Contenuto principale

I Repubblicani nel bipolarismo “all’italiana” (parte 2)

Di Roberto Balzani

Professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Bologna

[...] continua

Quindi, partiamo dal certo. é certo che il repubblicanesimo italiano è articolato, in maniera ancora più visibile che quarant’anni fa, sulla base di strutture regionali o sub-regionali, le quali riescono, in occasione delle consultazioni amministrative, a conservare una parte (o tutti) i loro consensi. E altrettanto certo che il livello nazionale è il più debole, poiché non ha spazi nell’universo bipolare e risulta sempre a traino di uno dei due “azionisti di maggioranza”.
Facciamo un’ipotesi estrema. Cancelliamo il livello nazionale. Ipotizziamo che, senza il filtro di una sigla, di un “marchio di fabbrica” nazionale, le singole enclaves locali assumano – come referente privilegiato – direttamente il livello europeo (gruppo Eldr, o il nuovo gruppo democratico che va nascendo, se nascerà, sulla base di un’ipotesi di ampliamento del gruppo liberal-democratico stesso).
Supponiamo che le politiche siano mutuate, sotto il profilo del programma “alto”, da Strasburgo e da Bruxelles, e che vedano direttamente impegnati, anche nella nostra periferia, i dirigenti liberal-democratici, anche inglesi, anche francesi, anche tedeschi.
In fondo, in Europa la terza forza esiste: è il terzo gruppo, appunto, per numero di deputati. é esplicitamente europeista; esprime linee fortemente modernizzatici, che hanno riscontro in tutti i principali paesi dell’Unione. Non solo. Con il federalismo (o con il largo decentramento regionale) che verrà, il livello nazionale del sistema conterà sempre meno. Ci sarà la possibilità, per le regioni, di colloquiare direttamente con il “cuore” dell’Unione. Perché non anticipare questo processo, che inevitabilmente toccherà anche il nostro paese?
Vediamo di completare il quadro. Strutture regionali o sub-regionali organizzate (ciascuna a modo proprio, se lo preferisce). Rapporto politico reale – senza mediazioni “italiane” - con il “terzo gruppo” di Strasburgo. E circa il livello nazionale? Semplice. Diamolo per perso. Meglio riversare o orientare i consensi in direzione di uno dei due poli, sottolineando la non centralità – ai nostri occhi – di questa articolazione territoriale del potere, che finire nel ridicolo con campagne elettorali costose e inconcludenti per prendere il famoso zero virgola. Meglio segnalare e sostenere le personalità politiche nazionali che, ovunque, s’iscrivono lungo la direzione modernizzatrice nella quale ci muoviamo.
è fantascienza, questa? Può darsi. Ma, dato che il “prodotto” edera non è più "consumato”; dato che il logoramento di una guerra di posizione nel sistema bipolare è inutile e sicuramente destinata alla sconfitta; dato che il sistema proporzionale non sarà ristabilito domani, perché non provare?