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Una Casa comune per i repubblicani e i liberali nel centrosinistra

Di Valerio Zanone
 
Il recente convegno a Napoli cui ho partecipato su invito di Giuseppe Ossorio e di Ernesto Paolozzi mi ha confermato nella convinzione che i Repubblicani democratici e i Liberali non debbano tacere di fronte alla penosa condizione in cui versa la vita pubblica italiana e possano insieme dare voce in campo nazionale ad un'opposizione coerente con l'identità politica che ci appartiene.
I laici di tradizione repubblicana e liberale si ritrovano nell'Italia di oggi all'opposizione per ragioni che non richiedono troppe parole, visto che i fatti parlano da soli.
Il partito liberale di massa proclamato nel 1994 da Berlusconi è svanito alla prova perché in realtà non era mai esistito. Ciò che esiste è una coalizione di governo che mette insieme; il nordismo più ottuso; la destra che fu postfascista e neofascista ed ora pretende di revisionare la storia per i propri comodi; il populismo mediatico dell'azienda trasformata in partito di proprietà personale.
Il tutto ha preso nome di "casa della libertà" per lucrare sulla portata emotiva della parola. Ma la realtà è quella di una politica che ormai passa quasi tutta attraverso lo schermo televisivo, ed oggi il novanta per cento del sistema televisivo è sottoposto ad un potere personale di comando e controllo talmente pervasivo da non trovare paragoni in alcun paese democratico.
Nonostante tutto ciò la competizione non è perduta, perché fra le file degli stessi elettori di centrodestra dilaga un disincanto che può tradursi in alternativa.
Ma perché l'alternativa sia possibile, l'opposizione liberaldemocratica deve dare voce alle proprie ragioni positive e non soltanto critiche.
Sto riunendo un gruppo di liberali che non disertano, nella Associazione per la Democrazia Liberale: un nucleo aperto a quanti intendano prendere l'iniziativa per dare sostanza al disegno riformista di Democrazia Repubblicana e di Democrazia Liberale.
Le iniziative prioritarie sono di tutta evidenza:

  • nel campo economico, libertà di concorrenza, trasparenza dei mercati finanziari a tutela dei risparmiatori, privatizzazioni precedute da liberalizzazione effettive;
  • nel campo sociale, un Welfare State rivolto soprattutto alla nuova generazione, alle risorse per la scuola pubblica, alla formazione innovativa che sottragga il lavoro dei giovani dall'incertezza del precariato;
  • nel campo giudiziario l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge in luogo delle scandalose leggi ad personam;
  • nel campo istituzionale la salvaguardia delle istituzioni di garanzia stabilite dallo Stato liberale come limite al potere maggioritario;
  • nel campo civile, la laicità dello Stato e della legge, che impedisce di porre i valori religiosi al servizio di manovre politiche.

Se si vuole che il disegno riformista prenda corpo, esso non può nascere da un vuoto di memoria. Bisogna ricordare da dove si viene, per decidere dove si vuole arrivare. Bisogna avviare una modernizzazione che trovi una nuova generazione attrezzata per interpretarla. Sono certo che i laici della democrazia repubblicana e della democrazia liberale e possono farlo insieme.