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Industria, federalismo, sviluppo regionale. Brevi riflessioni sulla condizione del Mezzogiorno (I parte)

Incentivazione: strumenti e procedure istituzionali

di Gennaro Biondi
Professore ordinario di Geografia economica Facoltà di Economia dell'Università Federico II di Napoli

Pubblichiamo il primo articolo del Prof. Gennaro Biondi che interviene nel dibattito sui nuovi termini della Questione meridionale, aperto sul nostro sito dall'editoriale di Giuseppe Ossorio e dall'articolo di Gianni Pittella.
I precedenti contributi sono stati del Prof G.Frassetto.

Il mio intervento, che riprende considerazioni già espresse in altra sede (G.Biondi, Politiche industriali, federalismo e sviluppo regionale, "BSGI", Roma, XII, vol. IX - 2004, pp. 149-161), vuole essere un contributo al dibattito, molto interessante, aperto su questo sito da Ossorio, Pittella e Frassetto.

Incentivazione: strumenti e procedure istituzionali. La spinta alla proliferazione di interventi a scala regionale trova rafforzamento nelle previsioni del regolamento CE 70/2001 che, di fatto, consente alle Regioni di dare vita a iniziative a favore delle PMI senza l'obbligo di autorizzazioni da parte di Bruxelles.
Dalle politiche di incentivazione delle imprese proposte ed attuate emergono con chiarezza alcune contraddizioni. Gli strumenti sono numerosi; spesso gli ambiti si sovrappongono; i livelli di governo in gioco, al pari dei soggetti istituzionali coinvolti, sono eccessivi; manca una chiara distinzione dei ruoli in grado di far comprendere agli operatori economici chi, in una determinata situazione, è deputato a decidere e quale sia il suo ambito di operatività. Ne deriva che l'incisività di ogni policy risulti condizionata, oltre che dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità, anche dall'evolvere (e dal mutuo combinarsi) degli strumenti alternativi gestiti da altri soggetti istituzionali, a scala regionale e nazionale.
È pur vero che la concorrenza tra strumenti e istituzioni non è di per sé dannosa. Nella misura in cui è capace di indurre le amministrazioni a predisporre procedure interne più efficienti, a rendere più trasparenti i propri comportamenti, ad avviare maggiori e migliori attività di promozione, essa puÚ rivelarsi foriera di miglioramenti e modernizzazione della pubblica amministrazione. Va perÚ tenuto conto del fatto che la grande variabilità delle regole, delle convenienze relative e delle competenze istituzionali produce cattiva informazione e incertezza nei confronti di chi è potenzialmente interessato a questo tipo di interventi. La conseguenza è un disorientamento generale e - parallelamente - il determinarsi di fenomeni di selezione al contrario, che fanno sÏ che gli incentivi arrivino solo alle imprese più attente, meglio informate e, talvolta, meno bisognose del sostegno pubblico. Inoltre, la frammentazione e la perenne evoluzione del quadro di riferimento inducono l'utenza a diffusi fenomeni di arbitraggio tra strumenti. Di qui i pericolosi effetti negativi sulla localizzazione di nuovi investimenti e sulla loro tempistica.

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