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L’Illusione della terza forza

Di Antonio Guariglia* e Giuseppe Ossorio**
*Presidente del Consiglio comunale di Salerno
**Consigliere regionale della Campania

L’illusione della terza forza e della terza via, nell’intreccio delle loro specificità, pur nella distinzione, necessariamente finiscono con l’incontrarsi. Quell’illusione è ormai antica e si potrebbero citare nomi notissimi della cultura europea da Ropke a Croce, fino ad arrivare a Giovanni Spadolini. Sembrerebbe un paradosso o una mancanza di stile legare questi grandi nomi ad una illusione, sia pure nobile. La verità, infatti, è che quella che abbiamo chiamata illusione non è tale se con essa si vuole indicare la necessità etico-politica di trovare e perseguire una strada diversa da quella del socialismo classico (in tutte le sue sfumature) ed il liberalismo classico (in tutte le sue forme). Anzi, da questo punto di vista, non è un’illusione, è una necessità politica, tanto che, recentemente, se ne sono fatti interpreti Clinton e Blair. Essi, addirittura, vorrebbero costruire questa terza forza per garantire il controllo della cosiddetta globalizzazione che non si può semplicemente lasciar libera come pensano i veteroliberali, né incatenare come, tutto sommato, pensano molti veterosocialisti e veterodemocristiani.
Non si mette, dunque, in discussione che rappresentanti dei vecchi partiti dell’area laica, repubblicana, liberale e socialista in primis, tutti assieme prospettano o praticano questa terza via, nel senso di delinearne i contorni e di sostanziare le idee con chiare e precise battaglie ideali o politiche.
Ma l’illusione torna ad essere illusione o addirittura una semplice svista se, dal terreno, per così dire, politologico, si scende nella battaglia politica, per non dire della prassi elettorale.
In poche parole, in un sistema maggioritario, e sia pure semimaggioritario come quello italiano, per giunta a turno unico, è impensabile che si possa creare una terza forza in grado di porsi fra i due schieramenti ed essere rappresentata adeguatamente in Parlamento. Si dovrebbe raggiungere qualcosa come il 10-15% per poter contare qualcosa che comunque rimarrebbe irrilevante. In ogni caso per poter contare poco. Un conto è dire: “Organizziamo all’interno di uno schieramento quei gruppi e quei partiti che s’ispirano alla terza forza”. Altro è scegliere di testimoniare da soli senza poter in alcun modo incidere nella politica quotidiana, quella che si esercita nelle Istituzioni parlamentari.
Certo, c’è chi sa bene tutto ciò e, semplicemente, prepara un’inesistente terza forza all’unico scopo di “venderla” poi al maggior offerente o ad uno degli offerenti che si è già deciso chi sia e lo si tiene, per così dire, coperto. Anche questo è un modo di far politica, forse non dei più limpidi. Ma ciò che dev’essere chiaro è che chi aderisce a questo tipo di politica dovrebbe essere consapevole che il suo destino, che potrebbe anche essere un nobile destino, è quello di portare acqua, in questo caso, purtroppo, non si sa bene a chi o, viceversa, lo si conosce già e bene.