Contenuto principale

Dare una spallata al capitalismo regionale è giusto, anzi è urgente

Da il “Corriere del Mezzogiorno” di sabato 8 settembre 2012 di Giuseppe Ossorio

Il Capitalismo municipale e regionale è forte e resistente. In Campania, secondo l’UnionCamere, alla fine del 2009, vi è la maggiore presenza in Italia di società  a totale controllo pubblico, il 5,6% sul totale nazionale e il 23,7% dell’intero Mezzogiorno.
Ci pare che sia ormai urgente, in tempi di ristrettezza della spesa pubblica, liberalizzare questo mercato. Il governo Monti se ne è fatto carico. Tuttavia il problema è ancora al palo di partenza e non se ne vede la via d’uscita. Il peso delle società  partecipate sui bilanci pubblici è al punto che Raffaele Bonanni, segretario nazionale della Cisl, ha affermato con molto coraggio, in un’intervista al maggiore quotidiano romano, che “servono scelte forti che abbattano i monopoli, accorpino i Comuni piccoli, eliminino le centinaia di Municipalizzate sovietiche che offrono pessimi servizi e costano un occhio della testa”.
Sul Corriere del Mezzogiorno, il consigliere regionale Gennaro Salvatore parla di 6.000 posti a rischio nei settori dei rifiuti, dell’ambiente e della forestazione. Egli propone la cura del “modello Pomigliano”, la disdetta, cioè, del contratto di lavoro nazionale e il passaggio alla contrattazione aziendale. L’obiettivo è legare le retribuzioni dei dipendenti alla produttività  del lavoro. Stimiamo che il numero delle società  di proprietà  della Regione (ma perché escludere quelle delle Province e dei Comuni?) sia molto di più.
E che il numero dei dipendenti coinvolti sia maggiore.
E’ una proposta dirompente. Ma la selva del Capitalismo municipale e regionale richiede un’urgente presa di coscienza del governo regionale e delle giunte municipali dei Comuni maggiori. Né possono sottrarsi gli eletti in quelle Istituzioni e chi ha la responsabilità  di rappresentare i dipendenti di quelle società  pubbliche.
Ad essere sinceri, non sappiamo valutare che forza avrà  quella proposta di prendere quota. Prevediamo che avrà  vita difficile. Non sarà facile porla al primo punto dell’ordine del giorno dell’Agenda Caldoro, anche se  il proponente è il capogruppo in Consiglio regionale di “Caldoro Presidente”. I segretari regionali dei sindacati maggiori, intervistati su queste colonne, si sono espressi in maniera pi๠o meno convinti. Si oppone decisamente quello della Cgil, Franco Tavella, che si dichiara contrario alla cancellazione del contratto di lavoro nazionale.
Non poteva fare diversamente dopo la posizione assunta dall’organizzazione di Susanna Camusso nella vicenda Pomigliano e Mirafiori.
Il problema, comunque, esiste e non è di poco conto se l’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, dichiara che “ha fatto bene il consigliere Salvatore ad accendere i fari della politica” sulla priorità  della riorganizzazione delle società  partecipate. Però, egli crede di poter risolvere la crisi endemica di queste società  pubbliche con la “Cabina regionale di regia per la gestione delle crisi”  dei processi di sviluppo”. In sostanza, dice che il modello Pomigliano “ha rappresentato un esempio di condivisione” ma “con il Contratto Campania e la Cabina di regia siamo andati oltre”, in nome della coesione sociale.
E chi non è d’accordo!
Come si vede, appena si tocca il sistema del Capitalismo municipale il ragionamento si aggroviglia, anche con giusto motivo. Ma il fiume di danaro pubblico che, finora, le ha sostenute è là¬, ben evidente. La ricetta europea ci impone di prosciugarlo.
Non ci facciamo illusione, la questione non si risolverà  in sede locale.
Troppi sono gli interessi, intendiamoci, legittimi e gli adattamenti. La distorsione maggiore di queste società  pubbliche risiede nel conflitto d’interessi della proprietà  che ad un tempo svolge il ruolo di affidatario dei servizi, quello di regolatore delle tariffe e quello di controllore del rispetto delle norme, dei regolamenti e della qualità  dei servizi. Insomma, il controllore è lo stesso controllato.
La via delle liberalizzazioni intrapresa dal governo di Mario Monti, ma interrotta ci auguriamo momentaneamente da un ingorgo di leggi e sentenze Costituzionali, è un modo di tenere insieme le ragioni del mercato, di una maggiore produttività  aziendale, e quelli della coesione sociale. Entrambi gli aspetti sono ineludibili.