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SANITÀ, DIETRO L’EMERGENZA

Ma andiamo per ordine. Il Piano ospedaliero della Campania tiene conto solo dei fabbisogni per singola branca specialistica, della dimensione dell’ospedale rispetto al territorio e ha perso di vista l’emergenza. Non è stato tenuto conto del rapporto fra il numero dei degenti e quello sempre più ridotto dei medici ed infermieri.

Se si tiene solamente conto della distribuzione territoriale delle strutture, si rischia di generare un’anomala ridefinizione della rete ospedaliera con la chiusura di ospedali che ancora affrontano una domanda di salute per nulla ridotta e marginale. Si rischia, inoltre, una dispersione antieconomica di quelle professionalità . 

La Regione Campania avrebbe dovuto disegnare una “rete di collegamento” tra i Poli ospedalieri, tra le strutture di massima urgenza, con i presidi territoriali, i medici di base e, perché no, anche con le cliniche private accreditate, e più in generale con la sanità privata accreditata che, invece, si continua ideologicamente a demonizzare. Essa deve rientrare  in una logica di complementarietà, perché può compensare il fabbisogno di posti letto e di servizi sanitari, riducendone le spese, se è vero che il modello di produttività della sanità privata consente di risparmiare fino a sei volte in meno per identiche prestazioni, rispetto agli ospedali e agli ambulatori pubblici. Dal canto loro, le cliniche accreditate dovrebbero essere maggiormente dotate di servizi di emergenza oppure meglio collegate a quelle strutture pubbliche di massima urgenza, come la neonatologia e la rianimazione, che solo il pubblico può economicamente sostenere. 

In questo quadro, manca quel ricambio generazionale, che abbiamo più volte denunciato e che pagheremo a caro prezzo nei prossimi anni, non solo perché i concorsi non si fanno, ma anche per una formazione specialistica post laurea numericamente esigua e fin troppo centellinata; senza aggiungere che per i giovani laureati l’assicurazione obbligatoria rischia di diventare un balzello insormontabile. 

Nonostante questo quadro a tinte fosche, esistono nella sanità pubblica poli di buona qualità,  alcuni di eccellenza riconosciuti a livello nazionale, paradossalmente anche negli ospedali di Napoli del centro storico, che banalmente si vogliono chiudere o riconvertire, come l’Ascalesi, il Pellegrini, il San Gennaro e l’Annunziata. Quei poli, però, rischiano di essere episodi legati solo all’alta professionalità dei medici e del personale sanitario, in un contesto difficile, troppo difficile per non generare la disaffezioni del personale sanitario e i rischi per i degenti.