Contenuto principale

L'Ulivo e la Casa comune dei Repubblicani e Liberali: un commento a Valerio Zanone

Dell'on. Gianni Pittella
Segretario Delegazione DS-SDI al Parlamento Europeo - Componente Commissione Bilancio
 
Trovo del tutto condivisibili le riflessioni prodotte da Valerio Zanone, nell'editoriale dello scorso 22 novembre, apparso sul sito dei Repubblicani Democratici.
Non torno sugli elementi di dura critica espressi nei confronti dell'attuale coalizione di governo, per la semplice ragione che li faccio miei e, anzi, li considero addirittura troppo garbati nei confronti di forze politiche e figure istituzionali che hanno fatto della rozzezza culturale e della virulenza dialettica, ideologica e spesso volgare, un vero e proprio stile politico, una modalità ordinaria di comportamento pubblico.
Qualche parola vorrei invece spenderla sulla parte delle considerazioni svolte da Zanone che riguardano più da vicino l'opposizione, quindi noi.
Il dato che più mi ha colpito è l'assoluta identità di vedute tra ciò che nell'articolo si propone, per la costruzione di una reale alternativa di governo e quindi per il futuro del Paese, e ciò che molti di noi riformisti vanno dicendo da tempo.
Berlusconi, come ci auguriamo, perderà le prossime elezioni per difetto di reale liberalismo nelle scelte di governo da egli compiute, non perché abbia realizzato mirabolanti riforme di stampo "troppo" liberale.
Il grande miraggio berlusconiano, che aveva saputo intercettare settori anche avanzati dell'opinione pubblica, di una "rivoluzione liberale" che liberasse il Paese da vincoli e ingessature burocratiche, da nicchie insopportabili di assistenzialismo, da quel male oscuro del sistema economico - produttivo nazionale che si chiama familismo e capitalismo assistito, da arcaici privilegi corporativi, da un'oppressione fiscale che non ha pari in Europa, si è rivelato un grande bluff.
Nessuna riforma seria per uno Stato Sociale che guardi più alle nuove generazioni, nessuna innovativa riforma del sistema previdenziale, del sistema del credito e della finanza, nessuna vera iniezione di libertà, competitività, innovazione, meritocrazia nelle politiche industriali e per una maggiore mobilità sociale, nessuna riforma fiscale in grado di liberare energie e innescare un ciclo virtuoso di crescita fondato su consumi - investimenti - occupazione. Il Paese è stato sottoposto ad uno stillicidio di false promesse e annunci, mai ovviamente rispettati. Per un anno forze sociali, politiche ed economiche si sono lacerate sul tema della soppressione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori come se si trattasse della panacea di tutti i mali dell'economia italiana. Ovviamente così non è, e come era prevedibile tutto è finito nel dimenticatoio.
Abbiamo però in compenso assistito ad una pseudo - riforma "spezzatino "della giustizia, partita con l'approvazione urgente di tutta una serie di misure ad personam volte a tutelare vari potenti legati in qualche modo al Premier, e ad un progetto di riforme istituzionali, la cosiddetta devolution ma non solo, criticate trasversalmente da tutti i più noti costituzionalisti italiani, dall'Anci e dalla Conferenza dei Presidenti di Regione.
Ora però sta a noi cogliere i limiti di tale operato e dar vita ad una reale alternativa di governo, che sappia offrire al contrario di quanto fatto dalla Casa delle Libertà, risposte giuste a domande più che legittime che la moderna società pone alla classe politica del Paese.
In quest'ottica reputo assai prezioso il contributo che i Repubblicani e i Liberali potranno offrire alla costruzione di una credibile alternativa politica e programmatica di governo, e spero che questi temi potranno essere affrontati insieme, in seno al nuovo soggetto politico riformista dell'Ulivo, timone e baricentro della più ampia Alleanza Democratica di tutto il centro-sinistra.