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L'allargamento duoble face dell'Europa

Dell'On. Gianni Pittella
Eurodeputato DS PSE – Segretario delegazione italiana DS SDI al Parlamento Europeo

Dove va l'europa allargata? E' una domanda che si pongono molti che si chiedono quali saranno le conseguenze politiche ma anche socioeconomiche della unificazione.
Senza affatto trascurare la portata storico politica che la rende un appuntamento essenziale ed obbligato, io direi che l' allargamento/ unificazione si presenta come un abito double face, come una medaglia con una faccia positiva e una negativa e la prevalenza del segno piùo del segno meno dipenderà dal corso politico che noi sapremo dare.

Faccio 4 esempi:
avremo una Unione più forte politicamente, più global player, se alla unificazione si accompagnerà la Costituzionalizzazione e i nuovi Stati Membri saranno coinvolti, con pari dignità, in una posizione ne' subalterna ne' pregiudizialmente ostile verso gli USA. Senza le predette condizioni, l'unione più ampia potrebbe anche significare Unione più debole
L'Europa sarà più coesa se cesserà l'avarizia di alcuni Stati che vogliono ridurre il loro contributo al budget comunitario, compromettendo sia la politica di coesione (i fondi strutturali) che la politica agricola comune e l'insieme delle politiche interne ed esterne della UE. Diversamentte prevarrà l'idea di una Unione "area di libero scambio", punto e tutto sarà giocato all'insegna del puro liberismo.
Avremo una Unione larga ma anche più competitiva se prevarrà una volontà forte di tornare a Lisbonq e a Goteborg, orientando le risorse verso i settori della formazione, della ricerca, della innovazione, delle reti e dello sviluppo ecosostenibile e chiamando i Governi a fare altrettanto.
Diversamente la disparità di tassi di sviluppo tra i nuovi Stati Membri e gli attuali, ridurrà la già scarsa capacità competitiva della Unione
Infine l'Europa larga sarà anche geopoliticamente e geoeconomicamente più solida se saprà bilanciare il suo proiettarsi sino agli Urali con una coerente e non balbettante poltica euromediterranea. Ma ciò presuppone meno poesia e più prosa: revisione del partneriato euromediterraneo, rilancio del dialogo interreligioso, rafforzamento delle iniziative della Banca europea degli Investimenti, istituzione del Parlamento del Mediterraneo, apertura dei negoziati di adesione con l'area balcanica e con Israele e Palestina, conclusione dei negoziati con la Turchia. Ma anche una nuova impostazione del disegno infrastrutturale lungo l'asse nord sud e est ovest.
Su queste sfide si incentrerà il nostro impegno nella legislatura che il rinnovato Parlamento europeo sta per inaugurare.