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Le politiche per il Mezzogiorno: la situazione generale (III parte)

Di Gianfranco Frassetto
Professore di Organizzazione Aziendale Università degli Studi di Salerno

Pubblichiamo il terzo articolo del Prof. Gianfranco Frassetto sul dibattito aperto sul nostro sito sui nuovi termini della questione meridionale dall'articolo di Giuseppe Ossorio e dall'articolo dell'On. Gianni Pittella.

Quindi gli elementi che dovrebbero caratterizzare l’intervento così ipotizzato si potrebbero sviluppare attraverso più fasi integrate; una prima fase dovrebbe essere dedicata alla individuazione delle aree di maggior sottosviluppo e che presentano problematiche simili all’interno dello stesso territorio circoscrivendone i confini e descrivendone le caratteristiche. In un secondo momento dovrebbero definirsi gli obiettivi d’intervento e le sue priorità. Conseguentemente verrebbero individuati gli attori coinvolti, con particolare riferimento ai soggetti pubblici (governo, regioni, province, comuni, etc.) e privati (associazioni di categoria, aziende private, associazioni no profit etc.). Questo lavoro preparatorio costituirebbe la base informativa su cui costruire e definire gli obiettivi e gli attori coinvolti sulla quale sviluppare un piano d’intervento generale e particolareggiato in grado di individuare le normative di incentivazione che garantiscano supporto e le risorse per adeguare i mezzi e gli strumenti di intervento.
Nella costruzione del modello di processo dovrebbe poi essere messa particolare attenzione ai tempi di realizzazione ed al monitoraggio, inteso, non solo, quale strumento di controllo dei risultati, ma anche, ed anzi soprattutto, quale strumento informativo e di conoscenza per poter modificare le attività che non avessero avuto successo nella fase di attuazione del piano.
Risulta evidente, da quanto detto, che lo sforzo progettuale ed attuativo risulterebbe altamente impegnativo e di fortissimo impatto, ma altre nazioni ci sono riuscite in tempi tutto sommato brevi (mi riferisco come esempi più recenti a quelli dell’Irlanda e della ex Germania Orientale) non vedo pertanto perché il Meridione che a mio parere ha possibilità e risorse materiali ed umane sicuramente di altissimo livello non debba farcela. Vorrei concludere dicendo che le mie sono considerazioni e riflessioni sulle quali gradirei confrontarmi e che non intendono in alcun modo indicare una soluzione dogmatica al problema. Ritengo che molte obiezioni e perplessità potranno essere sollevate contro questa mia impostazione del problema, quello che ho inteso fare è riaprire, con queste poche righe, un dibattito su di un argomento che credo stia a cuore di molti che come me hanno investito tutto il proprio impegno lavorativo nel preparare risorse umane, che sono state costrette, a causa delle situazioni locali, ad emigrare privando proprio le nostre aree di quel contributo di idee, capacità e conoscenze che sarebbero state indispensabili negli anni passati al miglioramento ed alla crescita meridionale.