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Atenei al passo con la sfida globale (parte 2)

La ricerca scientifica e culturale come valore aggiunto della rete dei saperi

Da L'Articolo de L'Unità n.32 - 24 giugno 2004
di Giuseppe Ossorio
Presidente Commissione Cultura Regione Campania

[...]continua

b) Questo tema, valido per tutto l’Occidente, è a maggior ragione fondamentale per il nostro Sud e, dunque, per la Regione Campania che del Mezzogiorno è la capofila. La crisi politica ed economica italiana, e la congiuntura internazionale, hanno depauperato la nostra Regione di centri vitali per lo sviluppo economico, per il progresso civile e per la stessa formazione delle classi dirigenti. In ultima analisi, allo stato attuale, e in mancanza di una forte presenza di un industria privata capace di promuovere la ricerca, è proprio l’Università, nella sua complessa articolazione, l’unico volano rimasto e, dunque, più che mai essenziale rafforzarlo. È stato, infatti, giustamente ricordato come nella nostra Regione, accanto ad una delle più antiche Università del mondo, la Federico II, Università generalista, il secondo Ateneo napoletano, insediato con grande fortuna fra Napoli e Caserta, esistano poi punti fondamentali, come la plurisecolare Università Istituto Orientale, dall’alto contenuto specifico, l’Istituto Suor Orsola Benincasa, unico esempio di Università privata in aperto e proficuo dialogo con il pubblico, la Parthenope, che rinnova la tradizione dell’Istituto Navale, L’Università del Sannio e l’Ateneo di Salerno. Senza contare gli altri centri di ricerca, per citare solo alcuni, come il CNR, il CIRA, la Stazione Zoologica, il Ceinge e i grandi Istituti di ricerca umanistica, come l’Istituto per gli Studi Storici di Benedetto Croce e l’Istituto per gli Studi Filosofici. Non saper ìsfruttareî al meglio questa ricchezza sarebbe un segno inequivocabile del declino della classe dirigente nel suo complesso ed in particolare quella politica.
c) L’incremento della ricerca scientifica ed umanistica, posto che questa distinzione cosÏ netta abbia ancora un senso, è indispensabile, inoltre,a maggior ragione, in regioni come la nostra, ad alto tasso di disoccupazione e di dispersione, per ridare ai giovani una speranza per il futuro. Come nel settore della sanità, infatti, è necessario ridurre sempre più gli scandalosi viaggi della speranza dei malati, con un aggravio della spesa pubblica regionale, cosÏ non è pensabile che in una Regione di cosÏ grande importanza e di alta tradizione culturale i giovani debbano cercare altrove, fuori d’Italia o in altre regioni, pur declinanti, del Nord, centri di eccellenza o di specializzazione, con aggravio degli a volte magri bilanci delle famiglie.
d) La crescita della ricerca e della cultura non rappresenta soltanto, come sinora si è detto e come potrebbe sembrare, un momento economico dello sviluppo. Essa rappresenta la crescita civile, etica e politica di una società. Le classi dirigenti non si formano a tavolino. Su questo non vi è dubbio. La creatività della ricerca in tutti i campi è sempre difficile da istituzionalizzare, e talvolta nasce in opposizione alle istituzioni. Ma è fuori di dubbio che, se in un paese manca quel connettivo di base, quella mentalità diffusa che solo l’istruzione scolastica e universitaria può garantire, non vi sarà mai né sviluppo economico, né avvenire per le future generazioni, né progresso civile.
Un’ultima questione. Giustamente si pone la questione della ricerca come sistema e, dunque, di una legge che favorisca la crescita di una rete organizzata in modo intelligente ed originale. È proprio questo lo spirito della proposta di Legge che il Consiglio regionale della Campania si appresta ad approvare, sostenuta da un appello di ben 42 Presidi delle Università della Campania e da numerosi articoli dei Rettori delle Università apparsi sulla stampa cittadina, perché l’Università non ha certo bisogno di una pura assistenza, che peraltro l’esiguità degli attuali fondi non potrebbe garantire se non a livelli molto bassi e, dunque, inefficaci. Sono convinto che ciò che si deve promuovere è lo spirito di collaborazione; ciò che si deve favorire è il crearsi e l’incrementarsi di scambi e collaborazioni nazionali ed internazionali, ed il crescere e il progredire di quei momenti di alta specializzazione tali da diventare indispensabili, nel Sud, in Italia e, perché no, essere punti di riferimento in Europa.