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Il tramonto del lavoro (parte 2 di 2)

Di Ernesto Paolozzi
Professore presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli

[...] continua

Non solo. Ma bisognerà pur ammettere che i nostri lavoratori, tranne casi rari ed eccezionali, non sono più i lavoratori di cinquant'anni fa che, pur di lavorare, sarebbero disposti a qualunque cosa. È molto probabile che, come già accade nell'agricoltura perfino nel più profondo Sud, alla lunga, anziché salvaguardare i posti di lavoro dei nostri operai, finiremmo col dover assumere lavoratori extracomunitari o dell'Est europeo, gli unici ancora disposti a sottoporsi ai disagi e alle sofferenze, di un certo tipo di lavoro. Sarebbe una sorta di dislocazione all'inverso, con le grandi aziende che rimangono nelle patrie originarie con lavoratori stranieri. Cosa, peraltro, che già sta accadendo, e non da ora.
Su cosa, allora, ha il dovere di riflettere la sinistra, da quella antagonista a quella liberale? A mio modo di vedere Ë necessario ripensare un nuovo modello di intervento dello Stato, o degli Stati, nell'economia. Non si puÚ chiamare questo "nostalgia dello statalismo" cosa che una certa destra, ma anche una certa sinistra, approdata con molto ritardo sulle rive del liberalismo, rimprovera ai nuovi economisti che prospettano l'abbandono della tendenza liberista dell'ultimo ventennio.
Mi pare che, oltre che discutere su Ulivi ristretti o allargati, su federazioni o confederazioni, sia necessario che le forze culturali e politiche che si muovono entro questo orizzonte si interroghino innanzitutto su questo. Regolare il mercato, senza opprimerlo naturalmente, significa (e lo si comprende bene nel nostro Sud) spingere ad una concorrenza verso l'alto anzichÈ al ribasso, per tutelare i lavoratori ma, con la tutela dei loro diritti, salvaguardare anche la complessiva civiltà e prosperità delle autentiche civiltà liberaldemocratiche.
È proprio il Sud d'Italia a rischiare più di altre regioni d'Europa un ritorno al passato. È in queste terre, infatti, che vive una cultura della precarietà e dell'incertezza, spesso confuse con spirito di libertà e tolleranza. In realtà già da tempo alcuni settori dell'economia italiana localizzata al Nord spera che il Sud possa restare un mercato per i loro prodotti e, al tempo stesso, fornire una manodopera a basso costo. Il tutto rivestito dalla foglia di fico della lotta a favore dell'occupazione. Ma noi ci auguriamo che prevalga la cultura dei diritti e della dignità, che sono, questi sì, proncipii costitutivi della libertà e della tolleranza.