagandistici o a mode banali ed effimere: si è rivalutato di tutto, dal più bieco borbonismo al più sciocco neointegralismo, mentre si è combattuto tutto ciò che di etico-politico si era costruito, dal Risorgimento alla lotta al fascismo. Senza che mai si sia potuto percepire un accento di verità, un sentimento autentico di passione che non fosse una sorta di spirito vendicativo che nasce dalle viscere.
L’economia, il tessuto reale dell’economia italiana, si è come parcellizzato e quasi disintegrato nella difesa di piccoli, meschini, interessi. Il declino generalizzato finisce per colpire, come sempre succede in questi casi, anche i protagonisti dello sfascio, quelli che pensavano di giovarsene.
Lo spirito europeista, che caratterizzava il nostro paese e ne faceva una nazione tra le più civili del mondo, si è andato dissipando.
L’Italia sembra aver perso la bussola di ogni riferimento nello scacchiere della politica mondiale giacché la nostra politica estera risulta indecifrabile, fra alleanze opportunistiche, scontri velleitari, posizioni che sembrano dettate più dalla casualità che da scelte motivate e responsabili.
Il tessuto sociale è lacerato. Ogni entusiasmo, ogni speranza di dialogo spenti. La collaborazione minata dal reciproco sospetto o da un latente spirito di odio fra italiani e italiani.
Eppure si avverte, fra i cittadini, un desiderio di riscatto, l’esigenza generalizzata di risentirci appartenenti alla stessa polis, alla stessa nazione, per invertire una tendenza che non può diventare un destino.
Per questo motivo, al di là dei programmi specifici, delle sensibilità che ogni gruppo e partito deve legittimamente esprimere in una democrazia che voglia essere liberale e non totalitaria, siamo chiamati, in questi ultimi giorni di campagna elettorale a compiere ogni sforzo possibile per difendere le nostre idee, i nostri valori comuni. Con pacatezza e fermezza assieme. Con pacatezza, perché lasciarsi trascinare nella rissa significherebbe avallare e legittimare tutto ciò che si è descritto prima, ossia il declino profondo della nostra democrazia. Con fermezza, perché non bisogna mostrarsi inutilmente compromissori o privi di passione e speranza. Fermi nelle idee, pacati nei toni.
E’ questa la strada che repubblicani, liberali e democratici devono percorrere, ovunque essi abbiano scelto di militare fra i partiti che compongono l’Unione.