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Industria, federalismo, sviluppo regionale. Brevi riflessioni sulla condizione del Mezzogiorno (II parte)

La riorganizzazione delle politiche di intervento

Di Gennaro Biondi
Professore ordinario di Geografia economica Facoltà di Economia dell'Università Federico II di Napoli

Pubblichiamo la seconda parte dell'articolo del Prof. Gennaro Biondi che interviene nel dibattito sui nuovi termini della Questione meridionale, aperto sul nostro sito dall'editoriale di Giuseppe Ossorio e dall'articolo di Gianni Pittella.
I precedenti contributi sono stati del Prof G. Frassetto.

La riorganizzazione delle politiche di intervento. A fronte di un quadro normativo mutevole, in cui i vantaggi offerti dai diversi strumenti tendono a rincorrersi, esiste infatti la possibilità che le imprese interessate oggi a investire in un luogo siano portate a posticipare la loro decisione, nell'aspettativa di poter usufruire di una nuova e più vantaggiosa offerta o ad emigrare verso aree ritenute più ospitali.
Le politiche a favore dello sviluppo industriale necessitano, dunque, di un'azione di riorganizzazione profonda che sia in grado di offrire organicità a una situazione in cui la frammentazione degli obiettivi, delle competenze e degli strumenti rende mutevole, confuso e incerto il quadro informativo di riferimento delle scelte di impresa, acutizzando le difficoltà di attuazione e i caratteri di inefficienza che di per sé sono connaturati a questo tipo di intervento. Con ciò non si vuole procedere ad un'omogeinizzazione delle politiche e ad una rinuncia a rispondere ai bisogni produttivi regionale con azioni mirate, in grado di adattare l'azione alla multiformità delle problematiche in atto nei diversi contesti locali. Solo stabilendo delle regole generali chiare che siano capaci di disegnare le linee di confine tra l'ambito di operatività dello Stato e quello delle Regioni, gli imprenditori potranno sapere senza difficoltà chi - nelle diverse situazioni - rappresenta l'autorità cui compete il ruolo di governo, quali le modalità di intervento praticabili, quali i percorsi per acquisire un'informazione corretta, tempestiva, aggiornata. Nel complesso, il gap infrastrutturale del Mezzogiorno resta un grande problema aperto, che rischia di amplificarsi ulteriormente in concomitanza con il progressivo completamento del grande mercato unico europeo, nel quale i termini di confronto vanno individuati in realtà locali estremamente dinamiche e ricche di economie esterne. E ciò va ad aggiungersi a due condizioni di partenza che già di per sé penalizzano il Mezzogiorno: la posizione geografica, che si traduce molto spesso in maggiori costi e tempi di trasporto, e l'assenza di una rete di piccole e medie città in grado di svolgere un moderno ruolo di supporto alle attività produttive attraverso l'offerta di servizi urbani tipici di una società economico-produttiva che evolve verso un modello molecolare, ma fortemente integrato a diverse scale geografiche. In una graduatoria comunitaria, l'Italia nel suo complesso si colloca all'ottavo posto, precedendo solo Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Se si scende sul piano regionale, l'arretratezza dell'Italia va imputata sostanzialmente alle regioni meridionali, le quali si posizionano tutte al di sotto della centesima posizione nell'apposita classifica europea. Con riferimento alle regioni di Amburgo, Parigi o Brema, la Campania, la Puglia e la Sicilia segnano un ritardo che sfiora il 75%.
Come Ë stato ampiamente dimostrato dalle esperienza dei distretti industriali del Centro-Nord, la competitività dei territori nasce da investimenti in infrastruttur e beni pubblici fatti dall'intera comunità locale, il che significa che non tutte le politiche di infrastrutturazione sono delegabili all'impegno dello Stato centrale, ma Ë necessaria anche una diretta e condivisa assunzione di responsabilità da parte degli enti locali e di tutti i soggetti coinvolti, seppure a diverso titolo, nella realizzazione del progetto federalista. Si tratta allora, in sostanza, di rafforzare lo sviluppo che nasce dal basso, ovvero da un contesto che tende a creare interrelazioni "orizzontali" e "verticali" sempre più complesse e sofisticate., resta il problema centrale dei tempi, che contrappone da una parte la rapida evoluzione del mondo della produzione e, dall'altro, la lentezza della realizzazione delle indispensabili dotazioni reticolari e di contesto. È forse questo il punto di maggiore debolezza dello sviluppo locale, regionale e dell'intero Mezzogiorno.