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Ridotte le spese ma anche le prestazioni

C’è, poi, una frattura fra intera rete ospedaliera sopravvissuta e il servizio territoriale che non decolla. Basta affacciarsi in un ospedale o in un ambulatorio pubblico della regione per costatarlo. E’ troppo evidente il mancato rinnovamento della tecnologia sanitaria e l’assenza della  “complementarietà” fra il settore pubblico e  quello privato. Fattori che colpiscono in modo indiscriminato tutti i cittadini, dal più povero a quello sfornito di una polizza assicurativa. 

Il Piano sanitario regionale non può più essere intoccabile come il Vangelo. Gli effetti devono essere valutati anno per anno e se ci sono punti da rivedere bisogna farlo con tutta urgenza. Come bisognerebbe sapere i costi insiti in quel Piano sanitario. 

Chi conosce il pianeta della sanità pubblica regionale sa che alla buona qualità professionale dei medici, e in generale del personale sanitario, faccia riscontro un’insufficiente capacità gestionale e una ripartizione delle risorse che avremmo voluto più pensante e ingegnosa. Eppure, le punte di eccellenza vi sono. 

La sanità in Campania è stato il settore su cui la restrizione della spesa  è intervenuta troppo massicciamente per garantire l’equilibrio finanziario complessivo del bilancio regionale nel medio periodo. Sarebbe necessario sapere come si intende scongiurare un’ulteriore indiscriminata azione di contenimento della spesa sanitaria senza mettere a rischio i cittadini.     

La riduzione della spesa sanitaria fin qui è stata conseguita  riducendo le prestazioni, chiudendo gli ospedali, accorpando molti centri di assistenza. I pazienti cercano indiscriminatamente i centri di assistenza privati e ricorrono anche all’indebitamento delle loro famiglie e affrontano viaggi fuori regione. 

Il blocco delle assunzioni  ha ridotto drasticamente il personale. Nel frattempo al personale residuo sono stati assegnati più turni di servizio, con corresponsione di ore di straordinario; un costo che avrebbe potuto coprire abbondantemente nuove assunzioni, con notevoli risparmi e maggiori prestazioni. 

Si è depotenziato, così, il servizio di emergenza che giustifica più di tutti l’intervento del pubblico. Il Piano sanitario ha indebolito le strutture pubbliche sulla base di valutazione di presenze demografiche, mentre gli “interventi in emergenza” devono essere garantiti anche all’ultimo cittadino. 

La riduzione della spesa, così come è avvenuta, ha soltanto ridotto le prestazioni caricandole  in parte sui cittadini o aumentato la mobilità passiva dell’ultimo triennio, e il corrispondente debito da pagare alle altre Regioni. 

E’ assolutamente fondamentale, a nostro parere, l’aggiornamento delle tecnologie negli ospedali  San Giovanni Bosco, Loreto Mare e  San Paolo dell’ASL Napoli 1.

Sono gli ospedali  che ancora assicurano, come possono, l’emergenza di Pronto soccorso, dove sono presenti anche neurologi o neurochirurgie sprovvisti di risonanza magnetica.  Ne possono più essere svuotati gli ospedali San Gennaro, Ascalesi e Annunziata. E’ un pericolo oggettivo. Mentre  bisogna riconsiderare il potenziamento delle unità coronariche e la chiusura di importanti reparti di ostetricia e ginecologia ben oltre quello prescritto dal Piano sanitario regionale.