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Un nuovo stadio per far ripartire la Città

Intendiamoci, il risultato è brillante se si pensa che l'attuale dirigenza della Società ha rilevato il titolo dal fallimento solo nel 2004 e che nel giro di circa 10 anni la SSCN è già fra le migliori società calcistiche al mondo. Essa sta completando una trasformazione di respiro europeo con il conferimento dell'incarico di allenatore ad un professionista  vincitore di competizioni continentali, con la valorizzazione di tanti calciatori e la brillante partecipazione alla Champions League ed Europa League. In più, la Società presenta una peculiarità rispetto a tanti grandi club europei: ha i conti in ordine. Ci pare, perciò, che i napoletani possano essere sicuri che sotto la guida dell'attuale presidente De Laurentis non subiranno la vergogna di un altro fallimento della squadra.
Ma con tale fatturato, diciamolo francamente, la Società difficilmente potrà competere ai più grandi livelli europei.  Il fatturato è troppo inferiore  a quello dei primi club. E questo si riverbera sul prodotto, che per una Società calcistica sono i risultati sportivi. Come dice l'attuale allenatore, il Napoli attualmente può competere in una singola partita, ma non in un lungo campionato. Con tale fatturato non possono essere acquistati i cartellini dei più grandi calciatori ed anche il monte ingaggi della squadra  non potrà  essere tarato ad un livello elevatissimo.
Il principale settore dove la società deve intervenire, per poter aumentare il fatturato, è quello dei ricavi da stadio. Si pensi che essi per il Real Madrid valgono circa 150 ml di euro, con esclusione dei ricavi da gare.
La realizzazione di un impianto moderno, perciò, non è più procrastinabile. Si coniugherebbero gli interessi legittimi dell'imprenditore, la cui passione calcistica è indubbia, con quello dei tifosi che vogliono competere ad un livello sempre più elevato.
Bisogna permettere la realizzazione di un moderno impianto garantendo in primo luogo tempi e modalità certe della esecuzione, che non mettano a rischio la sicura conclusione dell'investimento infrastrutturale.
Esso rappresenterebbe anche un’opera simbolo di una ripartenza di una città per troppo tempo “immobile”, il segno di una svolta in senso moderno. Napoli è ferma da lunghi anni sotto il profilo urbanistico-edilizio. Troppi vincoli (lo abbiamo scritto altre volte) allontanano la rigenerazione urbanistica della città e bloccano gli investimenti. Se si pensa che l'ultima opera imponente che ha trasformato il volto di Napoli è il Centro Direzionale, costruito nei lontani anni '80. Con la  realizzazione di un nuovo stadio potrebbe essere assunta definitivamente la fine del paradigma della crescita urbana intesa come espansione fisica della città, per affermare invece la “trasformazione” del già costruito con la prospettiva di “ri-abitare” la città abitata. Tema sul quale gli imprenditori con proprio capitale di rischio, i rappresentanti istituzionali della città e le energie intellettuali senza pregiudizi dovrebbero riflettere con senso della realtà.
Se quest'opera si realizzasse a Fuorigrotta  al posto del vecchio stadio, riteniamo che  i tifosi sarebbero felici, se dovesse realizzarsi altrove, in un ottica di Città metropolitana, comunque lo sarebbero. C’è un interesse comune dei tifosi, della Società e della città che si vedrebbe riammodernata.  D'altronde, lo hanno già fatto, di recente, club  di primaria valenza, come i campioni d'Europa del Bayern Monaco che sono passati dall'Olympiastadion all'Allianz Arena o l'Arsenal da Highbury all'Emirates Stadium.