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Il partito del rigore

Da “Il Corriere del Mezzogiorno” di martedì 18 settembre 2012

di Giuseppe Ossorio

Perché manca a Napoli un partito dei rigoristi che si possa opporre al partito della spesa pubblica? E’ questa la domanda che ha posto il direttore Marco Demarco alla metà  di agosto ai suoi lettori, in riferimento all’assenza a Napoli di movimenti o associazioni vicini al Governo dei tecnici, al “montismo” come si comincia a dire. È una domanda polemica. Però, per alcuni aspetti una richiesta di chiarezza alla quale si deve dare una risposta ora che, con la ripresa autunnale, il dibattito politico si anima di nuovo.
La prima risposta potrebbe essere anch’essa polemica. Non verso chi pone la questione ma, se fosse possibile, nei confronti della realtà . Si potrebbe rispondere: “Perché a Napoli non ci sono più i partiti”. Tutti i partiti. La città  è in una fase regressiva sul terreno culturale non meno che politica. È un deserto che produce solo populismo, approssimazione: una versione aggiornata della festa, farina e, se si potesse, anche della forca.
D’altro canto, è difficile polemizzare con la realtà , con i fatti, come diceva Pietro Nenni. Eppure, i fatti si modificano e la realtà  cambia, soprattutto oggi, molto pi๠rapidamente di quanto non si creda. Vi è un altro motivo, non meno importante, alla base della mancanza di un partito del rigore e della buona amministrazione.
Il governo Monti, che certamente ha tanti meriti, sembra ancora non avere un’idea precisa del Sud d’Italia. Solo il ministro Fabrizio Barca se ne occupa con rigore e serietà. Ma è evidente che nel suo complesso il “montismo”, il partito del rigore, non penetra, non comprende la questione del Sud in tutta la sua complessità . Affrontare la problematica soltanto dal punto di vista morale (questione criminale, antropologica, ecc.) è sempre stato riduttivo. Un’analisi parziale che non tiene conto della complessità  dello sviluppo sociale ed economico del Sud come dell’intero Paese. Generalmente è offerta come propaganda sulla quale si edifica qualche successo personale. E’ il limite storico del cosiddetto meridionalismo di sinistra, moralista e, in qualche occasione, ovviamente secondo chi lo interpreta, opportunista assieme. Ma neanche è possibile immaginare che con il solo rigore economico si risolva l’annoso dualismo italiano. Anche i meridionalisti liberaldemocratici, come Francesco Compagna, e i liberali puri, hanno sempre sostenuto che al Sud la liberalizzazione dei mercati andava accompagnata da stimoli pubblici per l’economia.
L’intervento pubblico ha consentito negli anni ’60 e ’70 lo sviluppo del Meridione e, con esso, dell’intero paese. Solo una storiografia superficiale o la propaganda politica possono condannare in toto un intervento economico di così grande portata come fu quella che si organizzò in quegli anni con la Cassa per il Mezzogiorno. Altro discorso vale per la degenerazione del cosiddetto Stato sociale, di cui la seconda fase dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno è soltanto un aspetto, ed oggi ne paghiamo le dure conseguenze.
I rigoristi, dunque, dovrebbero riconsiderare le loro posizioni, certe volte troppo elementari, e confrontarsi con una dimensione rinnovata, naturalmente, pi๠complessa. Non basta contrapporsi al partito della spesa o combattere la malavita organizzata (peraltro ormai estesa all’intera Italia): è necessario pensare ad un modello di sviluppo in grado di coniugare nei limiti indispensabili, dove si deve, l’intervento dello Stato (basti pensare alle infrastrutture, materiali e immateriali), con una politica di liberalizzazioni vere e di sburocratizzazione dell’amministrazione pubblica. La società  meridionale ha bisogno di regole nuove, non solo di vincoli stringenti.
È questo uno dei nodi fondamentali che i nuovi partiti e i nuovi movimenti dovranno affrontare nei prossimi anni, soprattutto in vista di una maggiore integrazione delle politiche europee. Ad oggi, non sembra che all’orizzonte si profili un partito nuovo in grado di soddisfare queste esigenze. Se si dovesse profilare, non mancheremmo di assumerci le nostre responsabilità .