Contenuto principale

Le politiche per il Mezzogiorno: la situazione generale (II parte)

Di Gianfranco Frassetto
Professore di Organizzazione Aziendale Università degli Studi di Salerno

Con il secondo articolo del Prof. Gianfranco Frassetto continua il dibattito sui nuovi termini della questione meridionale aperto sul nostro sito dall'articolo di Giuseppe Ossorio del 20 agosto 2004 e dal successivo articolo dell'On. Gianni Pittella del 2 settembre 2004.

La realtà meridionale è una realtà complessa e diversificata in cui convivono situazioni di grande sottosviluppo alternate ad aree anche di eccellenza; pertanto affrontare il problema generalizzando una terapia che deve invece essere mirata significa indebolire complessivamente il malato senza che se ne abbia di conseguenza alcun giovamento.
Questo concetto chiarisce anche perché il Meridione lasciato a se stesso non puÚ essere in grado di uscire da questa situazione. I problemi sono molteplici, complessi e diversificati non solo in termini generali di area meridionale, ma anche in termini di differenti territori o distretti dello stesso Meridione. E’ la cosiddetta situazione a ìmacchia di leopardoî che rappresenta in modo significativo l’immagine della sua stessa realtà.
Quanto detto ci induce a considerare che il problema non va affrontato a mio avviso attraverso una generalizzazione degli strumenti da utilizzare e degli incentivi da attivare sia a livello di diagnosi che di cura, bensì attraverso la ricerca di una metodologia di processo di azione politico-economica che si confermi valida per avviare una fase di recupero ed inversione di tendenza.
E’ fondamentale quindi, come dicevo, ricercare la metodologia di sviluppo di questo processo di implementazione degli interventi sia in termini di incentivi che di strumenti, come pure delle priorità infrastrutturali da realizzare. Si potrebbe per similitudine parlare di ìprotocollo terapeuticoî, che consentirebbe, attraverso correzioni e aggiustamenti successivi, di accreditare una procedura che nel medio periodo potrebbe mostrare la sua capacità di incidere nel tessuto sociale ed economico del Sud.
Sperimentare su larga scala quando i problemi sono così complessi ed articolati, non ha mai dato risultati soddisfacenti, a tale proposito molti esempi possono essere fatti a partire dalle cosiddette ìeconomie pianificateî. Bisogna cercare di circoscrivere le aree di intervento definendone i confini e riconoscendone le caratteristiche precipue, dopo di che procedere ed individuare quelle che potrebbero essere le modalità ed i mezzi efficaci per intraprendere ed applicare una terapia.
E’ evidente che queste indicazioni di carattere metodologico e di processo si dovrebbero confrontare con una realtà che, come sottolineavo precedentemente è molto complessa e diversificata. Ogni località, ogni area, ogni distretto rappresenta a sua volta un sistema integrato di interessi e relazioni in cui pi˘ attori si confrontano ed interagiscono guidati da obiettivi spesso divergenti. Pertanto per dare coerenza al sistema bisogna far convergere gli obiettivi e gli interessi verso un unico fine attraverso i mezzi e le risorse a disposizione. Quindi ogni attore deve essere motivato e rivolto a quel comune fine e per ogni area o distretto dovranno essere identificate le risorse disponibili (prevedibilmente fino al 2012 saranno in essere ancora i fondi comunitari) e le modalità attraverso le quali allocare quelle stesse risorse.
Altro fattore importante da sottolineare è la necessità di considerare un progetto del genere che non potrà svilupparsi se non in tempi mediamente lunghi. I problemi da affrontare sono così tanti e complessi che non è possibile pensare di risolverli in tempi brevi, per cui è indispensabile che le parti politiche di qualunque fazione convergano e si accordino in modo tale da impegnarsi ad applicare il protocollo di intervento nelle varie aree con lo stesso criterio e modalità a prescindere da chi delle parti politiche in quel determinato momento si troverà al governo.

[...] continua