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La scommessa di investire nell'università

Luigi Nicolais* e Giuseppe Ossorio**
* Professore ordinario Università Federico II di Napoli, Assessore regionale
** Presidente Commissione Cultura, Ricerca, Scienza ed Università della Regione Campania
 
Riportiamo il testo dell’articolo del Prof. Luigi Nicolais e del Dott. Giuseppe Ossorio sui problemi delle Università campane. Giuseppe Ossorio, consigliere regionale dei repubblicani democratici, è stato autore dell’emendamento al bilancio regionale 2004 per lo stanziamento di 65 milioni di euro in favore delle sette Università della Regione Campania, recependo un appello dei 42 presidi di facoltà e dei 7 rettori della Campania, dopo un incontro con il coordinamento regionale dei rettori.
 
Da la Repubblica di sabato 30 ottobre 2004 – pag. I – Cronaca di Napoli
 
La lunga maratona consiliare si è chiusa da poche ore e i risultati sono già ampiamente noti. Il bilancio 2004 conferma le strategie di questa legislatura e apre a una idea alternativa di sviluppo e benessere sociale nonostante le avverse politiche economiche nazionali, soprattutto per quanto riguarda l'alta formazione, l'università e il diritto allo studio. 65 milioni di euro alle università campane per il triennio 2004-2006 è una scelta coraggiosa, con un suo valore politico, che va ben oltre la disponibilità finanziaria.
Le università sono il luogo in cui la società tutta costruisce e forma il suo futuro. Sono il luogo in cui per eccellenza si formano le coscienze civili e l'impegno delle giovani generazioni. E questo è tanto più vero quanto più le università hanno cessato di essere di Elite per diventare di massa, quindi di tutti e per tutti, innescando un meccanismo di mobilità e riscatto sociale senza precedenti nella storia.
E non solo. Le università sono i luoghi chiave dell'integrazione, lo sono tra discipline diverse per statuto e metodologia, tra didattica e ricerca, tra sapere e territorio, tra locale e globale, tra equità e competitività, tra creatività e professionalità, tra qualità come eccellenza per pochi e qualità come affidabilità per tutti.
Lo sforzo di integrare, di essere uno, non è solo funzionale a creare la sempre citata massa critica, a fare delle potenzialità sistema, ma porta un'idea di edificazione del singolo e della collettività, aperta e solidale, un'idea di sviluppo che non è solo avanzamento di parti, ma del tutto e di tutti.
Questo compito alto e nobile degli atenei va però perseguito, non solo dichiarato. E per farlo occorrono progetti e risorse. Occorre cioè mettere queste strutture nelle condizioni di poter esprimere al meglio le loro potenzialità, garantendone tranquillità gestionale e temporale. E questo non è sempre facile da sostenere, perché, in una visione riduttiva, mercantile dei saperi e dell'alta formazione, c'è sempre sbilancio, in quanto non potranno mai esserci riscontri immediati, risultati programmabili a priori.
Scegliere di investire sulle università è quindi un rischio. Nobile, alto, forte quanto si vuole, ma un rischio. E non perché si vada incontro a fallimenti, o a sperpero di denaro pubblico, ma perché si dà credito al tempo, a un tempo dilatato, lungo. Il vero frutto di questi 65 milioni di euro potrà essere colto solo nei prossimi anni.
Dalla prospettiva della politica usa e getta, da talk show, è un azzardo che da vertigini da baratro, eppure un gruppo di uomini politici, con grande consapevolezza, l'ha scelto, l'ha fatto proprio. Polemisti, anche non tanto acuti, potrebbero leggere in questa operazione un tentativo di orientamento, un tirare dalla propria parte, una fetta consistente e qualificata della compagine sociale campana che escludendo gli oltre 200 mila studenti universitari, è composta da oltre 10 mila soggetti direttamente interessati.
Nulla di più falso e di impossibile a farsi, per le caratteristiche stesse della comunità scientifica e intellettuale. Il significato politico di questa Finanziaria evidenzia la strategia regionale sulle università già espressa nell'omonimo disegno di legge. La quale, già approvata unanimemente nelle commissioni Cultura e Bilancio, è sostenuta in sede consiliare da maggioranza e opposizione.
In Campania non ci sono sette università irrelate e in competizione fra loro, ma un sistema territoriale coeso e proteso su progetti comuni di sviluppo. Come sistema si rivolge a una platea più ampia di quella locale, andando a intercettare il bisogno formativo delle regioni più prossime, invertendo il flusso delle migrazioni studentesche verso gli atenei settentrionali e di cervelli verso l'estero, favorendone il ritorno e l'attrazione congiuntamente a risorse pubbliche e private, creando opportunità di sviluppo e quant'altro. A dire il vero, oggi chi dovrebbe avere vertigini più che gratitudine sono i sette atenei.
A essi non si chiede di spendere bene risorse. Per questo ci sono strumenti di valutazione e monitoraggio della spesa, rodati e noti da entrambe le parti. Il prestigio e la autorevolezza dei soggetti coinvolti, poi, scardinano ogni possibile dubbio.
In realtà quello che viene chiesto è di interpretare e attuare compiutamente il messaggio politico che ha accompagnato la definizione delle risorse. » la responsabilità etica che affidiamo e condividiamo con loro, e che ci auguriamo possa nei prossimi anni avere sempre più riscontro in risorse, idee, progetti, per costruire insieme la nuova Campania dei saperi e della modernità.