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Atenei al passo con la sfida globale (parte 1 di 2)

Le prospettive della Legge Regionale sull'Università della Campania

Da L'Articolo de L'Unità n.32 - 24 giugno 2004

di Giuseppe Ossorio
Presidente Commissione Cultura Regione Campania

La proposta di Legge di iniziativa della Commissione consiliare Cultura della Regione, relativa alla “Promozione e valorizzazione del sistema universitario della Campania”, sulla quale molto opportunamente, martedÏ scorso, “L’Articolo” de L’Unità ha riaperto la discussione, è, a mio avviso, centrale per molti motivi. Non casualmente, la proposta di Legge è stata approvata all’unanimità, d’intesa la maggioranza e la minoranza consiliare, dalla Commissione Cultura e dalla Commissione Bilancio. Essa, ormai, è al primo punto dell’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale della Campania e aspetta l’approvazione definitiva. In tal modo sarebbe la prima legge in Italia in favore delle Università.
Questa proposta di Legge regionale, elaborata in Commissione Cultura con il sostegno attivo del Presidente Antonio Bassolino e dell’Assessore Luigi Nicolais, se fosse approvata rapidamente seguirebbe la Legge n. 5 del 28 marzo 2002, sulla “Promozione della Ricerca scientifica in Campania”, innovativa nel settore della ricerca scientifica e che anticipava le altre Regioni nell’azione di sostegno al settore.
Senza sottacere la Legge n. 7 del 14 marzo 2003, concernente la “Disciplina organica degli Interventi regionali di Promozione culturale in Campania”, che abroga ben 13 leggi della Regione, anch’essa redatta in Commissione Cultura.
Un bel lavoro espletato all’unanimità dalla Commissione regionale Cultura ed approvato rapidamente dall’intero Consiglio regionale. Lo stesso ci si augura che avvenga al più presto per la proposta di Legge sull’Università.
Il tema della ricerca è più che mai oggi un tema centrale, provo a riassumere una serie di motivi:
a) la competizione mondiale dei mercati, la cosiddetta globalizzazione, impone ai paesi del mondo occidentale di qualificarsi sempre più sul terreno dell’innovazione per evitare che paesi emergenti, come la Cina e l’India (non dimentichiamo che quest’ultimo sforna eccellenti economisti e matematici), ci battano, come in parte sta già accadendo, sul terreno della produzione industriale tradizionale. Il nostro valore aggiunto rimane quello della ricerca scientifica e culturale giacché, come si usa dire forse con troppa enfasi, l’Occidente oggi produce ed esporta non più manufatti ma idee e progetti. Va da sé che, rafforzare la ricerca e dunque le Università e i centri di eccellenza, mai come in questo momento è non solo utile ma indispensabile. D’altro canto, Romano Prodi e le forze politiche che si riconoscono nell’Ulivo, e lo stesso Presidente Ciampi non perdono mai l’occasione di porre la questione al primo posto. Recentemente, il neoeletto presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, ha collocato la questione della ricerca fra le priorità dell’industria italiana, spesso di dimensioni troppo piccole per reggere un confronto internazionale che si gioca soprattutto, per quanto riguarda i paesi sviluppati, il cosiddetto Nord del mondo, proprio sulla capacità di creare e proporre innovazione.

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