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Lo strabismo della Moratti

Di Elio Notarbartolo
Presidente del Consiglio Nazionale F.N.I.S.M.

Con la sua riforma, Letizia Moratti, la Ministra dell'Istruzione ha voluto dividere i giovani italiani tra chi puÚ puntare ad aspettative di grande spessore e chi, a soli tredici anni, molto spesso per mere esigenze economiche familiari, deve puntare al rapido inserimento nel mondo del lavoro rinunciando ad una organica formazione culturale di base.
La Ministra e il Governo nazionale tutto non si sono resi conto come questa anticipata divisione degli Italiani sia distonica con l'altra scelta che la stessa classe dirigente di Governo ha avallato, di puntare a forme di lavoro flessibile che assegnano, di fatto, al lavoratore l'onere di sapersi aggiornare per convertire le proprie conoscenze in modo congruo alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più polimorfico.
L'industria italiana tende, non da oggi, a localizzare la produzione dei manufatti fuori dall'Italia, dove la manodopera e l'energia sono a più basso costo in modo da rendere, sui mercati internazionali, più basso, e quindi concorrenziale, il prodotto finito concepito e progettato in Italia.
Proprio questa scelta industriale affida alla scuola italiana il compito di portare i giovani cittadini ad un livello di conoscenze teoriche e tecniche medio alte in modo che, facilmente, la flessibilità della richiesta del mercato possa essere seguita, se non preceduta, dalle competenze tecniche progettuali degli Italiani.
Con il sistema promosso dalla Riforma Moratti ci troveremo, invece, tanti giovani con una formazione professionale rigida e facilmente messa fuori gioco dalla rapidissima evoluzione tecnologica che caratterizza la nostra civiltà.
Essi si troveranno a dover subire la concorrenza di tanti extracomunitari che, con formazione di base appena abbozzata, già stanno inserendosi in quegli anfratti di lavoro e produzione che non richiedono conoscenze anche minimamente sofisticate.
Ed è ancora un errore di prospettiva, quello della Moratti, che, insieme a tutto il Governo in carica, sta depotenziando, in tutti i modi, la scuola pubblica.
Nolenti o volenti noi, la società italiana e quella europea si stanno evolvendo in un tipo di società multiculturale sotto la spinta delle enormi disuguaglianze economiche e civili del Sud della terra rispetto al Nord, e delle esigenze di manodopera a scarso contenuto tecnologico che ancora manifestano le società evolute e che non possono essere richieste ai propri cittadini.
Checché vaneggino la Lega e la Destra più spinta, la presenza di extracomunitari in Italia è una fonte di benessere e di sviluppo economico e civile per gli Italiani, e l'inserimento degli immigrati tra i cittadini a tutto titolo è una esigenza sempre più pressante della nostra società. A chi affidare questa grossa funzione se non alla scuola pubblica, unico luogo dove potranno imparare a conoscersi i giovani di tante diverse provenienze, dove potranno imparare una cultura nuova e uguale per tutti, continuando a coltivare in pace le proprie tradizioni nel modo che esse non affondino quelle dei coetanei?
Le scuole private, che tanto a cuore stanno alla nostra Ministra, non potranno che alimentare le diversità, le chiusure, le incomprensioni e persino gli odi che le società di tutto il mondo vogliono abbattere.